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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
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La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



L’Europa prenda esempio dall’America Latina

di Sergio Rolando

Spero di poter condividere con i lettori di ‘Petrus’ queste mie considerazioni stimolate da un viaggio, atteso con trepidazione da quasi un anno, in alcune città dell’America latina e precisamente San Paolo del Brasile, Santos, Rio de Janeiro, Florianopolis, Buenos Aires e Montevideo. Ovviamente cercherò di esternare le mie impressioni che hanno maggiore attinenza con le tematiche più consone allo stile ed al profilo del nostro foglio on line, confidando nell’interesse e nella curiosità di chi legge, senza alcuna pretesa di scrivere un reportage. Prima di partire ho cercato di documentarmi accuratamente sui luoghi che avrei visitato per compensare i limiti posti dalla fugacità delle visite ed arrivare sul posto avendone già qualche cognizione anche con riferimento agli spunti di attualità. Ho curato con passione questi preliminari ritenendo che in ogni viaggio l’esperienza vissuta in loco viene percepita meglio se ci si cala nella mentalità, nelle abitudini, nella cultura del posto. La prima impressione che, a mio avviso, si riceve è quella della vastità. Tutto è immenso, grande, dilatato in spazi enormi; le nostre città italiane e forse anche tante importanti capitali europee appaiono piccole al confronto di agglomerati urbani come quelli di San Paolo o di Buenos Aires e così pure i territori agricoli che si interpongono tra le aree urbane. Agricoltura ed allevamento così diversi da quelli nostri intensivi conferiscono ai prodotti gusti indimenticabili. Subito dopo colpisce quel senso d’istintiva accoglienza di cui quelle popolazioni sono naturalmente dotate. Da noi spesso si sorride per forma, per professionalità e talvolta per ipocrisia, in quei paesi dietro il sorriso c’è calore! Quanta differenza con gli Stati Uniti ormai stretti nella morsa della paura e della diffidenza! Altra impressione che vale tanto per il Brasile quanto per l’Argentina è l’orgoglio nazionale che celebra il raggiungimento dell’indipendenza e l’affrancamento dalla condizione coloniale con innumerevoli monumenti senza cadere in esternazioni ostili nei confronti delle ex potenze coloniali di cui si conservano oltre alla lingua, innumerevoli e pregnanti retaggi. La qual cosa deve far riflettere su un’indole incline alla mitezza ed alla tolleranza che caratterizza quei popoli. Fa un certo effetto, poi, osservare quanto in questi Paesi sia ridimensionato l’ormai onnipresente inglese, lingua della globalizzazione, la qual cosa aiuta a ricordare che anche Spagna e Portogallo hanno notevolmente contribuito a dilatare i confini della civiltà occidentale con quella caratterizzazione tipicamente ispanica più evidentemente legata alla matrice cattolica. Sono così arrivato alla considerazione che maggiormente mi preme esternare: il senso di libertà che avverte un cattolico che, in quei Paesi si sente non solo rispettato, ma anche amato. Questa è stata la gradevole sensazione che più di ogni altra ha accompagnato le tappe del mio itinerario. In Brasile, Argentina, Uruguay e così pure nel Messico, visitato precedentemente, tutta la simbologia cattolica può trovare libera espressione per non dire addirittura può vivere in pienezza il suo trionfo; essa è parte integrante delle città e viene esaltata come elemento caratterizzante. Tanto mi è capitato di osservare non solo ovviamente nei luoghi di culto, ma anche nelle piazze, nelle strade in cui non mancano monumenti d’ispirazione cristiana, e spessissimo nei locali pubblici. Tutto ciò mi rallegrava ma nel contempo mi ricordava che, invece, oggi in Italia ed altrove in Europa anche l’esposizione di un crocefisso diventa materia di contesa ed oggetto di accanite polemiche. Dicevo libertà, libertà dall’ossessiva pressione di certo laicato delle nostre parti che in nome delle par condicio, del dialogo e paradossalmente della lotta ad un  presunto integralismo cattolico, ha finito col degenerare esso stesso in intransigenza ed integralismo che offende lo stesso concetto di laicità; appena rientrato trovo conferma di ciò nell’inqualificabile episodio della “Sapienza”. Mi è sembrato