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A testimonianza contro di essi

di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANOLa Visita del Santo Padre programmata all’Università ‘La Sapienza’ di Roma è stata dunque annullata “a seguito delle ben note vicende di questi giorni”. Non possiamo che esprimere il massimo appoggio a questa decisione, che conferma quanto Nostro Signore ha ordinato ai Suoi discepoli: “Et quicumque non receperint vos: exeuntes de civitate illa, etiam pulverem pedum vestrorum excutite in testimonium supra illos” (Lc. IX, 5); “Quanto a coloro che non vi accolgono, nell’uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi”. Se da un lato il Sommo Pontefice non risparmia energie per far sentire la propria voce di Vicario di Cristo a tutte le genti, è anche vero che egli non impone con la forza la Verità di cui è annunciatore: alla Sapienza c’è una scelesta turba che non vuole sentir parlare di Dio, che non tollera la presenza del Papa in una delle roccaforti dell’ateismo militante, dell’indottrinamento all’anticlericalismo. Che ‘La Sapienza’ si pasca dei suoi miti ottocenteschi, si bei delle proprie leggende, si compiaccia delle fatuità dei propri gonfi professori e delle inanità dei loro sediziosi allievi. Ma ricordi che il silenzio della voce di Benedetto XVI è ben più eloquente di qualsiasi lectio magistralis: Egli ha dimostrato che le formule della democrazia di cui tutti costoro si sciacquano la bocca, la propagandata libertà, la tanto decantata tolleranza, l’inalienabile diritto di parola valgono solo per loro e per i loro simili, mentre per la Chiesa non ci può essere libertà, in nome del grido di Voltaire – écrasez l’Infame – che ancora risuona alla Sapienza. Dopo il viaggio di Giovanni Paolo II a Cuba e quello di Benedetto XVI in Turchia, pensavamo che mai un Romano Pontefice dovesse assumere la decisione di cancellare una visita in un determinato luogo. Eppure, nella capitale d’Italia, Paese – sino a prova contraria – democratico, ciò è avvenuto in tutta la sua gravità. Siamo certi che per il Papa non dev’essere stato facile rinunciare ad un incontro così importante, ma chi ci ha rimesso sono stati quei docenti atei e scientisti e i loro giovani allievi senza Dio che hanno preferito urlare e manifestare pittorescamente davanti e dentro l’Università (che di sapiente, ormai, sembra avere solo il nome) anziché attendere ed ascoltare il messaggio di Pace e di Amore che avrebbe loro portato Benedetto XVI. Ce ne rammarichiamo. Perché a perdere un’occasione non sono stati solo gli uditori e i loro cattivi maestri (non tutti, per carità), ma l’umanità intera. Il Santo Padre, d’altro canto, avrebbe ribadito il ‘No’ della Chiesa cattolica alla pena di morte, una delle piaghe più tristi della società contemporanea, e sottolineato che non c’è alcun contrasto tra Fede e Scienza. Il Vaticano ha fatto sapere che sarà ugualmente letto in Aula il testo del discorso che avrebbe dovuto pronunciare il Papa. Ma non sarà la stessa cosa. Tutta colpa di chi ha accusato ingiustificatamente Benedetto XVI di aver proferito parole di condanna, quand’era ancora Cardinale, contro Galileo Galileo. Una falsità, un pretesto per farsi pubblicità, per surriscaldare gli animi, per creare tensione, per manifestare tutto l’odio verso Dio e la Sua Chiesa in un Paese, il nostro, che è da tempo in lotta per difendere le proprie radici cristiane e che, grazie al Cielo, continua, malgrado tutto, a guardare con fiducia, in larga maggioranza, a quell’uomo vestito di bianco, uno degli intellettuali più fini del mondo religioso e della società, un accademico di prestigio, seduto dietro l’unica Cattedra che conti davvero davanti a Gesù: quella di Pietro. Ma di radici cristiane questi ‘cattivi maestri’ ed i loro ‘peggiori allievi’ sicuramente neanche conoscono l’origine, la storia e la tradizione, concentrati come sono a studiare un mondo, a loro dire ‘meccanico’ e non animato dall’amore del Creatore; un mondo che considerano solo qualcosa di sferico, frutto del caso e di una serie di coincidenze, quasi che Dio sia un’invenzione dell’uomo e non viceversa. Poveri illusi! Perché, come se già questo non bastasse a condannarli agli occhi del presente e del futuro, l’annullamento della visita del Papa è destinato a rimanere nella storia, come polvere scossa dai calzari, a testimonianza contro di essi.