di Francesco Antonio Grana
CITTA’ DEL VATICANO – Dieci anni fa Giovanni Paolo II celebrava la Messa nella piazza José Martí di La Habana, alla presenza di Fidel Castro, davanti ad una gigantografia del leader cubano Che Guevara contrapposta ad un’immagine di Cristo che sormontava l’altare costruito per l’occasione. In questi giorni il Cardinale Tarcisio Bertone, nel suo viaggio a Cuba, ripercorre le tappe di quello storico evento. “Voglio ascoltare sempre e dappertutto la verità – aveva detto Giovanni Paolo II rispondendo alle domande dei giornalisti durante il volo verso l’Isola -. Voglio che Fidel Castro mi dica la verità, la sua verità come uomo, come presidente, come comandante della rivoluzione. E poi voglio che mi dica la verità sul suo Paese e sulle relazioni fra la Chiesa e lo Stato”. Durante l’omelia di quella storica celebrazione, il Papa polacco sottolineò che la Chiesa cubana non era né sola né isolata, ma, al contrario, essa faceva parte della Chiesa universale diffusa nel mondo intero. Giovanni Paolo II sottolineò con forza che il messaggio di Gesù di Nazareth non consiste in un’ideologia di un sistema economico o politico nuovo, ma in un cammino di pace, giustizia e autentica libertà. “Per molti dei sistemi politici ed economici vigenti – affermò Giovanni Paolo II -, la sfida più grande continua ad essere rappresentata dal coniugare libertà e giustizia sociale, libertà e solidarietà, senza che nessuna di esse venga relegata ad un livello inferiore. In tal senso, la Dottrina sociale della Chiesa costituisce uno sforzo di riflessione e una proposta che cerca di illuminare e di conciliare i rapporti tra i diritti inalienabili di ogni uomo e le esigenze sociali, in modo che la persona porti a compimento le sue aspirazioni più profonde e la propria realizzazione integrale secondo la sua condizione di figlio di Dio e di cittadino. Di conseguenza, il laicato cattolico deve contribuire a questa realizzazione mediante l’applicazione degli insegnamenti sociali della Chiesa nei diversi ambienti, aperti a tutti gli uomini di buona volontà”. Il Papa polacco proseguì citando José Martí, che affermava: “Un popolo non religioso è destinato a morire, poiché in esso nulla alimenta la virtù. Le ingiustizie umane la disprezzano; è necessario che la giustizia celeste la garantisca”. Che Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba era la speranza di Giovanni Paolo II che nei nostri giorni anche Benedetto XVI ha fatto propria. Lo Spirito soffia dove vuole, affermò il grande Karol Wojtyla, e ancora una volta, oggi, quello stesso Spirito soffia a Cuba.