|
|
|

|
|
La notte oscura
di Elia Villani
CITTA’ DEL VATICANO – ‘Il silenzio, che bella voce che ha il silenzio. Fin da piccolo mi è sempre piaciuto ascoltare il suo suono; stavo bene, mi sentivo sollevato da tutto. Mettermi in ascolto del silenzio significava estraniarmi dal mondo che mi circondava, dimenticare ogni problema, entrare in un’altra dimensione. Quante volte mia madre mi ha sorpreso di notte sveglio, seduto su una sedia sdraio vicino la finestra aperta della mia camera da letto mentre osservavo la luna, e ascoltavo quel dolce suono che scaturiva dall’assenza di rumori. Oggi, invece, il silenzio mi fa paura, mi provoca dolore. Parlo del silenzio di Dio; non lo sento più, non avvertò più la sua presenza nella mia vita, nel mio cuore. E’ come se stessi da solo in un luogo sconosciuto, disabitato. Spesso corro dai miei amici e fratelli in Cristo Gesù, perché ho bisogno di sentir parlare del Signore, della sua vita, delle sue opere, dei suoi miracoli, della sua infinita Misericordia. Mi aggrappo alla fede degli amici per non cadere nell’abisso della disperazione; si, perché il sentimento che invade la mia anima è la disperazione. Nulla è cambiato della mia quotidianità: continuo a pregare, vado in Chiesa, partecipo alla Santa Comunione; a volte, con tanta fatica, cerco di spendere delle parole di conforto per delle persone che ne hanno bisogno’. Questa è la testimonianza – ma possiamo anche chiamarla confessione – di un nostro lettore, un ragazzo come tanti, costretto a fare i conti con la cosiddetta ‘notte oscura’, un senso di vuoto esistenziale che tanti Santi della Chiesa, durante la loro vita terrena, hanno vissuto credendo di essere ad un passo dal perdere la fede, dallo sprofondare in un abisso del quale non si conosce la fine. Di recente i mezzi d’informazione si sono occupati delle lettere di Madre Teresa di Calcutta, attraverso le quali la Beata confessava di non sentire più la presenza di Dio nella sua vita e nella Comunione. Non è stata la sola. Possiamo ricordare San Giovanni della Croce (che scrisse proprio “la Notte Oscura“); Santa Teresa d’Avila, che visse per diciotto anni senza percepire Dio nell anima; Santa Teresa del Bambin Gesù, che negli ultimi tempi della sua vita (morì a soli ventiquattro anni di tubercolosi) arrivò a dubitare dell’esistenza del Cielo senza sentire più in se stessa lo Sposo per il quale aveva rinunciato a ogni cosa. Non tutti provano questa ‘Notte’, il Signore la dona solo ad alcune anime elette, poichè questa condizione spirituale avvicina molto alle sofferenze di Cristo sul Golgota, ma nello stesso tempo Gesù non fa mancare la sua forza. La ‘notte oscura’, questa condizione tremenda in cui versa un’anima, è sicuramente un mistero, un grande mistero d’Amore; infatti, come dice lo stesso San Giovanni della Croce, è proprio attraverso questa notte che l’amata (l’anima) è unita all’Amato. La persona che vive questa esperienza impara, con il trascorrere del tempo, ad amare il Signore non attraverso le percezioni interiori, ma attraverso gli occhi della fede. Dio non abbandona mai nessuno, anzi è Egli stesso alla continua ricerca di tutti noi. Con questa certezza anche noi dobbiamo essere sempre pronti ad affrontare la nostra ‘Notte Oscura’.
|
|
|