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Il punto sul Campionato – Arbitri modesti e arruffoni. E Moratti si dia una regolata

di Luciano Moggi

Sul proscenio ancora gli arbitri, in versione naturalmente negativa, ma voglio dare prima spazio a quella che mi sembra la chiave di lettura dell’ultima giornata di campionato, l’orgoglio delle piccole squadre contro le grandi, multinazionali e non. Il sogno si è fatto realtà per il Siena, che ha umiliato la Roma, e per il Cagliari, che ha imposto il pari alla Juventus. Si è fermato invece a metà per l’Empoli, che ha fatto paura all’Inter, non abbastanza però da superare uno dei soliti arbitraggi a favore della capolista; un arbitraggio in relazione al quale non è facile disgiungere la modestia e la confusione del direttore di gara da quella riverenza verso il potente altrimenti conosciuta in passato come sudditanza psicologica. La questione arbitrale è tornata così in maniera prorompente e Collina e tutto il resto del Palazzo sono ormai impotenti (e leggi pure incapaci) a fronteggiarla. L’impresa del Siena ha sicuramente tolto al campionato la piccola dose di incertezza che rimaneva, ma è giusto rimarcare quanto può pesare l’orgoglio nel calcio e quali situazioni apparentemente consolidate può sconvolgere. La Roma non aveva mai perso nella città del Palio. Forse avrà contato anche questo nell’andamento della gara. Giallorossi troppo convinti di farcela e quando hanno capito che non era giornata, era troppo tardi per ribaltare la situazione. La Roma non è nuova a questi flop. Quello più clamoroso, la disfatta di Manchester, che rappresenta una delle pagine nere della storia del club. Una Roma in sostanza che soffre a gestire la lunghissima sfida con l’Inter. Però ha ragione chi tra i suoi sostenitori punta sui favori all’Inter, che hanno reso sempre più severo il distacco tra le due squadre o comunque non l’hanno ridotto. Un conto è vedere i rivali a una manciata di punti, tutto un altro conto è vederli, come adesso, ad otto lunghezze. Anche la Fiorentina ha fatto paura al Milan (a proposito, sentite condoglianze al Presidente Silvio Berlusconi per la scomparsa della cara mamma), e se pure la squadra viola non può dirsi una piccola (Della Valle se ne avrebbe a male, per un’altra forma di orgoglio), i rapporti di forza rispetto al Milan non sono certamente uguali e dunque anche qui il club più titolato se l’è vista di brutto per buona parte della gara prima che a Pato riuscisse di andare in gol con un numero, che è tipico del campione, tale da deliziare e far stropicciare gli occhi agli spettatori e ai telespettatori. Ma spesso le rose sono piene di spine e la nuova giornata di gloria del baby campione brasiliano – la sua media gol è ora altissima –  si è trasformata di lì a poco in lacrime e dolore per l’infortunio alla caviglia rimediato in un contrasto di gioco. A Pato auguro con tutto il cuore di riprendersi al più presto da questo sfortunato incidente, mentre il Milan grazie ai tre punti incamerati ha ridotto a quattro le lunghezze dal quarto posto (quello valido per la Champions) con la partita con il Livorno ancora da recuperare e con la tranquillità di aver trovato in Kalac un portiere più affidabile di Dida. La Fiorentina, che già vedeva a distanza il pericolo Milan, ora lo vede alle porte e la situazione sta creando tra i gigliati un’agitazione superiore a quella che può essere una giusta preoccupazione. Il cammino è ancora molto lungo e Prandelli farebbe male, ma non è il tipo, a darsi già per vinto. L’impresa del Siena, vista dalla parte del suo allenatore, rappresenta la grande personale rivincita di Mario Beretta, un tecnico che non ama le passerelle, non ama il nodo alla cravatta – volentieri ne fa a meno – ma è uno di quei “lavoratori” di campo e della panchina che si fanno apprezzare per il loro lavoro, tenace, appassionato e preparato. Per di più ha preso il Siena in corsa, e questo non era facile. Alle vicende arbitrali ho già fatto cenno e ho notato che, forse per sviare l’attenzione dal problema, c’è chi rimesta negli anni passati per dare la colpa ad altri dei propri errori e delle proprie insipienze. L’Inter perse quel 5 maggio a Roma contro la Lazio per sue colpe esclusive. Nessun “Don Chisciotte”, come “La Stampa” giustamente cataloga il personaggio che va a cercare fantasmi che gli farebbero comodo (ma così non è), muterà la storia a suo uso e consumo. E limitandoci all’annata in corso, il cumulo di errori che contrassegna la stagione non sembra avere mai fine. La novità presunta è che tutto viene interpretato in maniera buonista, come di errori che sarebbero equamente ripartiti, mai condizionati da sudditanza o quant’altro. A me sembra piuttosto che da qualche parte si voglia far accettare con piacere o per forza la conclusione consolatoria del  “così è, se vi pare”. Non è così. Ma poiché alla faccia tosta non c’è limite, capita anche che Mancini ammetta, finalmente, che sì, stavolta il rigore per l’Inter non c’era, ma solo per aggiungere che non c’era neanche quello dell’Empoli: ed invece quello a favore dei toscani era nettissimo, come tutte le moviole hanno dimostrato. Io dico spesso che Mancini è un uomo fortunato e i fatti lo provano ancora oggi. Proprio nell’occasione di una nuova vittoria nerazzurra, decisa dall’errore dell’arbitro, la Roma viene meno praticamente escludendosi dalla lotta per lo scudetto. Nelle perle arbitrali della giornata, estraggo il rigore inventato a favore del Parma per un fallo su Lucarelli, che invece il fallo l’aveva commesso lui. Dal dischetto realizza lo stesso ex livornese, ma D’Amato annulla per invasione di giocatori in area di rigore. Lucarelli ribatte e stavolta fallisce, ma gli invasori in area di rigore erano quelli di prima, e stavolta l’arbitro non fa niente.  Ma le perle sono tante, come quelle che hanno scatenato la sfuriata di Ulivieri (e del presidente Foti) contro l’arbitro per il primo dei due rigori assegnati al Torino. La Reggina ha subìto e ha perso, e per il Torino, al di là dei rigori, mi pare giusto sottolineare il gran gol di Stellone, già ripudiato, già richiamato e adesso in prospettiva il bomber che può salvare la squadra di Novellino. Roventi proteste anche a Napoli da parte dell’Udinese per un paio di inverosimili decisioni dell’arbitro Ayroldi, non nuovo a protagonismi negativi. Però va detto anche che i due gol di Lavezzi sono stati, loro sì, due perle vere.