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Quando Suor Maria Benedetta Frey consigliò San Luigi Orione e offrì la vita per il Papa
di Don Gianluca Scrimieri
CITTA’ DEL VATICANO – E’ bene che si sappia della forte amicizia spirituale che intercorreva tra San Luigi Orione e la Serva di Dio Suor Maria Benedetta Frey (Roma 6.3.1836), monaca cistercense di Viterbo, paralizzata per 52 anni a letto, dal 1861 fino alla morte avvenuta il 10 maggio 1913. Don Orione, recandosi dalla monaca Santa molto provato in un’ora buia della sua vita, ricevette da essa un illuminante aiuto: la religiosa gli ricordò di restare sempre uno “straccetto” nelle mani di Gesù e gli profetizzò che avrebbe fondato un ordine femminile. Don Orione, da tutta la sua vita, dalle sue opere e dai suoi scritti, appare come un uomo concreto: dice ciò che fa e fa ciò che dice, si comprende subito, così, come abbia colto al volo ed abbia fatto suo il termine “straccio”. Dunque, il 10 Maggio 1913, la religiosa disse: ‘Mi dia quello straccio – indicando un pezzo di stoffa poggiato su un tavolo -‘. Avutolo, lo strapazzò un poco fra le mani, indi confortò il sacerdote tortonese a tenersi come uno straccio nelle mani del Signore e a lasciarsi condurre dalla Divina Provvidenza; e aggiunse: “Quando lei fonderà una Congregazione di religiose, dica loro che dovranno essere come stracci”. “Da quel giorno, dice don Orione, io fui perseguitato dall’idea di fondare una Congregazione femminile e per questo le nostre Suore le chiamo straccione. Debbono essere umili, come stracci, debbono essere come il pannolino che terge le lacrime dei poveri, dei diseredati, degli ultimi”. Ecco una lettera scritta da Tortona il 12 Maggio 1913 da Don Luigi Orione al Commendatore Giuseppe Fornari di Roma, due giorni dopo la morte della Serva di Dio: “Sia lodato Gesù Cristo, mio caro fratello nel nostro dolce Signore. Dunque, Suor Maria Benedetta ha voluto andarsene al Paradiso col suo celeste Sposo Gesù Bambino? L’ho saputo poco fa e mi si gonfiò il cuore di dolce pianto e mi sono portato ai piedi di Gesù non so bene se a lagnarmi un poco o a dirgli che voglio essere più bravo, più tutto suo e avere più pazienza e guadagnarmi un poco di santo Paradiso anch’io come se lo guadagnò con la sua tranquilla rassegnazione e abbandono in Lui la sua Serva Maria Benedetta. E ai piedi di Nostro Signore e anche in questo momento che scrivo, sento per la Divina Bontà tanta soavità dentro dell’anima che non Le so dire, forse che sia il Signore che a sollievo mio e a confortarmi ad amarlo mi faccia gustare un pochetto della gioia che il Paradiso dà a quella Sua figliola? O che Dio permetta che sia lo Spirito pieno di soave pace della buona Serva di Gesù Cristo della Figlia devotissima della Chiesa e del Santo Padre? Come lei sa, Essa mi diede due immaginette da portare al Santo Padre. Io le volevo mandare dentro una lettera, ma Lei mi disse di portarle a Monsignor Bressan, quindi partii e la commissione per mia trascuratezza non l’ho fatta. Io non avevo parlato del Santo Padre a quell’anima e più di una volta pensai come mai ad essa sia venuto in mente di darmi una commissione per Lui. E mi trovava nello spirito un po’ imbrogliato, perché io so bene le mie purtroppo molte infedeltà all’amore di Gesù, e avevo rossore parendomi di darmi come importanza ad andare a parlare al Santo Padre ed anche a Monsignor Bressan. Insomma, il mio era un ragionamento umano invece di andare avanti in santa semplicità nel Signore. E di più non so se questo ve l’ho detto, allora essa mi disse di dire al Santo Padre che con molto amore aveva fatta al Signore l’offerta della vita per prolungare la vita di Lui se fosse piaciuto al Signore: che però la sua vita era cosa da niente, ma che da parte sua essa era felice di questo e simili espressioni di dolce amore di figlia della Chiesa. Ora, mio caro professore, prima di oggi e più volte mi passarono per la mente quelle parole pensando che Iddio, per l’umiltà, le abbia potute gradire. Io non so se davvero fosse piaciuto al nostro dolce Signore di prendersela invece del Santo Padre, ma l’offerta ci fu e comunque la cosa credo sia passata nel cuore di Dio. Oh, però quanto devoto e dolcissimo amore di figlia della Santa Sede essa mi dimostrò in quelle parole da umiliarsi ai piedi del Vicario di Nostro Signore! E quale grande esempio di amore a Lui, per noi! Nei passati giorni, pensando alla morte di questa umile Serva di Dio, sentivo in me grande desiderio di trovarmici e di accompagnarne il corpo che con tanta pazienza servì nei dolori della lunga malattia il Suo e nostro dolce Signore. Ma poiché vedo che questo non mi è dato, di qui l’accompagno e stamattina le ho applicata la Messa e pregherò suffragandone l’anima come vuole la Chiesa, benché internamente vi confesso che la credo già nella gloria delle Sante Vergini ai piedi dell’Agnello di Dio e suo Santo Bambino Gesù Signor Nostro. E confido che pregherà questa nuova Serva e sposa di Dio anche e tanto per me e per tutte queste piccole baracche della divina Provvidenza e per questi e tutti gli altri figli della Provvidenza. E che mi aiuterà e conforterà dal Paradiso. E confido proprio di avere in Paradiso una nuova “Protettrice” che pregherà per me e per tutti i miei figlioli e per questa piccola Opera della Provvidenza che è piaciuto a Nostro Signore di tenere su, malgrado i miei peccati. Preghiamo e viva Gesù!”.
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