di capire che se in Brasile ed Argentina c’è bisogno di sacerdoti soprattutto per gestire spazi immensi, è in Europa che invece c’è bisogno di eroici missionari che riescano a rimontare la corrente avversa del cinismo e dell’ateismo. Particolarmente l’indole semplice ed aperta dei Brasiliani, pur nella caratteristica esuberanza che li contraddistingue, offre humus più facile per la predicazione evangelica rispetto alle fredde chiusure dell’Europa invischiata in contese anticlericali, ingannata da un Islam dalla doppia faccia, tesa al perseguimento di un benessere identificato esclusivamente con quello materiale ed indebolita culturalmente e quindi aperta a qualsivoglia suggestione giunga dall’esterno.  Poiché, inoltre tra i miei tanti difetti non annovero l’ipocrisia, non posso tacere della gradevole sensazione di leggerezza provata per l’assenza in quei Paesi di tutte le onerose problematiche correlate ai difficili rapporti con il mondo islamico. Questo mondo che ormai per noi europei è percepito spesso come una realtà ingombrante, infiltrante se non incombente anche in termini di matrice culturale, se non addirittura quale attentato alla sicurezza, in quei Paesi resta invece una realtà lontana e sfumata; brasiliani, argentini, uruguayani, come anche i messicani dello Yucatan che visitai in altro viaggio, restano indenni dal pressante obbligo del confronto con l’Islam ed immuni alle sue influenze soprattutto grazie a solide radici culturali di matrice ispanico cattolica; inoltre la distanza geografica fa il resto. In quei Paesi, il problema che ormai attanaglia l’Europa e così pure gli Stati Uniti e parte del continente africano, non ha bisogno di soluzioni perché semplicemente non esiste! E questa non è cosa da poco per noi che ormai siamo incresciosamente assuefatti a convivere con disagio e paura ed allenati a combattere per tenere a galla la “navicella” di Pietro. Ovviamente anche in questi Paesi i problemi di altro genere non mancano, come tuttavia in nessuna parte del mondo; ma consentitemi di dire che, durante questo viaggio, mi è sembrato di godere di una sorta di beneficio di extraterritorialità rispetto alle nostrane afflizioni innanzi accennate. Mi concedo ancora alcune brevissime considerazioni del tutto personali riferite rispettivamente a Rio de Janeiro, Buenos Aires e Montevideo. Rio resta nell’anima, merita tutta intera la sua fama per fascino, esuberanza, colore, calore e bellezze naturali. Buenos Aires, grande metropoli di impronta europea, tributa agli italiani di madre patria una simpatia che quasi imbarazza perché riferita ad un’Italia che spesso sopravvive solo nell’immaginario di questi italo-argentini, un’Italia certamente moralmente ed umanamente migliore di quella attuale; nel riscuotere questo frequente tributo di simpatia sottacevo per pudore certe “tristezze” dell’Italia di oggi. Infine la colta Montevideo (studi gratuiti per tutti, compresa l’università) coltiva la grande e autentica cultura italiana, non solo quella delle “griffe” e dei musei di arte contemporanea che da noi sembra spadroneggiare. A Montevideo si ritrova l’orgoglio di essere italiani sentendo pronunciare con enfasi, quando si visita il famoso teatro Solis, nomi come Verdi, Toscanini, Duse, Puccini, Gigli, o osservando sull’Explanada Municipal la perfetta riproduzione in bronzo del David di Michelangelo realizzata allo scopo di trasmettere integra l’opera ai posteri; o ancora quando si ammira la pregevole impronta dell’architetto Vittorio Meano e la creatività di Gaetano Moretti nel Palacio legislativo (Parlamento). Ogni viaggio arricchisce di esperienze e stimola stati d’animo secondo la sensibilità del viaggiatore. Mi auguro d’essere riuscito almeno parzialmente a raccontare “qualcosa di mio” e soprattutto a regalare a chi legge un breve diversivo dalle attuali tematiche nazionali che lasciano la nostra Italia in una cappa di piombo. Mi piace salutare l’amico lettore con la poderosa (Todo Poderoso, così è stato invocato Dio Onnipotente in una Messa ascoltata) immagine del Cristo Redentore che domina Rio de Janeiro dall’alto del Corcovado e con l’augurio che la potenza protettrice di quelle braccia divine giunga fino alla nostra Europa così smarrita e tormentata, da quando non attinge più a piene mani la linfa vitale del cristianesimo rinnegando la propria identità.