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Come migliorare le politiche giovanili

di Sergio Calizza

Nella prossima Legislatura, con molta probabilità, il Ministero delle politiche giovanili sparirà. Ma anche se ha avuto vita breve, ha rappresentato un punto di riferimento per noi giovani: c’era un’istituzione che lavorava per migliorare la nostra condizione di vita, di lavoro, di studio. Perciò mi permetto di lanciare, al prossimo Governo, due proposte che potrebbero risolvere la “questione” giovanile definitivamente: la creazione di un alto commissariato per le politiche giovanili, da istituire presso il Ministero del Welfare, e l’estensione del diritto di voto ai sedicenni. La prima rappresenterà una sorta di regia unica che si occupi di minori, adolescenti e giovani e che possa coordinare tutte le iniziative pubbliche messe in atto a favore di questo settore per evitare che ogni regione o comune improvvisi la realizzazione di servizi assolutamente inutili per gli stessi giovani: requisito fondamentale è la piena autonomia economica e amministrativa, perché visto che si tratta di un’emergenza, bisogna solo agire. Il primo compito dell’Alto Commissario sarà quello di realizzare una mappatura di tutte le disposizioni di Legge che vanno ad incidere sulla vita del ragazzo, basti pensare ai finanziamenti destinati alla lotta alla droga, all’alcool, alla prevenzione degli incidenti stradali. Subito dopo fare una rete di collaborazione con tutti i movimenti giovanili di partito da destra a sinistra, cattolici e non, con le grandi associazioni che si occupano di difesa dei minori (telefono azzurro etc) per formulare un documento unico e ampiamente condiviso dagli esperti nel settore. E’ ora di finirla con la facile demagogia  e con le elemosine. Ogni anno assistiamo a remake di film già visti: l’età del primo contatto con le droghe e con l’alcool si abbassa sempre di più, oggi siamo già a 11 anni, il bullismo che sembra inarrestabile, violenze, abusi. Siamo ancora frastornati dai dati relativi all’elevato consumo di cocaina, ma non ci si è accorti che l’eroina sta tornando sempre più di moda  Si deve investire nel settore dei giovani con conoscenza, precisione ed efficienza. Assistiamo inermi alla continua evo-involuzione  dei nostri ragazzi. Siamo a conoscenza del dramma sottovalutato dell’anoressia maschile in vertiginosa ascesa? Ne soffre un decimo dei ragazzi. Nella fascia 14-17 arrivano al 20%, se includiamo i 30-40enni arriviamo ad un terzo della popolazione. Non se ne parla perché è sempre stata una malattia tipicamente femminile, ora non più! In media, ogni anno, sono 3500 i giovani che si suicidano. Provate a leggere quello che scrivono tutti i giorni sul web, nei forum e nei diari on line, c’è da spaventarsi; ma rappresenta un enorme bacino di dati sul quale lavorare, basta sapere dove cercare. Con i giovani bisogna avere un po’ di acuto spirito investigativo unitamente ad una competenza specialistica. Dobbiamo infilarci nei loro vestiti, leggere quel che loro leggono, mangiare quel che loro mangiano, ascoltare quel che loro ascoltano, vedere quel che loro vedono divenire fibra di “Fabri Fibra” e magari anche amici del programma televisivo “Amici” per poi dialogare anche con loro poiché sono punti di riferimento. La seconda proposta riguarda l’estensione del diritto di voto ai sedicenni. L’Austria è l’unico Paese europeo ad averlo fatto. Ciò nasce dal fatto che circa dieci milioni di giovani non hanno alcuna forma di rappresentanza dei loro interessi. L’assenza di rappresentanza politica degli interessi dei minori, se poteva essere trascurata un secolo fa, oggi è diventata una questione centrale. Ed allora abbassare a 16 anni l’età minima del voto “obbligherà” i partiti ad infondere un soffio creativo ai loro programmi mettendo in posizione centrale nella loro agenda il miglioramento della qualità di vita dei giovani che “non stanno da nessuna parte perché nessuno sta dalla loro”. Così facendo si otterrà una politica più dinamica, più vitale perché dovrà parlare di futuro, di ambiente ed in compenso avrà un nuovo e consistente bacino di voti. Questa mia tesi non è fantascienza, basta guardare a Barack Obama, il quale sta facendo il pienone di voti proprio tra i più giovani che dichiarano di votarlo perché nessuno prima di lui si era interessato ai loro problemi quotidiani. JF Kennedy diceva: “Tutto ciò non sarà compiuto in 100 giorni, nè in 1000 giorni nè forse nel corso della nostra vita su questo pianeta. Ma cominciamo”.