|
|
|

|
|
Ha ragione De Rossi, senza ‘aiutini’ arbitrali all’Inter sarebbe stato un altro Campionato
di Luciano Moggi
Darà fastidio a Moratti, specie in queste ore di festeggiamenti per il centenario della società, ma checché ne dica il patròn dell’Inter questo campionato passerà allo storia anche per gli “aiutini” che hanno sorretto la squadra nerazzurra nei momenti di difficoltà. E non sto a dire se siano stati voluti o meno. Ci sono stati e basta, e fossi stato in Mancini li avrei ammessi e mi sarei dichiarato soddisfatto, invece di nascondermi dietro il solito refrain degli errori occasionali, prodotto della famosa sudditanza psicologica che accompagna i potenti. Non credo che si possa dar torto a Daniele De Rossi quando dice che la Roma avrebbe meritato qualche punto in più e un distacco inferiore dall’Inter. Il centrocampista giallorosso è andato anche oltre: “Le vittorie dell’Inter non dipendono da noi e neanche da loro”. Un modo per dire che gli aiutini sono determinanti quando sbloccano le partite, come spesso è accaduto all’Inter. Dico questo perché tra poche ore lo scenario sarà diverso e l’Inter dovrà andare avanti totalmente con le sue forze. In Champions non ci sono aiutini, come Mancini ha capito già all’andata. In verità non capisco Moratti che in un momento così fondamentale della stagione, con una situazione di squadra tra calciatori infortunati ed altri appena recuperati piuttosto delicata, è andato a complicarsi la vigilia con i festeggiamenti del centenario. Tutto magnifico, tutto splendidamente organizzato, atmosfera da grandi spettacoli, alla maniera di quelli che usò Berlusconi al suo esordio (ricordate i raduni con la squadra a cui arrivava in elicottero?) ma perché farlo proprio nell’incombenza della gara con il Liverpool? Tutta la squadra fino a tarda ora era presente ai festeggiamenti, non il meglio (tutt’altro) per chi si deve concentrare sulla partita, un impegno con un grado di difficoltà elevato per il risultato negativo dell’andata e per la forza dei reds, che si sono annunciati a suon di gol. Mi auguro per il bene del calcio italiano che l’Inter con Ibrahimovic faccia l’impresa e non lo dico con riserve mentali. Un conto sono le critiche a un certo atteggiamento proprio dell’Inter nei confronti degli avversari, tutto un altro conto è attendersi che il calcio italiano vada avanti. Alla striminzita e niente affatto meritata vittoria dell’Inter sulla Reggina, con un rigore che non c’era (il nono della serie, record assoluto, e l’ottavo fischiato contro i calabresi, anche questo un record) ha risposto la Roma con un’autorevole affermazione sul Napoli, su quello stesso campo del San Paolo in cui una settimana prima era caduta l’Inter. Il Napoli si è battuto con orgoglio, ma i valori in campo erano troppo distanti. Roma scintillante nel primo tempo con un Totti in giornata di grazia e l’esperimento Cicinho a sinistra rivelatosi pedina chiave del confronto con De Rossi e Taddei. La giornata ha consegnato alla cronaca del campionato la riscossa della Juve, con Ranieri che aveva tirato fuori gli artigli alla vigilia (“a me era stata chiesta l’Uefa”) e che sul campo ha dimostrato la bontà del suo lavoro e anche l’intuizione vincente sulla scelta di Grygera, l’ ”oggetto misterioso” messo da parte e nell’occasione riproposto con un esito superiore ad ogni fantasia: un tiro-gol degno di un grande attaccante ed assist precisi e da centrocampista di razza, uno dei quali ha mandato in rete e in paradiso Trezeguet che non segnava da un pezzo e che ha espresso la gioia come se il gol gli valesse una finale da coppa del mondo. Bravo Ranieri, e brava la Juve che ha rimandato indietro di quattro punti la Fiorentina caduta a Siena e ha mantenuto sei punti sul Milan, vittorioso ad Empoli in una gara risolta a favore dei rossoneri in un finale rocambolesco che ha punito troppo la squadra di Malesani, passata dal tris di vittorie ad una sequela preoccupante di tre sconfitte. Malesani, espulso, se l’è presa con Farina (“con lui mi va sempre male”). Ignorato un abbattimento del piccolo Giovinco ad opera di Ambrosiani, il Milan è stato senza smalto e anche fortunato. La Fiorentina ha probabilmente pagato pure stavolta, come le sta succedendo spesso, l’ìmpegno di Coppa Uefa. A questo punto non si può consigliare a Della Valle di rinunciare, ovvero di non puntare troppo sui due fronti, ma la qualificazione in Champions non vale di meno. Immagino che Juve e Milan siano invece interessate a che la Fiorentina abbia di che impegnarsi anche in Uefa. Il Siena di Beretta ha messo il turbo. Terza vittoria consecutiva, imbattuto da cinque giornate, tredicesima posizione in classifica, mentre fino a poco tempo fa si ragionava in termini di profondo rosso. Ecco una squadra dove il cambio di allenatore ha prodotto un capovolgimento totale di prospettive. Accanto al Siena, il Torino che finalmente può godersi la lunga serie positiva (otto partite), cesellata ora dal successo che non veniva mai e che è stato raccolto sull’Atalanta. Il popolo granata se l’è presa con il tecnico per la sostituzione di Rosina, fatta per coprirsi un po’ di più dietro le spalle, nel momento in cui la squadra di Del Neri premeva di più. Si è tirato su anche il Catania che non vinceva da tre mesi: la vittima, il Cagliari, battuto da una sfortunata autorete. Il Livorno dopo essere uscito dal tunnel di sconfitte è ripiombato in un’altra battuta d’arresto a Roma contro la Lazio e la situazione è tornata rischiosa, al pari di quella del Parma, caduto in casa davanti alla Sampdoria (Ndr licenziato l’allenatore DI CARLO). Occhio, invece, alla risalita della Lazio, che ha raggiunto il Napoli: l’Olimpico è diventato inviolabile (cinque vittorie consecutive) ma Delio Rossi deve migliorare il bottino esterno. Palermo e Udinese nel posticipo di sabato si sono divise la posta senza entusiasmi, sicchè i friulani si tengono in vantaggio in zona Uefa, ma la squadra di Guidolin resta in corsa per questo traguardo, dove peraltro ha messo tre punti preziosi in cascina la Samp di Mazzarri.
|
|
|