di
Paco D’Onofrio*
La pubblicazione delle intercettazioni telefoniche intercorse tra alcuni dei protagonisti del calcio italiano, societario ed istituzionale, recentemente pubblicate e di cui tanto si è parlato in questo periodo, impone di fare chiarezza su quali siano, effettivamente, gli effetti giuridici che si produrranno. Rileva, innanzitutto, che il principale protagonista delle conversazioni oggetto di indagine, ovvero Luciano Moggi, sia l’unico a non dover rispondere di alcunché, poiché, dopo le sue dimissioni rassegnate ben prima che si celebrasse il processo di ‘Calciopoli’ (e per questo motivo non poteva e doveva essere processato, come ha successivamente ammesso, non senza imbarazzi, la stessa FIGC), è tornato ad essere un soggetto formalmente estraneo ai vincoli federali e, pertanto, libero di interloquire con chiunque. Quest’ultimo caso, peraltro, profila scenari di difficile comprensione, poiché, ad avvalorare l’ipotesi di una gestione irregolare del primo e più noto processo sportivo, è proprio una successiva pronuncia degli stessi organi di giustizia federale, nell’ambito di un procedimento che vedeva coinvolto sempre Luciano Moggi; in base ai dettami di quest’ultima pronuncia, palesemente smentendo le decisioni precedentemente assunte, non può essere giudicato chi si dimetta dalla carica sportiva rivestita presso una società di calcio e, contestualmente, dalla Federazione stessa prima dell’instaurarsi del processo sportivo, rinunciando, e quindi perdendo, la propria appartenenza all’ordinamento federale, cioè lo status di tesserato, condizione indispensabile per poter essere parte del processo. La minacciata ed invocata decisione dei vertici federali di decretare la radiazione dello stesso, risulta giuridicamente destituita di ogni fondamento. Si arriverebbe all’assurdo giuridico, consistente nel pretendere di impedire ad un soggetto che volontariamente aveva deciso di rassegnare le proprie dimissioni dalla FIGC e, dunque, di formalizzare il suo estraniamento dalla sola dinamica istituzionale sportiva, di dover rinunciare, in qualità di cittadino libero ed innocente fino a prova contraria, a poter spendere la propria competenza professionale di ex direttore sportivo e di attuale opinionista e giornalista. Proprio nelle summenzionate qualità va ricercato il senso di quelle telefonate così metodicamente pubblicate sulle maggiori testate giornalistiche nazionali; non appare, peraltro, trascurabile il dato per cui la libertà di manifestazione del pensiero e di corrispondenza costituiscono valori e principi costituzionali irrinunciabili che l’ordinamento sportivo non può arrogarsi il diritto di voler giudicare, sindacare o, addirittura, pretendere di poter limitare. Fatalmente, le maggiori responsabilità, si è immotivatamente scritto e sostenuto ripetutamente, dovrebbero ascriversi a quei dirigenti, federali o di società calcistiche, che hanno avuto ripetuti contatti con lo stesso ex dg della Juventus, già squalificato dopo le sentenze sportive dell’estate del 2006 e sulle quali, occorre specificare, pende ancora un giudizio del Tar Lazio. Infatti, il Codice di Giustizia sportiva, all’art.10, comma 1, chiarisce che “ai dirigenti federali, nonché ai dirigenti, soci ed ai tesserati delle società di calcio…è fatto divieto di avvalersi di soggetti non autorizzati e di avere comunque contatti con tesserati inibiti o squalificati” e prevede, in caso di violazione, la sanzione dell’inibizione temporanea per un periodo non inferiore ai 3 mesi. Tuttavia, Luciano Moggi non è più, volontariamente, un tesserato e, dunque, in ossequio ai più elementari principi costituzionali, non risulta giuridicamente fondato impedire a dirigenti sportivi o federali di avere rapporti con chi, evidentemente, viene indiscutibilmente riconosciuto da molti operatori sportivi quale esperto conoscitore del sistema calcio. L’intenzione della FIGC, per il rango dei soggetti coinvolti, di procedere ad un processo rapido e risolutore, suscita non poche perplessità, poiché una giustizia rapida non è mai sinonimo di giustizia certa, come dimostra la disinvolta gestione del primo processo sportivo di ‘Calciopoli’, ancora oggetto del giudizio del TAR, per la nomina di giudici ad hoc, l’eliminazione di un grado di giudizio per ragioni di celerità, nonché il dimezzamento dei termini processuali di difesa decisa a processo iniziato! Peraltro, proprio per esigenze di celerità, la giustizia sportiva dovrebbe preliminarmente esprimersi sui noti illeciti economico-finanziari, le cosiddette plusvalenze, già ascritti dalla Procura della Repubblica di Milano a carico di alcune società di calcio, sui quali, tuttavia, grava un soporifero silenzio da molti mesi.
Avvocato e docente di Diritto sportivo presso l’Università degli Studi di Bologna*
di Luciano Moggi
Le considerazioni e le argomentazioni svolte dall’Avvocato Paco D’Onofrio consentono di fare maggiore chiarezza su quanto, peraltro, ho già avuto occasione di commentare nell’imminenza della pubblicazione delle intercettazioni e dei commenti che provenivano dai Palazzi del potere sulla necessità di procedere con il pugno duro. Aggiungo, inoltre, che, come è noto, dopo essere stato costretto a rinunciare alla mia professione di direttore generale per alcune infondate decisioni sportive sulle quali pende un giudizio del Tar Lazio, esercito le competenze maturate sul fenomeno calcistico in qualità di giornalista ed opinionista e, pertanto, risulta funzionale alla mia attività ascoltare le altrui opinioni ed impressioni. La mia condizione di cittadino non può essere limitata nella sua dimensione sociale, poiché a nessuno e, dunque, nemmeno a Luciano Moggi, deve essere impedito di parlare e discutere liberamente con persone che hanno fatto parte della propria vita professionale precedente e continuano, per contiguità di ambiti, a farne parte tutt’ora. Non ho e non voglio più avere alcun rapporto con la FIGC, se non in qualità di creditore quando verrà accertato il torto che ho subito nella nota vicenda di ‘Calciopoli’ e, dunque, non può un organo sportivo decidere della dimensione privata di un cittadino che ha rinunciato al suo tesseramento già da molti mesi. Tengo a precisare, per ultimo ma non da ultimo, che nella vicenda che ha visto coinvolto Alessio Secco, censurato dall’amministratore delegato della Juventus Blanc, per aver osato parlare al telefono con il sottoscritto dopo ben tredici anni di condivisione professionale, che rivesto, altresì, il ruolo di uno dei principali azionisti della società bianconera ed in tale qualità ho il diritto ed, anzi, moralmente il dovere di sapere e conoscere quanto avvenga all’interno della società.