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Gilardino riconquista se stesso e il Milan. Inter, i soliti errori a favore. Parma, onore agli sconfitti

di Luciano Moggi

La vittoria dell’Inter, ovvero le tumultuose circostanze in cui essa è maturata negli ultimissimi minuti, ha tolto un po’ la scena al protagonista principale della giornata, Alberto Gilardino.  In una manciata di minuti, l’attaccante rossonero ha riconquistato se stesso – mai abbattersi -, il Milan e, forse, anche la nazionale. L’Inter ha potuto, immeritatamente, battere il Parma usufruendo di un rigore (con relativa espulsione) molto discusso, e noi diciamo inesistente, accordato dall’arbitro Gervasoni, che ha frantumato il sogno che il Parma stava accarezzando con pieno merito. Mai vista un’Inter così in difficoltà, già graziata nel primo tempo quando alla squadra di Di Carlo era stato negato un rigore netto (questo sì, come evidenziato dalle moviole). Forse neanche l’arbitro sarebbe bastato all’Inter se non ci fosse stato Ibrahimovic, una furia nella voglia e nella fretta di ribaltare il risultato che in quel momento teneva sotto i nerazzurri. Chi ha visto l’irrompere dello svedese nella rete del Parma per impadronirsi del pallone e accelerare i tempi della ripresa del gioco non dimenticherà quelle immagini, che la dicono lunga sul carattere del calciatore che “vuole sempre vincere”, affermazione sua nell’immediato dopopartita. In questi casi qualcuno avrebbe dovuto rendere onore agli sconfitti, finiti in nove, ma così non è stato. Il Parma ha visto bruciare il suo sogno, ma un merito gli va attribuito. Quello di aver dimostrato che l’Inter non è invincibile. Se vogliamo, non è poco, perché può rendere qualche residua speranza alla Roma, che in formazione di emergenza ha battuto abbastanza facilmente il Catania. Personalmente resto del parere che la squadra nerazzurra ha già vinto il campionato, ma su questa certezza una piccola incrinatura ce l’ho anch’io dopo che il Parma ha messo alle corde l’armata di Mancini. L’impresa di Gilardino sa di sogno, e lo è. L’attaccante rossonero si era immusonito e quasi chiuso in se stesso quando intorno a lui era tutto un tripudio per il ritorno al gol di Ronaldo e l’esplosione di Pato. Momenti del genere sono sempre delicati per un calciatore. Ti senti un po’ messo da parte, finisci per dubitare delle tue capacità, pensi anche di cambiare aria. E’ in quel momento che bisogna ritrovare la forza di crederci e di resistere. Penso che Gilardino abbia trovato in questo la fiducia in se stesso, e vorrei dire la fede nella propria volontà di riscatto. Una manciata di minuti gli è bastata quando Ancelotti lo ha chiamato a rimpiazzare proprio Ronaldo. Il resto lo hanno fatto i tocchi di due compagni e l’errore clamoroso di un avversario, Obodo, che anziché spazzare l’area ha esitato al punto da consentire l’azione gol dei rossoneri. Quando la palla è finita in rete il cielo si è tinto tutto di blu per l’attaccante milanista che in quel momento ha ritrovato se stesso, il Milan, anche la Nazionale (perché no?) e i suoi tifosi. Una parentesi? Non proprio. Il Milan, lo hanno ricordato Galliani  ed Ancelotti, ha una miriade di impegni e c’è bisogno di tutti e ci sarà spazio per tutti. Lo si sapeva, ma forse Gilardino non ci credeva. Adesso gli è più facile crederci. Nella giornata dei puntualissimi ed accentuati errori arbitrali, potrei ricordare come fino ad un paio di anni fa essi erano interpretati (teoremi, complotti o giù di lì), ma per questo rimando alle varie coscienze degli accusatori di allora. Però non si può negare che finora questi errori hanno giocato soprattutto a favore dell’Inter, il che da un punto di osservazione come quello della Roma (ma non solo) rischiano di minare la regolarità del campionato. Un Parma che avesse vinto con i nerazzurri avrebbe ridotto a quattro le distanze tra l’Inter e la squadra di Spalletti, e in sostanza avrebbe riaperto il discorso dello scudetto. Alcune squadre hanno confermato il loro momento di grazia e di fortuna: la Fiorentina, grazie a due rigori, uno molto contestato (accuse a Mutu di essersi tuffato in area), ha battuto un Torino molto sfortunato; il Genoa  ha superato un’Atalanta punita anch’essa da decisioni arbitrali; il Livorno ha esaltato se stesso ma ha rimesso nei guai l’Empoli. Al contrario, c’è chi ha proseguito il trend negativo, come il Palermo bastonato in casa dal sorprendente Siena, e il Cagliari, caduto a Reggio Calabria, e sempre più isolato in fondo alla classifica. La Juve ha rallentato con il pareggio in casa con la Sampdoria ma resta solida al terzo posto, ed è quella la posizione da difendere. Mi ha sorpreso il dopopartita di Napoli-Lazio. C’è troppa elettricità dalle parti del Vesuvio. Sarebbe il caso di darsi una calmata e di capire che una posizione tra l’ottavo e il decimo posto è comunque un ottimo risultato per il Napoli.