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Il Signore è con voi
di Mauro Bontempi
CITTA’ DEL VATICANO – La liturgia è, come sempre, provvidenziale nella vita quotidiana: è “parola di Dio” che dall’eternità si fa strada nel cuore dell’uomo che vi porga attento il proprio orecchio. “Beati gli afflitti perché saranno consolati….Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli”. I due brani del discorso della Montagna sono tratti dai Vangeli di Matteo (5, 4) e Luca (6, 22-23). È’ la promessa che Cristo lancia a coloro che lo seguono. Le parole di Gesù scaldano il cuore, ma il messaggio, calato nella realtà quotidiana, resta duro da realizzare. Il Cristiano è chiamato alla Santità. Il Battesimo ne apre la strada ma il cammino è tanto più accidentato quanto più ci si avvicina alla meta. Ciò può dipendere dalla debolezza umana, ma c’è un nemico ben peggiore in agguato: Satana. Comparendo “in persona” o attraverso suoi solerti “delegati” con sembianze umane, il Male gioca le sue ultime carte. Nelle vite dei Santi egli entra quando sente di aver perso ogni appiglio con l’uomo che si apre totalmente all’Eternità. Il giusto colpito da sventura è, per antonomasia, Giobbe. A Satana, Dio concede di provare la fede di Giobbe, uomo probo. Egli resiste alla privazione delle sue ricchezze; allontana la moglie, che lo invita a maledire il Signore accusato di avergli causato la malattia, pronunciando una limpida professione di fede: “Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?”. “In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra”, aggiunge l’autore del sacro libro. Non pecca ma, certamente, è duramente provato. Maledice il giorno della sua nascita. “A Dio voglio fare rimostranze (…). Oh potessi sapere dove trovarlo, potessi arrivare fino al suo trono! Esporrei davanti a lui la mia causa e avrei piene le labbra di ragioni”. Quindi Giobbe espone l’eterno lamento del giusto: “I malvagi spostano i confini, rubano le greggi e le menano al pascolo; portano via l’asino degli orfani, prendono in pegno il bue della vedova. Spingono i poveri fuori strada, tutti i miseri del paese vanno a nascondersi (…). Quando non c’è luce, si alza l’omicida per uccidere il misero e il povero; nella notte si aggira il ladro e si mette un velo sul volto. L’occhio dell’adultero spia il buio e pensa: ‘nessun occhio mi osserva!’ “. Eppure in Giobbe c’è ancor forte la fede: non asseconda le voci di coloro che insinuano dubbi sula bontà e la giustizia infinite e insondabili di Dio. “Temere Dio, questa è la sapienza, e schivare il male, questa è intelligenza”. Sarà Iahve a diradare le tenebre dagli occhi stanchi e arrossati di Giobbe: Dio è l’Onnipotente. Egli è il Creatore. Giobbe finalmente comprende: “Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo (…) Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono. Perciò mi ricredo e ne provo pentimento sopra polvere e cenere”. La catarsi di Giobbe termina col ripristino della sua condizione originaria di benessere e pace. Benedetto XVI è oggi il nostro Giobbe. Gianluca Barile è oggi il nostro Giobbe. Il Santo Padre oggetto di reiterati e multiformi attacchi verbali di inverecondia inaudita, Gianluca colpito nel corpo e nell’anima, a testimonianza della propria fede anche nell’ora del dolore. Non possiamo rimanere inermi contro tutto questo. Lo impone la religione che professiamo che ci invita a “combattere il male con il bene”. La preghiera, l’Eucarestia, la pratica di vita: tutte frecce dell’ampia faretra del Cristiano. La solidarietà umana non basta. Servono, citando i due maggiori gruppi di laicato cattolico, Comunione, Liberazione e Azione cattolica. Il pensiero unico è tipico delle dittature. Il confronto è alla base di ogni convivenza civile. Il Cristiano ama il dialogo ma non può includere fra le materie del contendere le verità di fede. Il Cristiano accetta le prove della vita ma ha il diritto di difendersi contro il male inferto arbitrariamente da un fratello lontano da Dio. Alla vigilia del suo primo anno di vita, è evidente a tutti coloro che con animo puro e sereno amano la Chiesa ed il Suo Santo Pastore quanto grande sia il contributo di Petrus e l’impegno del suo Direttore ad esser sempre strumenti ad maiorem Dei gloriam, senza pettegolezzi, cicalecci, amenità del genere: tarpane che lasciamo ai professionisti del settore… Dopo la giornata per la vita, leviamo alta la preghiera al Signore perché protegga e conservi il Papa a guida della Chiesa e dia salute e conforto a coloro come Gianluca Barile che quotidianamente si spendono in favore della Verità che non tramonta.
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