home chi siamo archivio news scriveteci
L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



La cronaca nera e il Vescovo vestito di bianco

di Mauro Bontempi

CITTA’ DEL VATICANO – La sorte dolorosa di Pietro a Roma, avrebbe dovuto consigliare i Successori del Principe degli Apostoli a trovare una sede meno ostile. In duemila anni di storia la Città Eterna ha non ha mai risparmiato al Vicario di Cristo affronti di ogni genere. Visto, però, che i processi al passato hanno sempre il sapore della vendetta o della giustificazione, si goda il Mondo il folkloristico spettacolo, grottesco e greve, che si è svolto su un palcoscenico sbilenco e decadente che ancor qualcuno chiama Studium Urbis, voluta da Bonifacio VIII più di settecento anni or sono. Le cronache del Trecento narrano che il Pontefice non aprì l’anno accademico, ma si limitò ad inviare il suo messaggio, la Bolla di fondazione (Supremae praeminentia Dignitatis). Con estremo rigore un piccolo cenacolo di cultori della storia e delle tradizioni ha operato affinché anche Benedetto XVI si uniformasse al gesto del suo Predecessore. Non sarà possibile raccontare la cronaca della visita del Papa all’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Conoscendo le particolari usanze di questa singolare città universitaria e dei suoi ameni “abitanti”, con un pizzico di fantasia, non è difficile immaginare la scena che qui segue. Al suo arrivo in Piazzale delle Scienze (ingresso principale dell’Università) la “Papa-mobile”, dopo un piccolo sobbalzo per una delle tante cunette dell’asfalto, sarebbe stata subito bloccata da un solerte funzionario che avrebbe chiesto generalità e scopo della visita, ricordando al Pontefice che l’ingresso è consentito solo al personale autorizzato. Appurando poi l’intenzione del Pontefice di incontrare il mondo accademico, il nostro eroe sicuramente con laconica freddezza avrebbe invitato il Santo Padre a controllare con attenzione l’orario di ricevimento dei docenti interessati, da poco tempo variato e sottoposto comunque ad una serie di deroghe e correzioni che al momento non ricordava. Il Pontefice avrebbe potuto giocare un’ultima carta: esser stato professore ordinario. A questo punto però il gentile funzionario, affaticato per le numerose richieste, trincerandosi dietro un “non sono autorizzato a dare altre spiegazioni” avrebbe invitato il Papa a rivolgersi ad uno dei seguenti punti di informazione: il Rettorato (al momento chiuso a tempo indeterminato per la pausa pranzo), alle Segreteria di Facoltà (aperte ad anni alterni nei giorni dispari dei mesi pari o viceversa), ovvero, infine, alle Segreterie dei Dipartimenti (sottoposte da qualche mese ad autogestione da un gruppo di troskisti in agitazione – al momento con la bocca piena per una abbondate “colazione sociale” –  per una serie di bocciature reazionarie  e clericali, contrarie alla Rivoluzione e alla laicità dello Stato del Soviet Supremo democratico, aperto alle tendenze anarchico-insurrezionaliste massimaliste). Riprendendo fiato dopo il lungo sproloquio, il funzionario, un poco conquistato dall’amorevole sorriso di quel professore “vestito di bianco”, avrebbe concluso indicando come ultima alternativa: “… altrimenti ci sarebbe la Cappella Universitaria”. Oh, quale saggezza! Da sessant’anni, grazie alla cura solerte dei Padri Gesuiti e alla devozione sincera di tanti universitari, il Crocifisso bronzeo continua ad irradiare dal centro dell’abside della Cappella Universitaria la sua luce di Verità ai cuori e alla “dura cervice” di oscurantisti, con e senza tocco. Se la vicenda non fosse tremendamente seria, sarebbe una farsa. “Petrus” è stato tra i primi a denunciare l’inconsistenza delle accuse mosse al Pontefice. Con ritardo si sono accodati molti altri opinion makers. Il mondo politico, a questione chiusa, si è schierato quasi unanimemente contro la forma ed i contenuti della ventilata protesta studentesco-accademica. Gli effetti della vicenda sono stati ampiamente evidenziati negli interventi di queste ore. È probabile, o almeno auspicabile, che la scelta del Pontefice provochi uno scossone al sistema delle egemonie cultural-politiche che dominano in molti ambienti accademici. C’è ancora spazio per una chiosa. Così come è avvenuto a Ratisbona, nel settembre 2006, forze oscurantiste hanno attentato alla Verità, oltre che alla libertà di espressione. È il peccato peggiore: il peccato della ostinata ignoranza, dell’offuscamento della Luce della ragione. È il peccato originale: volendo conoscere il Bene e il Male, Adamo ed Eva si scoprono ignudi. Il Creatore non condanna la conoscenza, ma anzi ha concesso all’uomo tutti gli strumenti per sempre meglio studiare e comprendere la natura umana ed il mondo esterno. Ogni qual volta l’umanità cerca di sostituirsi a Dio, di rifiutarlo, di attaccarlo, nel caso in specie, attaccando il Suo Vicario, non esistono mezzi termini: è attacco alla fede, è attacco alla Verità. La paura e l’ignoranza, si è detto altrove dalle colonne di “Petrus”, inibiscono all’uomo la vista della Verità, ottundendone la ragione. Chi ha paura della Verità che viene da Dio, divinizza la Ragione rendendola un feticcio da adorare, cui sottomettersi umiliando se stessi sino all’annichilimento totale. Ora la Minerva de “La Sapienza”, caduta la veste, s’è scoperta nuda, infreddolita, solitaria mentre risuonano, sferzanti come fresche folate d’un vento fresco e puro, le profetiche parole di Benedetto XVI, pronunciate presso la Pontificia Università Gregoriana nel 2006 (le cronache non ricordano in quell’occasione nessuna manifestazione di dissenso di gruppi di seminaristi aderenti alla “teologia della liberazione”…): “Oggi non si può non tener conto del confronto con la cultura secolare, che in molte parti del mondo tende sempre più non solo a negare ogni segno della presenza di Dio nella vita della società e del singolo, ma con vari mezzi, che disorientano e offuscano la retta coscienza dell’uomo, cerca di corrodere la sua capacità di mettersi in ascolto di Dio”. Aggiungendo a proposito delle scienze umane che “proprio perché tali scienze riguardano l’uomo, non possono prescindere dal riferimento a Dio. Infatti, l’uomo non può essere pienamente compreso se non lo si riconosce aperto alla trascendenza”. Chi ha orecchi per intendere, intenda!