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Calcio, il punto sul Campionato – I protagonisti positivi (i giovani) e quelli negativi (gli arbitri)

di Luciano Moggi

Pato ha aperto la strada, Balotelli e Paloschi (nella foto) l’hanno proseguita. E così una storia da torneo di Viareggio irrompe fragorosamente nel nostro campionato. La stagione dei senatori – ce ne sono parecchi in serie A – si tinge dei freschi anni dei diciottenni, e con Paloschi la circostanza avviene nella squadra che più di tutte si affida  ad un’età atletica ormai matura. A suo tempo parlai di una favola per la vicenda di Pato, che alla prima uscita debuttò con due gol, altrettanto mi è sembrata quella di Balotelli, anche per la sua storia molto personale, l’origine ghanese e l’adozione da parte di una famiglia italiana. Adesso la favola ha tutti i connotati di questo ragazzino, Alberto Paloschi, diciotto anni e un mese, che Ancelotti manda in campo e, in una manciata record di secondi, raccoglie un assist di Seedorf, uno degli “anziani”, e scaraventa la palla in rete, scardinando la difesa fino a quel momento imperforabile del Siena. La straordinarietà dell’evento è tutta nel volto stupefatto, incredulo e sorridente di Ancelotti e la gloria, per il ragazzino, si fa più grande quando al tirare delle somme il suo gol rimane l’unico della partita, un sogno impossibile fattosi realtà. Pato aveva pianto, Balotelli aveva resistito, il ragazzo Paloschi è rimasto lucido con una freddezza tipica del campione consumato, quella stessa freddezza che gli ha permesso di sfruttare la prima palla che gli è arrivata tra i piedi. Pato è venuto dal Brasile ed è stato un trasferimento oneroso, Balotelli e Paloschi sono due prodotti del nostro vivaio, che non sono costati niente, e ciò mi pare che documenti ampiamente la bontà e le potenzalità dei nostri settori giovanili. Settori per qualche anno bistrattati da tanti, ma non dalla Juve della mia gestione: i lettori mi perdoneranno se il tema mi porta a ricordare i tanti ragazzi, cresciuti in bianconero, che stanno maturando su e giù per l’Italia. Un conto, sento dire, è dove questi calciatori crescono, un altro conto è fargli fare le ossa altrove. Io non ci vedo molta differenza, e quello che conta è semmai il risultato. Il caso Paloschi nasce in una situazione di grandissima difficoltà momentanea del Milan, a cui appariva difficile anche solo completare la panchina, con un Ronaldo mandato in campo in condizioni di quasi impresentabilità. In situazioni di normalità, il ragazzo, pur sperimentato con successo in Coppa Italia (due spezzoni di partita e due gol), sarebbe rimasto a Viareggio e a Galliani non sarebbe venuta l’idea di suggerire ad Ancelotti di ricorrere al ragazzino richiamandolo dal torneo giovanile. Ciò significa comunque che il Milan sta operando bene nel settore e a mio parere è questo l’insegnamento che dobbiamo trarre dai casi Balotelli e Paloschi, la necessità cioè di investire ed incrementare di più i settori giovanili, dove per anni ci sono stati rallentamenti, condizionati dal timore di fughe dei giovani talenti (come d’altra parte è avvenuto), in forza di regole che ciò consentivano. La Juve non si è mai preoccupata di correre il rischio e vedo che la nuova dirigenza è ferma su questi intendimenti. Presumo anche che i due casi emblematici esplosi in casa Inter e Milan suggeriranno ad altri di percorrere lo stesso sentiero, anche a chi non è abituato a farlo, a differenza di chi invece ha costruito sulla ricerca e sulla crescita dei giovani talenti la propria storia e i propri autofinanziamenti. Mi viene da pensare all’Empoli, all’Atalanta e al Torino, ma anche se su un piano un po’ diverso, non si possono trascurare i larghi serbatoi della Roma e della Fiorentina. L’Udinese ha voluto sperimentare, con buon successo, anche un’altra via che sta per monitorare realtà calcistiche nuove: stranieri extracomunitari. Udine è una città tranquilla e paziente in cui si possono avviare operazioni che altrove sarebbero rischiose, una città e un bacino di utenza che si muovono ormai in perfetta e convinta simbiosi con i patròn Pozzo. E allora insisto. Esaltiamo la vicenda stupefacente di Balotelli e Paloschi ma allo scopo soprattutto di rilanciare l’interesse, la convenienza e l’opportunità di maggiori investimenti sui nostri vivai. I fenomeni, o giù di lì, li possiamo trovare in casa e in tal modo potremo forse evitare di veder scendere in campo squadre del campionato italiano nelle quali calciatori nostri connazionali debbono essere pescati col lanternino. Ragionando sulla categoria della buona fede, così alacremente rimarcata da critici che nel recente passato mai la chiamavano in causa in forza dei teoremi antitetici (ma il parlarne sarebbe lungo), ho l’impressione che gli arbitri dovrebbero andare a farsi benedire, perché non ne indovinano una che è una quando sono di fronte all’Inter. I fatti dicono che la capolista ha usufruito di un’ennesima decisione che l’ha favorita, il gol di Cambiasso in netto fuorigioco, gol che ha spento la coraggiosa tensione che sorreggeva la resistenza del Catania. Sento ora parlare di arbitri sottoposti a una persecuzione mediatica, e dovrei a questo punto commentare che forse ogni tanto è bene che altri sentano sulla loro pelle queste sgradevoli sensazioni, ma non voglio farlo perché preferisco soffermarmi sul tema inedito dell’ultima giornata, la reazione dell’arbitro Farina agli applausi di derisione dello stadio. Farina ha saltato il terzo tempo, e non poteva farlo. In ciò Gussoni ha infatti ricordato che ai direttori di gara sono state impartite precise istruzioni. Io posso anche capire la reazione di Farina, ma vorrei dire all’arbitro di mettersi anche nei panni della tifoseria catanese che, comunque, ha visto spegnersi l’ardore della sua squadra a causa di un gol che era solo da annullare. In una situazione non simile, ma raffrontabile, al Siena, a San Siro sullo 0-0, è stato annullato un gol a Locatelli per un fuorigioco calcolato sui millimetri. All’Inter, che è fortunata, questa situazione non sarebbe probabilmente capitata. Sono d’accordissimo che i toni debbono calare d’intensità, ma una maggiore attenzione nei confronti dell’Inter (e quindi non a scapito delle altre, penso alla Roma) farebbe bene a questo campionato. Anche per non sentire Moratti che, anziché ammettere i vantaggi (dico vantaggi, e non favori), va a scavare nel passato a caccia di torti fasulli che avrebbe ricevuto. Ritengo inutile soffermarmi più di tanto sulla giornata di campionato poiché tutto procede secondo norma: la classifica vede l’Inter al primo posto, seguita a larga distanza da Roma, Juve e Fiorentina e, di rincorsa, dal Milan che, dovesse prevalere nel recupero con il Livorno, supererebbe i gigliati al quarto posto. Comunque, se l’Inter e gli arbitri continueranno di questo passo, il campionato non avrà più storia, almeno per le prime piazze, e i tifosi si dovranno appassionare ai racconti dell’altro campionato: quello per la retrocessione.