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di Seripando

Sacre letture – Pio XII, il Messo di Dio
di Umberto Tarsitano



‘Quis ut Deus’ – San Michele, l’Angelo custode dei Papi da Pietro a Benedetto XVI

di Don Marcello Stanzione*

CITTA’ DEL VATICANO – Per noi cattolici il Papa è segno di unità delle varie Chiese particolari (le diocesi) ed è il Vicario di Cristo in terra, e per questo gode di una particolare protezione delle Gerarchie angeliche, verso le quali, peraltro, mostra un profondo amore. A questo riguardo la vicenda del primo Papa della storia, San Pietro, è assai significati­va; infatti l’Angelo del Signore lo liberò dal carcere ben due volte. La prima libera­zione è descritta, in poche parole, nel capitolo quinto degli Atti degli Apostoli, dove è scritto che la setta dei Sadducei fece gettare gli apostoli nella pubblica prigione: “Ma durante la notte un angelo del Signore aprì le porte della prigione e li condusse fuori” (At. 5, 19). La narrazione della seconda liberazione angelica è molto più ampia e la trascriviamo integralmente dalla Bibbia: “Verso quel tempo il re Erode prese a maltrattare alcuni membri della Chiesa. Fece morire di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, mandò ad arrestare anche Pietro. Si era nei giorni degli azzimi. Catturato, lo pose in carcere, dandolo a sorvegliare a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, con l’intenzione di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Mentre Pietro era tenuto prigioniero, la chiesa rivolgeva senza sosta preghiere a Dio per lui. La notte precedente il giorno fissato da Erode per farlo comparire davanti al popolo, Pietro dormiva in mezzo a due soldati legati con due catene, mentre le sentinelle davanti alla porta facevano la guardia alla prigione. Ed ecco che un Angelo del Signore gli fa vicino, e una luce risplendette sulla cella. L’Angelo scosse Pietro ad un fianco e lo svegliò dicendogli: “Alzati, presto!”. Le catene gli caddero dalle mani, e l’Angelo gli disse: “Mettiti la cintura e legati i sandali”. E così fece. Poi gli disse: “Buttati addosso il mantello e seguimi”. E uscito lo seguiva, e non si rendeva conto che era vero ciò che gli stava accadendo per mezzo dell’Angelo, e gli sembrava piuttosto di vedere una visione. Oltrepassato il primo posto di guardia e il secondo, vennero alla porta di ferro che immetteva nella città. Essa si aprì da sola davanti a loro. Uscirono e si avviarono per una strada, e improvvisamente l’Angelo si dileguò da lui. Allora Pietro ritornato in sé disse: Ora capisco davvero che il Signore ha mandato il mio Angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e ha reso vana l’attesa del popolo dei Giudei” (At. 12, 1-11). Come Pietro, dunque, anche il Papa, che parla e governa in nome di Cristo, è continuamente assistito dagli Angeli. Tuttavia, teniamolo bene a mente, necessita continuamente delle nostre preghiere. Questo l’aveva ben compreso il giovanissimo Carlo Acutis (1991-2006) che prima di morire aveva offerto le sue sofferenze per il Santo Padre. Sulle spalle del Papa, d’altro canto, poggiano il peso e il pensiero dell’intera Chiesa. Forze umane non basterebbero: occorre una forza divina. Chi gliela darà? L’uomo costituito in dignità, dice San Tommaso, ha per guida della sua persona privata un angelo d’un ordine inferiore; ma per ben governare la moltitudine che gli è confidata, il Papa è sicuramente illuminato da un angelo superiore. Chi è quest’angelo superiore incaricato di custodire il Sommo Pontefice, di illuminarlo, di dirigerlo? Dio, afferma San Basilio, ha costituito San Michele angelo custode del Capo visibile della Chiesa, e nel seguito dei tempi, egli ci appare sempre come il protettore, il consigliere ed il vendicatore del papato. Abbiamo numerose prove della funzione di San Michele Arcangelo quale protettore del Papa. I commentatori