home chi siamo archivio news scriveteci
L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



La solidarietà

del Professor

José Roberto Mendirichaga*

CITTA’ DEL MESSICO – Noi cristiani abbiamo un imperativo categorico caratterizzato e istituito dallo stesso Gesù durante la cena Eucaristica del Giovedì Santo, quasi che dovesse essere sin  da allora il nostro segno distintivo e la nostra caratteristica portante: la condivisione fraterna del bene quale simbolo d’amore. O, se si preferisce, molto più semplicemente, la solidarietà. Il primo e più importante bene, per carità, è la preghiera, e ciò per tutti e due le espressioni della Chiesa, quella purgante che aspetta con carità la nostra conversione, e quella militante che, pellegrina in mezzo al mondo, ci guida per evitare i pericoli della secolarizzazione, del materialismo, della concupiscienza, del turbamento della mente e dei nostri sensi. La ripartizione di ogni bene deve essere sostenuta da parte nostra, battezzati in Gesù Cristo, con un costante atteggiamento di attenzione ed amore totale, disinteressato e disponibile verso il nostro prossimo, tenendo presenti le sue necessità e i suoi progetti, ma anche con l’amore caritatevole e attento verso tutti quelli che ci circondano ed uno stile di vita che metta alla prova la nostra essenza durante tutta la vita quotidiana. Poi viene la carità nel concreto: cioè le opere di solidarietà quali il donare cibo, vestiti, denaro e beni a coloro che hanno bisogno dell’indispensabile. Ed ancora, per chi ricopre cariche pubbliche, garantire il diritto alla casa, all’assistenza sanitaria degna di questo nome, all’educazione, all’istruzione e, in genere, a tutto quanto necessita alla persona umana per il suo integrale sviluppo. Si tratta, in sostanza, degli stessi obblighi che furono ricordati con coerenza e profondità dal Servo di Dio il Papa Paolo VI durante il suo storico discorso alla Fao del 16 novembre 1970.

 

 

*Docente di Dottrina sociale della Chiesa presso l’Università cattolica Udem di Monterrey (Messico)