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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Initium sapientiae timor Domini

di Fabio Adernò

“Il timor di Dio è l’inizio della sapienza”. Così recita l’iscrizione che si trova sull’arco del catino absidale di quel gioiello barocco che è Sant’Ivo alla Sapienza, nel cuore di Roma, di quella Roma che è così meravigliosa solo grazie alla mirabile opera dei Pontefici. E Sant’Ivo, col famoso campanile tortile del Borromini, è proprio la Chiesa che Papa Urbano VIII volle all’interno del Palazzo della Sapienza, dove Bonifacio VIII, nel 1303, aveva fondato lo Studium Urbis, cioè l’Università, che appartenne alla Santa Sede fino al 1870. Quella stessa Università voluta, curata ed amata dai Papi – o meglio quella che nominalmente è la stessa, ma nell’essenza non lo è più poiché ha barattato la sapienza con l’ignoranza, la nobiltà con la grettezza, il progresso della ragione con un prometismo relativista – quella stessa università oggi, con atto inaudito, ha provocato la rinuncia di Benedetto XVI all’annunciata visita per l’inaugurazione dell’Anno Accademico. Un manipolo di facinorosi, di mentecatti ideologizzati, mosso dall’asperrima lettera di un docente (per giunta emerito!) dell’Ateneo, ha manifestato tanto virulentemente contro la visita del Papa, che persino il Ministro dell’Interno non ha saputo che pesci prendere e ha finanche dichiarato di non riuscire a garantire la sicurezza per quell’occasione, manco fossimo a Kabul! Studentelli che devono solo al Cristianesimo e alla Chiesa il loro “diritto allo studio” tanto sbraitato, capeggiati da uno sparuto gruppo di rigurgitanti docenti sessantottini atei e comunisti massimalisti – il tempo passa per tutto, meno che per la rivoluzione! – sono riusciti a mettere in ginocchio “a tavolino” le Forze dell’Ordine, mettendo in imbarazzo anche gli stessi rapporti diplomatici tra Santa Sede e Italia.  Benedetto XVI ha avuto paura e non è andato? No, sarebbe troppo facile e soprattutto non sarebbe da Lui, che vile non è! Il Papa ha voluto soprassedere per evitare che degli innocenti – perché ci sarebbero stati! – ci fossero andati di mezzo, ma dietro questo evento, increscioso per la storia d’Italia e luttuoso per la retta ragione, credo sia opportuno fare alcune riflessioni. Il periodo che stiamo attraversando da qualche anno è una fase storica ricca di rigurgiti non solo anticlericali, ma soprattutto anticristiani, anzi cristianofobici. Il mondo, anestetizzato dal suo relativismo e dal suo indifferentismo, non riesce tuttavia a tollerare quella Verità, che proprio perché tale si impone da sé. Il Cristianesimo, che certe filosofie e persino talune teologie, vorrebbero ridurre a mero fatto soggettivo, privato, intimo, è invece “la” Religione, cioè “il” vero ed unico legame che può sussistere in questo mondo tra l’Uomo e il Creatore, poiché nel Verbo Incarnato la natura umana e la natura divina si uniscono, affinché “conoscendo Dio visibilmente siamo rapiti all’amore delle cose invisibili”. Questa Verità primaria della Fede Cattolica è l’origine di tutte le Verità “scomode” per tutti coloro i quali ritengono che la coscienza non sia tanto giudice ma legislatrice, per coloro i quali pensano che la persona sia un prodotto del caso e che dunque possa gestirsi a proprio uso; però mentre si riempiono la bocca di belle parole sui diritti dell’uomo, non hanno ritegno a postulare che un uomo può essere soppresso se frutto di una gravidanza sgradita o, peggio ancora, se possibilmente affetto da qualche malattia, epperò gli stessi gridano all’aberrazione degli esperimenti eugenetici di Goebbles nei lager: ma che differenza c’è tra un campo di concentramento nazista o russo ed un ospedale dove si praticano aborti selettivi e non?! Dove sta il diritto di quell’esserino innocente? Certo, c’è