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Champions, il Milan resiste ma al ritorno sarà più dura. Intanto Mancini si bea e l’Inter crolla, mentre Totti riconquista il pubblico di Roma

di Luciano Moggi

Se la cava il Milan con qualche sofferenza (terribile quella traversa finale di Adebayor) ed è un buon risultato quello che Ancelotti porta a casa, ma è anche un risultato che, come ha osservato Ancelotti stesso, non può e non deve lasciare tranquilli. Ha ragione, perché l’Arsenal ha tenuto in pugno la gara, dimostrandosi però assai più pericoloso nelle ripartenze che nei 16 metri, nonostante la stazza fisica di Adebayor, fortissimo nelle sue progressioni da fuori area. E proprio questa caratteristica dei londinesi potrebbe creare problemi a San Siro quando saranno i rossoneri a dover fare la partita, anziché controllarla, come è successo in terra straniera. Ho quindi l’impressione che il ritorno presenterà molte più difficoltà dell’andata. Ancelotti ha sorpreso tutti schierando Pato, volendo chiaramente sfruttarne la grande velocità, e il baby campione brasiliano ha avuto un paio di spunti dei suoi fin quando è rimasto in campo. Poco tempo ha avuto Gilardino per rendersi pericoloso. Sugli scudi metterei Kalac, che migliora a vista d’occhio, e l’eterno Maldini, bravissimo, soprattutto quando l’infortunio di Nesta lo ha collocato da centrale. Kakà ha inciso meno del previsto, fortemente in ombra Seedorf. Tra i migliori dell’Arsenal, Fabregas, grande ispiratore di tutte le manovre, Ebouè, micidiale nelle progressioni e meno decisivo del temuto Adebayor, che però la zampata l’aveva posta sia pure all’ultimo secondo ed è stata respinta dalla traversa. Milan dunque imbattuto, e consuntivo in chiaroscuro per il calcio italiano, con la Roma vittoriosa per la parte buona e l’Inter superata a Liverpool, anche oltre il risultato, per la parte cattiva. E per parlare dell’Inter, devo cominciare con un’annotazione e con qualcosa che c’entra poco con la Champions ma che proprio non mi è sembrata un modello di bon ton. Prima di Liverpool, Roberto Mancini ha dato un’intervista al quotidiano spagnolo “El Pays”,  e quella conversazione molto in libertà è stata interpretata come un “Mancini contro tutti”. Estraggo qualche perla:  “Presuntuoso io? Lo sono perché vado contro chi comanda, contro il potere. La Tv, la moviola e i programmi sportivi di oggi? Mi fanno schifo. Ribelle io? Lo ero quando giocavo in Nazionale, e in parte lo sono ancora. I favori arbitrali? In Italia si vive di questo, di stupidate per riempire le serate. Mi rivedo in Ibrahimovic, fa delle cose come le facevo io, anche a rompere i c….. all’avversario”. Come si vede, un bell’esempio, da non raccomandare, di quello che non è il fair play. Ma a ben vedere, è lì tutto il personaggio. Mancini è proprio quello che lui stesso tratteggia, si sente un superiore, un predestinato, non c’è mai in lui un tratto, non dico di umiltà, ma neanche di moderazione. E probabilmente, nel bearsi nel suo narcisismo, ha perso qualche battuta nel duello con il Liverpool, andando incontro ad una sconfitta che ha riproposto per l’Inter l’incubo Champions. Un’Inter imbattibile in campionato e poca cosa in Europa, pur contro gli attuali “reds”, che non sono assolutamente all’altezza degli anni passati. Anche per questo c’erano tutte le premesse per una buona performance dell’Inter, ma quella sorta di black out che prende i nerazzurri quando c’è di mezzo la Champions si è materializzato con gli errori di Materazzi (così li considero quei falli, peraltro duramente puniti) e con la conseguente inferiorità numerica per oltre 60’. Moratti ha fatto bene a non crocifiggere la squadra (ma quell’aggettivo “eroici” mi sa molto di esagerato), ed è stato pronto a criticare l’arbitro. E me lo spiego, perché stavolta nessuna “attenzione” è stata riservata ai nerazzurri (di quelle che si verificano ultimamente in campionato) e se, per eccesso, può essere vero che Materazzi è messo all’indice dagli arbitri (chi dice questo pensa all’effetto insulto e testata di Zidane), è anche vero che un grande club e un management esperto queste cose devono metterle in conto, prevederle e fronteggiarle. Il fatto è che di sudditanza psicologica in Europa non sanno che farsene, mentre da noi esiste, anche inconsapevolmente, ma esiste solo quella e niente di più, mentre Moratti è sempre in cerca di complotti . Io credo che l’Inter possa avere anche possibilità di rimonta a San Siro, ma è vero che la squadra esce molto ridimensionata da questo confronto, soprattutto nelle prestazioni di Maicon, Maxwell, Stankovic, Julio Cesar, Cruz e, per quanto mi dispiaccia dirlo, anche di Ibra. Resta un mistero che non so se più complicato o più buffo, il mistero di una squadra che non regge il palcoscenico europeo, apparentemente un sortilegio, più semplicemente la dimostrazione che il club di Massimo Moratti deve ancora crescere parecchio per stare alla pari della “grande Inter” di papà Angelo. E allo stesso tempo deve imparare a crescere anche Roberto Mancini per non farsi irretire in situazioni tutt’altro che insuperabili con la squadra multinazionale che si ritrova. E per imparare a crescere deve saper accettare anche la delusione e le rimostranze dei tifosi. Se lui reagisce, com’è accaduto di notte all’aeroporto di Liverpool in maniera stizzita, non può meravigliarsi della reazione sullo stesso tono della tifoseria. Non so se è vero che si è rischiato di passare alle mani, ma è stata sicuramente una lite assai antipatica e vorrei suggerire ai tifosi di darsi anch’essi una calmata. Però Mancini non deve troppo offendersi di quel grido-slogan “andate a lavorare” diffuso ormai sotto tutte le latitudini. E’ curioso che proprio la squadra meno preferita dal pronostico, la Roma, abbia colto una vittoria di grande prestigio contro il Real Madrid, che resta un totem del calcio europeo e che può aver risentito delle molte assenze. Fa comunque bene De Rossi a ricordare che prima di Manchester il risultato dell’andata era esattamente lo stesso (2-1), solo che nel frattempo la Roma è molto cresciuta. Allora abboccò ai complimenti di Ferguson, che prefigurarono quasi uno scenario di turno ormai superato per i giallorossi, e finì invece come finì. Certe lezioni nel calcio fanno scuola e durano nel tempo. Spalletti in tal senso ha imparato molto (all’epoca le lodi di Ferguson gli confusero le idee) e sa che se pure un cesello importante è stato posto, anche perché nei precedenti confronti il Real aveva sempre vinto a Roma, i giallorossi sono al massimo alla metà dell’opera, e non di più. Poi bisognerà vedere quanti e quali giocatori il Real recupererà e attendersi anche che il Bernabeu non faccia troppa impressione a qualche giallorosso di ultimo arrivo. Finora il peso è stato contenuto ed è verosimile pensare che pure stavolta la squadra capitolina sosterrà l’incitamento senza eguali della torcida spagnola.