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Calcio spezzatino
di Carlo Nesti*
Adesso tutto è chiaro. Il Dottor Galliani (evviva le ”diversità” della democrazia) ha definito “giornalisti da spiaggia” coloro che dissentono sul nuovo modello di calcio-spezzatino, quello, cioè, cucinato a tutte le ore, per le ineludibili esigenze della televisione digitale satellitare e terrestre. Stiamo parlando di un dirigente straordinario, che ha segnato, e sta segnando, la storia del calcio italiano: questo lo si deve ammettere con la massima obiettività. Ma, proprio per questo, è una etichetta, la sua, che ferisce, addolora, stordisce. Se l’avesse detto un Pinco Pallino qualunque, o.k., ma lui… Lui no! Grazie al calcio-business televisivo, la situazione del campionato italiano è la seguente: calo verticale degli spettatori negli stadi, e rapporto anche da 1 a 7 fra i club potenti e gli altri. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: addio vecchio fascino della schedina. Vincono sempre, e solo, i “soliti noti”! Evidentemente, a Galliani e altri, questo sta benissimo. Ma ci sono “giornalisti da spiaggia” ai quali tutto ciò sta, cordialmente, sull’anima, perché significa “morte del calcio”. “Giornalisti da spiaggia” sono, per caso, quelli che sentivano le partite per radio, tutte in contemporanea? Lo sono anch’io, perbacco! Ma pensate un po’: abbiamo vissuto, e non del tutto attraversato, Calciopoli, per avere la certezza che la roulette era truccata. Ebbene, a distanza di pochi mesi dalla catastrofe, si decide di programmare tutte le partite a orari diversi, in modo che Tizio scenda in campo, sapendo già cosa ha fatto Caio. Questo sarebbe il contributo di modernità alla regolarità dei campionati? No, Dottor Galliani. Non lo sto scrivendo perché lavoro in Rai, e non a Sky, ma solo perché amo le regole, e non mi piace vederle aggirate con vergognosa disinvoltura! Alla fine, lo so, vincerà lei: ma io mi tengo il sole della mia spiaggia!
*Giornalista Rai
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