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Bastasse l’esposizione delle reliquie di San Gennaro!

di Sergio Rolando

Vivendo a Napoli non posso esimermi da qualche personale annotazione sull’eccezionale esposizione in Duomo delle reliquie di San Gennaro disposta dal Cardinale Crescenzio Sepe. Vorrei innanzitutto sottolineare la grande attenzione mostrata dalla Chiesa in un momento così travagliato della città e di tutta la regione campana. Questa attenzione si è concretizzata in segnali molto forti quali la recente visita di Benedetto XVI, le parole del Cardinale Bagnasco in qualità di Presidente della C.E.I. nonchè i tanti interventi dello stesso Cardinale Sepe. A queste autorevoli espressioni va aggiunto l’attivismo di tante parrocchie del capoluogo e delle provincie e l’operosità delle organizzazioni di volontariato di ispirazione cattolica. Ultimo segnale, in ordine di tempo, quindi, il ricorso a quest’esposizione delle reliquie del Santo Patrono, che al di là degli aspetti devozionali sottolinea inequivocabilmente tutta l’attenzione della Chiesa verso la drammaticità della situazione attuale in cui versano la città ed il territorio ad essa adiacente. Questa situazione viene infatti raffrontata in questa circostanza ad altre drammatiche vicissitudini che hanno travagliato la storia di Napoli. L’esposizione a mio avviso non va interpretata come ritorno a suggestive forme devozionali del passato, ma piuttosto come urgente richiamo ai drammi attuali ed ai nodi da sciogliere nell’immediato futuro. Inoltre si fa spazio con forza nella mia mente ed anche nella mia sensibilità di cittadino che ama la sua città, un’altra considerazione: quanta differenza tra quest’esposizione eccezionale e quelle rituali! Quelle presenziate dai Pubblici Poteri, dalle Autorità Istituzionali nelle ricorrenze di rito. Quelle celebrazioni vedevano ancora integro, in un perfetto equilibrio, in un’efficace sinergia il binomio classico del potere temporale e della guida spirituale: Chiesa e Stato. Inutile negare che qualcosa in quell’equilibrio si è adesso alterato; la fiducia della gente nello Stato e nelle sue Rappresentanze, particolarmente in quelle locali, è seriamente compromessa. Nè il processo può essere definito di pura emergenza, tanti sono stati gli aspetti di questa sfiducia già palesati precedentemente: basta ricordare quando più di una volta certe proteste inascoltate nelle sedi istituzionali hanno cercato e trovato un più serio interlocutore nel Cardinale tra le navate del Duomo. Già questa circostanza poteva essere interpetrata come un segnale che stava ad indicare che certe annose problematiche tracimavano dalle sedi competenti, ritenute incapaci ed inadeguate, ed imploravano attenzione ed ascolto presso una personalità di diversa statura. Ancora come non ricordare lo stringersi della gente attorno a certi parroci di frontiera per far quadrato contro l’oppressione malavitosa; emblematico che si trattasse di Parroci e di Parrocchie e non di circoscrizioni comunali o di qualsiasi altra espressione dell’organizzazione statale ormai nei fatti sfiduciata dal popolo. La gente, nella sua saggezza istintiva, impregnata anche di retaggi storici, si affannava a cercare in alcuni esponenti del clero ciò che stentava a trovare nelle pubbliche autorità percepite sempre più lontane dai problemi della cittadinanza. Sempre di più quindi si cercava nella Chiesa locale un punto di riferimento e sempre di più Questa non si negava, rendendosi disponibile e partecipando in maniera accorata ma anche fattiva, pur nei limiti delle proprie risorse, facendosi carico dei problemi, stimolando e spronando le Istituzioni Civili. Chiudo con un’ultima considerazione: personalmente non ho presenziato a questa eccezionale esposizione, ma ho appreso con piacere che non si è vista ombra in Duomo del Governatore della Regione o del Sindaco; costoro, sia pure in altre occasioni, si chinavano a baciare la teca, ma almeno in quest’ultima circostanza hanno avuto la discrezione ed il buon senso di non sfidare la pazienza di quei napoletani che come il Santo Patrono hanno a cuore le sorti della città. Della pazienza dei Santi ci si può fidare, ma i miei concittadini, purtroppo, se pure spesso notoriamente martiri, non sono nel contempo sempre Santi. Non voglio soffocare la cristiana speranza che quest’ulteriore segnale, questa sorta di ennesimo accorato appello del Cardinale Sepe venga accolto dalla cittadinanza e dalle Istituzioni e che entrambe possano essere rivitalizzate e liberate da una situazione cancrenosa giunta ormai alla massima evidenza, ma nutro la profonda convinzione che, visto che di cancrena si tratta, il rimedio non possa che essere chirurgico.