lo riconoscono nell’angelo liberatore dell’episodio di San Pietro in carcere. Dio ha inviato il suo angelo, dice l’apostolo stesso. Questa sola espressione basterebbe a designare San Michele, che è l’Angelo, anzi l’Arcangelo, per eccellenza. Attila marcia su Roma minacciandone il completo saccheggio, Papa Leone I gli va incontro per placare la sua crudeltà barbara. Suppliche, preghiere e lacrime: è troppo poco per fermare l’invasore assetato di sangue. Ma a fianco del vecchio Pontefice appare un guerriero celeste, che brandisce una spada, e due vecchi venerabili, che minacciano di morte l’audace, se non indietreggia dal suo proposito di distruggere Roma. Attila si ritira spaventato. Anche il Papa Leone IV proclama ch’egli ha riportato sui Saraceni una brillante vittoria col braccio di San Michele. Altri Papi testimoniano nelle loro lettere la fiducia in lui. Uno ha anche fatto rappresentare l’Arcangelo che ha in mano il governo della barca di Pietro, con questa iscrizione: “San Michele, siate mio protettore e mio difensore, come lo siete stato di tutti quelli che mi hanno preceduto sulla cattedra di Pietro”. Non è dunque sorprendente che fin dall’antichità i Papi abbiano a Roma innalzato dei templi e fatto celebrare delle feste in onore di San Michele. A Roma, tra Castel Sant’Angelo ed il Vaticano, in passato esistevano ben nove edifici tra Chiese e cappelle consacrate al Principe degli Angeli. Molti Papi, l’ultimo in ordine di tempo è stato Giovanni Paolo II, sono andati anche a pregarlo nel suo santuario del monte Gargano nelle Puglie. In cambio di tanta devozione, l’Arcangelo li ha aiutati nelle loro imprese e nelle loro lotte per la difesa dei diritti della Santa Chiesa. Ai giorni nostri Pio XII, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno diverse volte invitato il popolo di Roma e tutto il mondo cristiano ad onorare San Michele Arcangelo ed a ricorrere alla sua intercessione. Pio XII, addirittura, il 15 gennaio 1941 proclamò San Michele Arcangelo patrono e protettore dei radiologi e dei radioterapeuti, quei medici che per stilare le proprie diagnosi sono maggiormente esposti ai rischi delle radiazioni. Il nome di Michele, “Quis ut Deus”, secondo Pio XII, esprime e significa “Forza di Dio”, ed è per questa ragione specialmente che il sommo Pontefice dichiarò l’Arcangelo anche Patrono dell’ordine pubblico in Italia. “Non c’è nessuno che appare più capace e più idoneo a preservare la sicurezza di quel Principe celeste dell’armata angelica, l’Arcangelo Michele, poiché egli possiede la forza contro i poteri dell’oscurità”, disse Papa Pacelli. “Assistere Dio a beneficio della nostra salvezza”, dice invece San Giovanni Crisostomo, “è un dovere degli angeli… essi si adoperano per il nostro bene, corrono qua e là per noi, e nessuno lo direbbe, ci rendono servizio”. Tale è pure il dovere dell’Arcangelo Michele, il comandante dell’armata angelica. Afferma Giovanni Paolo II:  “Possa la preghiera fortificarci per quella battaglia spirituale di cui parla la Lettera agli Efesini: Attingerete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza” (Ef. 6. 10). E’ a questa stessa battaglia che si riferisce il Libro dell’Apocalisse, richiamando davanti ai nostri occhi l’immagine di San Michele Arcangelo. (cfr Ap. 12, 7) E aveva di sicuro ben presente questa scena Leone XIII quando, alla fine del secolo scorso, introdusse in tutta la Chiesa una speciale preghiera al Gloriosissimo Principe delle Milizie celesti: “San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia contro i mali e le insidie del maligno; sii nostro riparo…”. Anche se oggi questa preghiera non viene più recitata al termine della celebrazione Eucaristica, l’invito rivolto a tutti è a non dimenticarla, ma a recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo.

 

*Presidente dell’Associazione

‘Milizia di San Michele Arcangelo’