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Il punto sul Campionato – L’Inter inciampa senza gli ‘aiutini’ degli arbitri e Mancini trema
di Luciano Moggi
Non ho mai visto un Mancini come quello del dopo-sconfitta di Napoli. Il volto deluso, l’atteggiamento lontanissimo dal suo clichè abituale, quelle frasi quasi smorzate, anche nella volontà di rimarcare gli errori di Rizzoli. E’ un Mancini assai diverso, quasi farebbe pensare che possa essere ritornato sulla terra! Per molto tempo gli avevo suggerito di porre fine ai suoi atteggiamenti tra lo spocchioso e lo sferzante, sempre da primo della classe. Dubito che la battuta d’arresto di Napoli possa spiegare compiutamente tutto questo. Non basta. C’è qualcosa di più, c’è una grandissima preoccupazione di quello che d’ora in poi potrà fare l’Inter, in Champions anzitutto (e non è facile), ma anche in campionato, in relazione al quale Mancini ha provato a consolarsi con i sei punti di vantaggio che ancora tengono distanziata la Roma, ma quei sei punti potrebbero anche essere pochi, con una squadra che ritarda a recuperare i suoi infortunati e che evidenzia una carenza atletica e anche fisica preoccupante. Sappiamo tutti che la presenza su più fronti comporta un dispendio di energie mentali enorme, ma dall’armata nerazzurra si poteva attendere un diverso modo di fronteggiare l’ormai evidente stato di crisi generale che va oltre la lunga conta degli indisponibili. Mancini ha tenuto a sottolineare due gialli ignorati dall’arbitro, una mancata espulsione ed un rigore inesistente, neutralizzato da Julio Cesar, che avrebbe potuto chiudere anzitempo la partita. Però la parte della squadra superiore l’ha fatta il Napoli, tanto che le retrovie interiste sono state prese puntualmente d’infilata dagli attaccanti partenopei, e il risultato è persino stretto per la squadra di Reja. Più che reclamare contro Rizzoli, meglio avrebbe fatto Mancini ad ammettere che stavolta l’Inter non si era salvata perché erano mancati gli “aiutini”(?), quegli effetti aggiunti che ne avevano impedito la caduta contro la Roma: sarebbe infatti bastato un esito diverso, anche solo di quella partita, per dare al campionato un’etichetta di regolarità che, onestamente, non vedo. Un campionato regolare vedrebbe la Roma assai più vicina all’Inter o addirittura capolista. Andate a verificare il conto dei torti e dei favori e soprattutto quello degli aiutini e ve ne convincerete. Io non dubito che alla fine l’Inter vincerà lo scudetto ma se l’esito dovesse essere diverso, a qualcuno verrebbe assegnato il coccolone d’oro. Vedremo come faranno Moratti e l’ad Paolillo, per riferirci alla società, a sostenere Mancini nel tenere compatta la truppa superando una situazione molto difficile. Non bastano più parole, ma ci vogliono fatti, una sottile opera di recupero e di sarcitura che non so se abita dalle parti di via Durini. E se dico questo, è perché Mancini da tempo mi dà l’impressione di non curare a dovere la propria squadra attardandosi più su temi di politica sportiva (?) che nulla hanno a che vedere con la sua attività intesa come sfera di competenza. E quando lo fa, come in effetti ha fatto in una recentissima intervista, dovrebbe ammettere le responsabilità del club o le proprie invece di spiegare lucciole prendendole per lanterne. Così, sempre in questa intervista, si è arrampicato sugli specchi per ricordare perché e come aveva cominciato a fare l’allenatore senza aver fatto il supercorso di Coverciano, e quanto ai documenti contraffatti di Recoba ha trovato la scusa (risibile) che “molti club in una certa stagione del calcio furono fregati da chi garantiva che i documenti erano a posto e in regola” (nel caso specifico si riferisce all’ex ds della Roma Franco Baldini). Caro Mancini, dovevi rispondere sul perché dopo una condanna patteggiata davanti a un tribunale ordinario, la giustizia sportiva non si era riprodotta per aggiornare le sentenze all’acqua di rosa che aveva partorito sulla base degli atti fino a quel momento conosciuti. Credo che potremo capire se il campionato è riaperto dopo le gare di Champions. Una Roma che dovesse eliminare il Real Madrid (molto difficile) al Bernabeu acquisirebbe una grande spinta anche per il campionato, che la vedrà impegnata domenica proprio a Napoli. E allo stesso modo un’Inter che non dovesse farcela a proseguire il cammino europeo, potrebbe avere conseguenze psicologiche molto sfavorevoli per il campionato, mentre un esito diverso restituirebbe ai nerazzurri orgoglio e autostima. E qui dipenderà molto da Ibrahimovic, di gran lunga il campione che può ridare forza alla smarrita squadra nerazzurra. La Champions sarà naturalmente importante anche per il Milan: se dovesse spuntarla con l’Arsenal (meno facile del previsto con la squadra molto acciaccata di questi ultimi tempi), si rilancerebbe con più convinzione all’assalto del quarto posto. E proprio in quelle posizioni, la vittoria della Fiorentina a spese della Juve ha rimescolato obiettivi e ambizioni. La squadra di Ranieri mirava al secondo posto e deve ora guardarsi alle spalle dai Prandelli boys (ora a un solo punto), e domani forse anche dal Milan. Molte critiche a Ranieri per le sostituzioni nel finale di Del Piero e di Camoranesi: forse sarebbe stato il caso di mantenere in campo quantomeno l’italo-argentino, ma la Fiorentina ha trovato due irripetibili occasioni, sfruttate da Papa Waigo (chiave vincente di quel finale) e Osvaldo, le new entry di Prandelli, che evidentemente, hanno avuto più fortuna. Adesso Ranieri deve stare attento a non farsi travolgere dalle critiche, a proseguire sulla sua strada e a dare alla squadra il primo comandamento da seguire in situazioni di questo genere. Dimenticare (la Fiorentina) e andare avanti. C’è tutto il tempo di recuperare e di acciuffare il posto di Champions. Forse non più il secondo, ma il terzo è ampiamente alla sua portata. La sfuriata di Cassano, andata oltre ogni previsione di eccessi, mi è molto dispiaciuta. Mi auguro che il giocatore capisca come quelle reazioni siano intollerabili. Cassano deve imparare a tutelare soprattutto se stesso, perché quegli eccessi fanno solo male, soprattutto a lui, ma anche alla società che in lui ha creduto.
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