il diritto della madre, ma non sono gli stessi personalisti che sostengono che il diritto proprio termina ove inizia quello altrui? Il segreto del Cristianesimo, e dunque della società perfetta che è vera Civiltà, sta proprio nel riconoscere all’Uomo quella dignità fondamentale non tanto come creatura quanto come essere voluto da Dio per se stesso e creato a sua immagine e somiglianza: sarebbe una sciocca autopredicazione e vano sarebbe il concetto di persona se lo scindessimo dalla sua genesi e dal suo fine, che è Dio. E questo Dio l’ha creato libero di scegliere il bene o il male, tuttavia nella consapevolezza che ciò che si sceglieva fosse bene o fosse male. Ecco il punto fondamentale: io non posso scegliere il male e dire che è bene, poiché così non è. Il relativismo, invece, postula proprio questo, ma mentre si pontifica sulla libertà di espressione e di pensiero, ecco che delle capre belanti costringono il Papa – che tutti, atei, miscredenti, pagani, fedeli di altre credi religiosi hanno sempre quantomeno finto di ascoltare – a tacere. E perché? Perché la Chiesa condannò Galileo Galilei e Giordano Bruno? No! Il motivo è perché il Papa avrebbe detto delle cose scomode, difficili da digerire nella nostra società secolarizzata; avrebbe rivolto delle parole di sostegno e di aiuto ai giovani che si trovano sbandati, senza un’identità, privi di una fede: li avrebbe aiutati, con le sue parole, a ribellarsi all’oppressione delle scienze dogmatiche, quasi che fossero traguardi assoluti e non – come invece sono per definizione – sperimentali, e dunque modificabili e soprattutto perfettibili; avrebbe detto che la fede e la ragione non si escludono, ma l’una illumina l’altra mentre l’altra suffraga l’una, così come dimostrano duemila anni di Cristianesimo vissuto, di società ecclesiale che ha dato alla scienza le sue teste migliori, checché ne dica il professor Odifreddi (al quale è bene ricordare che “nemo dat quod non habet”!) poiché solo grazie a preti e monaci noi, a tutt’oggi, abbiamo un calendario, un orario, la chimica, la biologia, la fisica, la matematica, la medicina: essi hanno sviluppate queste scienze tenendo conto di quella natura umana perfetta che solo un Essere superiore e perfetto avrebbe potuto formare così com’è, e si sfida chiunque a contestarlo. E poi, sinceramente, ripescare ancora Galileo: ci vuol proprio fantasia! Si rileggano gli atti del processo prima di belare, ops, parlare! Ciò che è avvenuto è un fatto gravissimo, sia dal punto di vista politico (perché il Papa, oltre ad essere titolare di diritti riconosciuti da tutta la comunità internazionale, è comunque un Capo di Stato estero; e ricordiamo anche che l’Italia ha un concordato con la Santa Sede, e la questione non è di poco momento), sia dal punto di vista etico-morale, poiché si è fatta coazione violenta verso un personaggio che, a prescindere dal proprio credo, è un’autorità morale. Tappare la bocca alla morale, cioè alla voce della coscienza, vuol dire troncare all’essere umano la sfera più intima che ha. “La politica emancipata dalla morale tradisce quegli stessi che così la vogliono”, diceva Pio XII. Dunque stiano cauti taluni occupanti pro-tempore di poltrone, poltroncine e vari troni e tronetti dei palazzi del potere a bollare il Papa come “un cittadino”: Egli non è un cittadino, ma Colui il quale Dio stesso ha posto a guida del Chiesa, Padre dei Principi e dei Re; e questo, lo si creda o no: la Chiesa è sempre lì da duemila anni e nessuno mai l’ha annientata: i presidenti delle repubbliche e dei parlamenti o dei governi oggi ci sono, domani no, ci sarà pure un motivo! Oggi par d’essere ritornati al clima del Terrore, durante la Rivoluzione francese. Lo stato liberale, che facilmente diventa liberista, pretende di indicarci lui come essere felici, e dove, e quando. La coscienza