di Paola Binetti*
ROMA – Il dibattito sulla mancata partecipazione di Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza, che ha occupato tante pagine dei giornali in questi giorni, riflette un malessere molto diffuso nel nostro Paese: il bisogno di riscoprire un orizzonte di valori in cui collocarsi per tornare a sperare ed emergere dall’atmosfera di impotenza e di pessimismo che sembra avvolgerci. I fatti sono noti: una sessantina di docenti, un paio di mesi fa, ha espresso al Rettore, con una lettera riservata, non una semplice perplessità ma una forte ostilità rispetto alla partecipazione del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico. Davanti al rischio, sempre più concreto con il passare dei giorni, che questa lettera non raggiungesse il suo scopo, hanno deciso di inviarla a ‘Repubblica’, che l’ha pubblicata con grande risonanza. Il quotidiano ha rilanciato immediatamente il dibattito sulla laicità della scienza e sulla presunta ingerenza del Papa nella ricerca scientifica dell’Ateneo romano. Si è riaperto il processo a Galileo, scaricandone colpe e responsabilità su Ratzinger, e soprattutto si sono attribuite alla Chiesa tutte le cause di malfunzionamento della ricerca italiana, imbrigliata da una serie di no di stampo preistorico. Ma, soprattutto, si è messa in moto la grande macchina della protesta studentesca, inaugurando la settimana anticlericale con seminari, slogan, striscioni, che hanno creato un forte imbarazzo e un concreto timore per il tono che la protesta andava via via assumendo, per l’escalation delle proteste, per l’intollerante chiusura a qualsiasi forma di rispetto e di dialogo. In qualcuno dei responsabili della sicurezza, come lo stesso Ministro Amato ha fatto rilevare, è cominciato a sorgere il dubbio di un revival sessantottino e il timore di sottovalutare le manifestazioni studentesche ha indotto la Santa Sede a soprassedere all’invito. Questi i fatti, che all’Angelus hanno trovato un epilogo degno della statura umana e spirituale, scientifica e teologica, nonché paterna, del Santo Padre. Una giornata bellissima, decisamente primaverile, con un cielo azzurro e un caldo tepore nell’aria profumata, ha facilitato una partecipazione assai poco comune per gli Angelus domenicali. Colpiva il clima di serenità, il buon umore generale, la variopinta appartenenza dei gruppi, le università presenti con i loro stendardi accademici, le scuole e le parrocchie con le loro insegne, spesso casalinghe, ma sostenute ben dritte da piccole piramidi umane per stare più in alto degli altri, i cappellini dei bambini delle scuole cattoliche, i fazzoletti che svolazzavano colorati. Insomma, l’atmosfera di una città che si stringe attorno al Papa per manifestare affetto; i gruppi universitari dei tanti Atenei della città che ascoltano in silenzio e applaudono in modo compatto dai diversi punti della piazza, quando il discorso si rivolge più direttamente a loro, per sollecitarli alla ricerca della verità e per impegnarli in un atteggiamento di apertura al dialogo, di rispetto per chi la pensa diversamente. Una festa positiva, in cui nessuno cerca di strumentalizzare l’evento a fini personali: i politici stanno quasi tutti insieme: maggioranza e opposizione, ma molti di loro sono sparsi per la piazza, mescolati tra la folla. Ognuno a modo suo vuol dire Grazie al Santo Padre per questa testimonianza di pace e di magnanimità, per questa saggezza che rende ancor più incomprensibile la violenza intollerante di pochi giorni fa. Benedetto XVI sottolinea come si tratti della settimana per l’Unità dei cristiani e invita tutti a pregare: gli uni per gli altri, per mantenere l’unità e per ricostituire l’unità dove si è persa. E il cuore della piazza sembra davvero uno solo; la molteplicità delle appartenenze ai diversi movimenti, alle varie associazioni, si armonizza con naturalezza per far emergere ciò che unisce, lasciando sullo sfondo ciò che descrive le differenze. Benedetto XVI a modo suo ha compiuto un piccolo miracolo, ha trasformato una ferita che ognuno di noi romani, cattolici e non, aveva percepito a livello personale, in un motivo di gioia per il perdono che con la sua benedizione ha fatto giungere a tutti insieme e ad ognuno in particolare. Per questo la piazza era in festa.
*Senatrice della Repubblica