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Juve: dimentica l’Inter e la Coppa, pensa a difendere il fortino Champions
di Luciano Moggi
E’ sicuramente mancata un po’ di buona sorte alla Juve. Quel rigore che permette all’Inter di pareggiare a una manciata di minuti dalla fine del primo tempo, non abbatte la Juve ma stimola enormemente la squadra nerazzurra, che vede la qualificazione a portata di mano. Ricominciare in vantaggio sarebbe stata tutta un’altra cosa: putroppo, però, dopo la palla-gol sfortunatamente fallita da Nedved al 50’, c’è stata anche la bastonata finale del 2-3 con una prodezza di Balotelli, il 17enne palermitano di origine ghanese, adottato da una famiglia italiana, vero match winner della partita. Non sono bastati alla Juve l’immenso Del Piero nel primo tempo, (ottimo anche nella ripresa), e il generosissimo Iaquinta. L’Inter ha vinto con merito, bisogna riconoscerlo, ma i tifosi bianconeri hanno il cuore a metà: da un lato l’ammirazione per la squadra spavalda, coraggiosa, forse anche un tantino spregiudicata, ma bellissima da vedere, per gran parte del primo tempo; e l’amaro in bocca per la malinconica conclusione. Resta il dubbio di quel che avrebbe potuto dare Trezeguet se avesse avuto maggior tempo a disposizione o se avesse potuto giocare con Iaquinta accanto nel finale di partita (il francese invece ha sostituito proprio l’ex friulano). Ma sono interrogativi destinati a non avere risposta. Ciò che è incontestabile è che l’Inter gode quest’anno di una rosa sterminata e Ranieri deve fare invece i conti con quello che gli rimane dopo infortuni pesanti, partenti effettivi e altri in bilico, e indisponibili di giornata. Mancini si è preso il lusso di vincere a Torino anche senza Ibrahimovic. I fatti sono questi e bisogna impacchettare e portare a casa. Se a distanza di qualche giorno ho voluto ricordare i momenti cruciali del confronto di Coppa Italia è perché questa amarissima gara cancella un obiettivo che la Juve legittimamente perseguiva ma che, a mio parere, deve ora dimenticare in fretta. Ormai la Coppa è andata (e forse il successivo accoppiamento sarebbe stato più alla portata della forza attuale della Juve). Manca ancora Buffon e non si può non ricordarlo, senza voler dare la croce addosso a Belardi: il buon Gigi, per carisma e per bravura, è il giocatore ideale a trasmettere autostima a tutti i suoi compagni e la speranza deve essere quella di un recupero sollecito: forza dottor Agricola, adesso la palla passa a lei e nessuno, dico nessuno, ha mai messo in dubbio le sue qualità professionali. Adesso c’è un altro traguardo che la Juve deve difendere, ed è quel terzo posto che le garantisce la qualificazione alla Champions. Al quarto posto, a tre punti, sta ora la Fiorentina, ma la qualificazione è ambita furiosamente anche dal Milan, che ha cominciato a zavorrare il distacco che lo separa da quella posizione. Dimenticare l’Inter di Coppa diventa dunque il primo comandamento di questa fase di ritorno del campionato, a cominciare dalla gara di con il Cagliari che non è più la derelitta cenerentola dell’ultimo posto, ma una squadra risorta dai tre punti sottratti rocambolescamente al Napoli e con voglia di tornare a battersi. Un avversario, dunque, tutt’altro che di modesto peso e di scarsa reattività, che con il recupero di Foggia e la buona vena di Jeda e Matri, oltre a Storari, (i tre nuovi arrivati), ha capitalizzato l’assalto finale al fortino partenopeo. La Juve deve tenerne conto, lasciando da parte la delusione per quanto avvenuto mercoledì, e lo stesso comportamento debbono tenere i tifosi bianconeri. E’ il momento, come non mai, di stringersi alla squadra, di passare sopra ai mugugni per un mercato che non ha dato soddisfazione ma che servirà certamente di esperienza per il futuro, anche immediato. Suggerirei agli appassionati tifosi juventini di fare un po’ come fa Ranieri, che accetta con filosofia le difficoltà del presente, anche se il tecnico si sente in certo modo vincolato e responsabilizzato dalle scelte fatte in estate sul mercato, scelte dimostratesi non felici come il tempo e i fatti hanno dimostrato. Ma nessuno ha la bacchetta magica, e può capitare a tutti di sbagliare: l’importante è non perseverare. In sede Rai ho sentito esaltare i ritrovati buoni rapporti tra i due club, che mi pare fossero ripristinati in qualche misura già l’anno scorso: d‘altra parte ormai l’Inter non vede più la Juve come uno spauracchio, come un avversario imbattibile (anzi!) e quindi nessuna difficoltà ad amoreggiare. Meglio, molto meglio prima, a fattori invertiti, quando cioè era la Juve a dettare la legge del più forte con l’Inter soccombente, che sapeva solo lamentarsi (noto in proposito che Moratti, dopo averlo più volte annunciato, ha preferito non sbarcare più a Torino). Noto altresi (e purtroppo) che il divario, in termini di forza di squadra tra i due club, si è allargato di parecchio. L’Inter in questo momento sopravanza nettamente la Juve. Il compito che la dirigenza si propone sarà certamente quello di ridurre e annullare questo gap: occorreranno però nervi saldi da parte di tutti. E per fortuna c’è ancora un Del Piero preparatissimo anche sul piano atletico. Se dovesse recuperare veramente e in fretta anche Buffon, tutto il popolo bianconero si sentirebbe più tranquillo.
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