dell’uomo non dev’esser libera di pensare, dev’essere oppressa dalle ideologie, che poi si traducono in queste nefandezze. E tutto questo pontificando quotidianamente sui cosiddetti diritti dell’uomo, nei quali rientrano tutti meno che i cristiani. Perché? La risposta la dà Gesù nel Vangelo: “Il mondo vi odia perché odia me, ma io ho vinto il mondo”; ed ancora: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”. Noi cristiani saremo sempre perseguitati, accusati, calunniati. Saremo messi a morte, poiché il nostro Dio è il Giusto crocifisso. Il Beato Pio IX diceva che, oltre alla quattro caratteristiche dogmatiche della Chiesa (una, santa, cattolica, apostolica) ce n’è una quinta: “Perseguitata”. Essa sarà sempre perseguitata, perché Sposa mistica di Colui che il mondo – nel senso deteriore – ha rifiutato: “La luce venne nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta”. Il timor di Dio è l’inizio della Sapienza: sì, poiché solo riconoscendo Dio quale creatore, riscoprendo il senso della società verticale e trascendente, l’uomo potrà sottrarsi all’inclinazione di voler essere “come Dio”, di giocare a fare e disfare degli altri suoi simili, e non solo fisicamente, ma anche ideologicamente: possedere le menti è quanto di più aberrante possa fare l’uomo. Ma Dio permette il male perché da esso sa trarre il bene, diceva Sant’Agostino. I fatti avvenuti sono seriamente tristi e gravi, poiché in una nazione a maggioranza cattolica è assurdo che la libertà di espressione di una guida religiosa di tale spessore e rilevanza, venga negato mentre lo si concede ad ex brigatisti, assassini, stupratori, malviventi, pseudopentiti… In un Paese dove le università chiamano un brigatista impenitente a fare lezione ai ragazzi e regalano lauree honoris causa a menestrelli e sportivi che un libro non sanno neanche come si apre, è assurdo che un Pontefice, della levatura culturale di Joseph Ratzinger, sia messo a tacere da un gruppo di docenti e studenti che, oltre ad ignorare le buone creanze, non sanno neanche scrivere due righe in italiano corretto… siamo veramente alla frutta! Eppure dove sono state le associazioni cattoliche? Dov’era la F.U.C.I.? E Comunione e Liberazione? E l’Azione Cattolica? Nessuno ha saputo reagire per tempo: oggi tutti si son destati dal loro torpore e si sono ricordati d’essere cattolici, forse perché c’è bisogno di una scossa per aver coscienza consapevole e – mi si consenta – orgogliosa di esser tali. A questo punto, provocatoriamente, mi sento di chiedere a tutti i cattolici che svolgono la loro professione all’interno dell’Università che ha bandito il Papa, di dimettersi dai loro uffici: mi pare inconciliabile che un cattolico sia parte in solido con un corpo docente cui appartengono simili soggetti; così come pure sarebbe significativo che ogni studente cattolico, ferito nell’animo perché s’è proibito al proprio “Padre” di potersi esprimere, abbandoni La Sapienza e si iscriva altrove. Credo, però, che sia un bene che si ritorni ad un fiero confronto tra la Verità e l’errore, tra il Bene e il Male. Forse è giunta l’ora di finirla col pastoralismo che diventa buonismo e bonomia, di smetterla con la scuse pure quando sono ingiustificate, con la ritrattazione delle dichiarazioni, con le omissioni “per non urtare la coscienza altrui”: la Verità è Verità e non può avere sconti, di nessun genere. Né si può scendere a compromessi. Voglia Iddìo che i cattolici d’Italia e di tutto il mondo si compattino attorno al dolce Cristo in terra e, finito il tempo della pusillanimità, giunga l’ora di uscire dalle sacrestie, dai focolari nei quali ci rifuggiamo e facciamo le nostre invettive verso la società scristianizzata: bisogna combattere, affrontare il nemico, sotto il vessillo di Cristo Re! Non abbiamo paura di essere ciò che siamo! A Benedetto XVI vita e vittoria!