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del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Cristiani di successo

di Mauro Bontempi

CITTA’ DEL VATICANO – “Vivere significa oggi soddisfare ciecamente i propri appetiti”: così Alexis Carrel nel suo “Riflessioni sulla condotta di vita”, pubblicato postumo nel 1949, quando il mondo non conosceva ancora il boom dell’economia basata sul consumo di massa, capace di forzare, dall’interno, le pareti sempre più fragili della civiltà cristiana occidentale. La società postmoderna vive la lunga fase decadente dell’era del successo, oggetto di critiche ma ancor dominate in aree sempre più ampie del globo. Un impero in crisi ma ancora capace di guadagnare a sé, alla sua causa, tutte quelle regioni del mondo uscite dalla povertà e dalla miseria. È insito nell’uomo il desiderio di autoaffermazione nella vita sociale. La sete di successo ha spinto alcuni uomini ad imprese militari e politiche altrimenti inspiegabili e, probabilmente, irrealizzabili senza questo potente spirito. Lasciare una traccia nella storia è stata e sempre sarà l’ambizione di molti uomini. La storia, da parte sua, ricambia i suoi più importanti protagonisti con l’impunità da ogni giudizio morale sul loro operato. Al di sotto dell’olimpo dei grandi condottieri e statisti universalmente riconosciuti, esiste una folta schiera di figure illustri le cui gesta hanno inciso a livello regionale o nazionale. Nei “giardini della rimembranza” di ogni Paese i busti di tali uomini, spesso animati da una profonda sete di successo, raccontano storie di coraggio e di geniale intraprendenza animate dal patriottismo risorgimentale per una terra indipendente ed unita. In tutti questi personaggi, in misura inversamente proporzionale rispetto alla loro rilevanza storica, la componente egoistica. Cosa c’è di diverso oggi? La nudità del successo, cioè la ricerca del “successo per il successo” fine a sé, si potrebbe azzardare a rispondere. Carrel, già citato, ha lasciato parole illuminanti: “Nel clima mentale creato dal liberalismo, l’idea del profitto ha completamento invaso l’ambito della nostra coscienza. La ricchezza appare come il bene supremo. Il successo della vita si misura in unità monetarie. (…) Il movente delle nostre azioni è l’ottenimento di un vantaggio personale, prima di tutto finanziario, ma anche soddisfazione di vanità: grado, titolo, onorificenza, posizione sociale. Tale inseguimento del tornaconto si dissimula, con sottile ipocrisia, dietro una parvenza di altruismo e sotto il velo delle più ingegnose combinazioni. (…) Il senso dell’onore è un anacronismo. Coloro che si consacrano ad un ideale e lavorano con disinteresse sono considerati ipocriti o folli. (…) Il vero destino dell’uomo sembrava consistere nel mangiare, bere, dormire, soddisfare i propri desideri sessuali, avere un’auto e una radio, andare al cinema, ballare e guadagnare soldi”. Alexis Carrel scriveva al passato, ma la realtà ha accolto e ulteriormente corrotto il ritratto già poco edificante proposto senza eccessi moralistici dal luminare francese. È la descrizione di un modus vivendi che si sostanzia nella “religione del successo”: una idolatria pura nei confronti dei mezzi atti a raggiungere una posizione di assoluta visibilità del proprio ego e, per forza di cose, di supremazia nei confronti del prossimo. I mezzi di comunicazione sono i luoghi di culto ove si celebrano i rituali di questa sozza religione. I Cristiani si trovano spesso in grande impaccio dinnanzi ad una realtà diffusa nella quale devono vivere, alla quale forse si è tentanti di assuefarsi e, nel caso, adeguarsi. La venuta del Cristo ha determinato la più profonda e lacerante frattura in quell’occidente erede delle civiltà greca e romana. L’umanità è stata posta di fronte ad un aut-aut: ogni essere umano da allora in poi è stato chiamato a questa scelta. Per molti l’unica e vera scelta della propria esistenza. Il silenzio, quì, non vale assenso o astensione: è un diniego. Per tutta la vita l’uomo è “costretto” a rendere conto della sua scelta, libera e consapevole. Tutto passa, tranne il Cristo con la sua Buona Novella. Imperi, grandi regni, ideologie forti e granitiche sono ora sepolti sotto il terreno della storia. La luce del Cristianesimo risplende incorrotta, continuando a spandere calore e splendore nei corpo di tutti coloro che la accolgono o si sforzano di farlo. Benedetto XVI, nell’omelia della III domenica di Quaresima tenuta presso la chiesa di Santa Maria Liberatrice in Testaccio, ha riassunto il senso della forza e della specificità del Cristianesimo. Riformulato in chiave interrogativa, si ritrova nel quesito: chiedere a Dio di realizzare i nostri fini o accettare con fiducia il dispiegamento del suo progetto? Nel primo caso Dio diviene un “esecutore” dei desideri umani: un potente “genio della lampada” pronto ad esaudire ogni desiderio del Credente. Ogni uomo ha in sé ambizioni e progetti. Dio non li condanna o li mortifica. Non più schiavi del peccato, i Cristiani sono chiamati ad essere lievito e sale nella società umana. Uomini e donne sereni e soddisfatti, nei limiti delle possibilità umane e nel rispetto dei precetti evangelici: servite Domino in laetitia. Fermo restando tutto ciò, deve risultate altrettanto vera la consapevolezza dell’uomo di riconoscere l’infinita bontà di Dio e del suo progetto di vita su ogni suo figlio. I fallimenti e le sofferenze non devono abbattere, così come i successi non giustificano vanagloria e superbia. Il più grande successo della vita è ottenuto nel Battesimo e si realizza quotidianamente nella storia, a volte incomprensibile per l’umana ragione. I successi terreni impallidiscono rispetto al diritto concesso ad ogni Cristiano: la cittadinanza nel Regno di Dio. Non è forse vero che l’uomo di successo è mosso dalla ricerca della felicità e dell’immortalità? Cristo promette a chi lo segue il successo nell’eternità.