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Un bel vantaggio… non avere le gambe!
di Carlo Nesti*
Un amputato bilaterale, Oscar Pistorius, corre con 2 protesi, in fibra di carbonio, al posto delle gambe. Il suo sogno è gareggiare con i normodotati alle Olimpiadi di Pechino. Al momento di domandare: “Scusate, posso anch’io?”, scopre di essere “avvantaggiato” rispetto agli altri. Assurdo? No, vero. La mia prima riflessione riguarda il criterio approssimativo, con il quale è stato emesso il verdetto. La IAAF ha tenuto conto solo dei “vantaggi” di Pistorius, che compie uno sforzo del 25% inferiore a quello dei concorrenti. Nessuno, però, ha considerato gli “svantaggi” di correre in modo innaturale. Non si potrebbe studiare un compromesso fra “vantaggi” e “svantaggi”? Non si potrebbero modificare le fibre di carbonio, al punto da ridurre quei “vantaggi”, ma sempre tenendo conto che le sollecitazioni non saranno mai quelle di un atleta “normale”? Silenzio: pare che nessuno ci stia pensando. In questa sede, lasciatemi dire che sono molto contento di non dovere scendere in dettagli bio-meccanici. Mi auguro soltanto che venga riconsiderato il problema, e sia presa una decisione dopo un lungo e approfondito dibattito, anche a costo di andare al di là della scadenza olimpica, scontentando, fatalmente, Pistorius. A me interessa spostare il discorso da un contesto sportivo e tecnico a una dimensione umana e morale. Cosa c’è di più bello di sapere che la scienza è riuscita a mettere in condizione un uomo, senza gambe, di misurarsi con se stesso e con gli altri? Olimpiadi o no, nulla può, o deve, negarglielo. Pistorius, da bambino, vedeva gli altri coetanei correre, e lui, privo dalla nascita dei talloni, per una grave malformazione, piangeva. Da quando usa le protesi, ha ripreso a sorridere, come se l’handicap non esistesse più. E’ fondamentale, oggi, non negargli quel sorriso, la più grande delle conquiste. L’atletica e Oscar continuino a venirsi incontro. Lo sport, che ha già l’enorme merito di avere annullato le differenze di lingua, razza e religione, ha un’altra occasione unica: potere annullare, entro i suoi confini, anche gli handicap fra le persone. Un traguardo che vale un miliardo di medaglie d’oro.
Giornalista Rai*
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