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Arbitri sempre nella bufera, ora si lamenta anche l’Inter. Pato zittisce i detrattori, ma Gilardino si tiri su
di Luciano Moggi
Il campanello d’allarme per l’Inter l’avevo sentito anch’io, e non posso dire dunque che mi abbia sorpreso. I nerazzurri perdono due punti e la Roma è adesso a cinque lunghezze. Sono sempre del parere che finirà con lo scudetto all’Inter ma al momento il campionato è riaperto. In queste situazioni una grande squadra e un grande club si devono anche caratterizzare per una certa superiorità nel fronteggiare intoppi e apparenti ingiustizie, e non mi pare in verità che l’Inter si stia comportando in questo modo. La nuova espulsione, verificatasi nella gara di Udine, il gol valido annullato a IBRA, hanno indotto Mancini a ironizzare pesantemente e con ragione: “Vorrà dire che dalla prossima partita scenderemo in campo in dieci fin dall’inizio”. L’allenatore nerazzurro non ha certo la virtù della pazienza, non sa assorbire gli inciampi cui accennavo. In verità è tutta l’Inter che ha reagito in una certa maniera non appena la macchina perfetta si è inceppata; mi riferisco anche a tutti i plausi che ne hanno accompagnato il cammino. Per carità, forse avrei fatto anch’io la stessa cosa, e lo dico pensando ad un eventuale silenzio stampa. Però l’Inter doveva sapere che nel momento in cui cominciava a vincere a tutto spiano avrebbe corso il rischio di diventare antipatica, come accadeva alla Juve, e avrebbe potuto attendersi un comportamento più attento e più critico nei suoi confronti. Non si può pensare di ricevere sempre, a proposito di tante decisioni che hanno favorito i nerazzurri, e di non subire mai, nel momento in cui qualche scelta arbitrale più clamorosa è stata amplificata adeguatamente dai media. Tanto per dirla chiara, a mio parere l’Inter ha ricevuto un’attenzione largamente positiva fino alla settimana scorsa, in linea con la famosa sudditanza psicologica degli arbitri, ma di fronte ai guasti di Gervasoni, e alle polemiche che ne sono seguite, la situazione e l’accostamento sono cambiati. Come mai, si chiederanno i lettori e le persone fuori dall’ambiente? Boh…(?). Mancini non può gridare adesso, dopo che non l’ha fatto per niente fino al giorno prima quando, al contrario, giudicava sempre giustissime le decisioni che l’avevano favorito. Mi chiedo cosa dovrebbe dire la Roma, che con qualche decisione arbitrale diversa sarebbe ora a un distacco anche più ridotto. Lungi da me l’intenzione di dare consigli, ciascuno è meglio che sbagli da solo, ma forse l’Inter e il suo allenatore non hanno ancora interpretato bene il ruolo di primattori che adesso occupano. Che poi la classe arbitrale sia modesta, al punto che, nel tentativo di far meglio, gli arbitri finiscono per cumulare errori ad errori, questa è un’altra grande verità. Passo ad altro per esaltare alcuni dei grandi protagonisti della giornata: Cassano restituito alla sua condizione migliore, una scommessa vinta dalla Samp; Pato, che ha risposto ai suoi improvvisati detrattori (avevano cambiato subito idea) con due grandi gol; Trezeguet e Del Piero, che in una simbiosi perfetta hanno battuto il coraggioso Livorno. E per la serie ‘finchè c’è vita c’è speranza’, il Cagliari ha capovolto negli ultimissimi minuti l’incubo della settima sconfitta consecutiva. Ma poiché bisogna guardare anche alla parte dei battuti, ecco il Napoli rimasto attonito per la rimonta sarda, quasi al pari dell’Atalanta, passata dal 2-0 al 2-2 con la Reggina; l’arrabbiatissimo Empoli di Malesani, sconfitto senza troppe sue colpe dalla Fiorentina; il Palermo sempre più in crisi dopo la nuova battuta d’arresto con la Roma; il Siena annichilito dall’exploit di Cassano; il Torino bloccato ancora dal pareggio sul suo campo (il sesto su dieci gare), senza dimenticare il pari tra Catania e Parma. Un pensiero finale lo voglio dedicare a Gilardino. Ho visto quel suo volto appesantito dalla delusione, mentre girava intorno alla panchina in attesa di una chiamata a scendere in campo che tardava ad arrivare, e mi ha fatto tenerezza. Quel suo muoversi con aria sconsolata mi è parsa l’altra faccia del luccichio che il calcio dà ai protagonisti che attirano in quel momento tutti i riflettori. Da un lato il baby-campione Pato, tornato prepotentemente sulla scena, dall’altro Gilardino, immalinconito dal fatto che gli manca il ruolo di titolare. Comprendo la sua amarezza, ma la giustifico solo in parte. Proprio il Gila ha toccato con mano contro l’Udinese che basta una manciata di minuti per farti tornare protagonista. Di queste occasioni ce ne saranno molte altre, in un Milan impegnato su due fronti e con un paio di partite da recuperare. Gilardino si tiri su e i conti li faccia alla fine. E se vuole pensare a qualcuno, pensi a Del Piero, alle panchine che ha fatto e ai risultati che ora sta ottenendo.
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