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Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
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Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

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Sport e Fede – Se il campione è anche credente

di Bruno Pizzul

Se il concetto di fede è radicato e, financo per quanti confessano di non averne il dono, ben definito, non altrettanto può dirsi per lo sport, che ha molte facce e sfugge a una precisa definizione. Vero è che, purtroppo, quando si parla di sport il più delle volte se ne indicano le espressioni di vertice, il superprofessionismo contaminato da parecchi fattori extra tecnici, il troppo denaro anzitutto. Di questo ha precise responsabilità il sistema informativo, che riserva spazi e attenzioni solo ai campioni, alle grandi imprese, alle manifestazioni divistiche dei protagonisti. Ne deriva la falsa impressione che i personaggi dello sport siano attenti solo ai soldi, ai facili agi della popolarità, ai comportamenti volti a estemporanei piaceri. Esistono invece molte altre connotazioni sportive in cui prevale ancora il sano spirito di aggregazione, il senso della solidarietà, la gratuità dell’ impegno: in questo ambito è più semplice e agevole verificare come esista tra i praticanti una sincera fede religiosa, esercitata e manifestata. Ma è comunque falso ritenere che tra i campioni di quello sport che abbiamo definito di vertice non ci sia spazio per un “credere“. Per dirette esperienze e conoscenze personali so di tantissimi importanti e famosi assi, del calcio e di altre discipline, che hanno un patrimonio personale di religiosità e spiritualità che li accompagna anche nel loro vivere in un mondo fuorviante e particolare. E non potrebbe non essere così, perché molti di loro hanno avuto le prime esperienze ludico-agonistiche in ambito oratoriale, dove hanno ricevuto insegnamenti e valori che continuano ad accompagnarli. Spesso si ha la sensazione che il frettoloso e quasi clandestino segno della croce che molti si fanno prima della gara o al termine della stessa, abbia valenze più scaramantiche che di effettiva fede; in realtà questi ragazzi credono e confidano nella protezione divina, non per ottenere un risultato positivo ma perchè sanno di averne sempre e comunque bisogno. Di sicuro non è possibile stabilire un rapporto perverso tra essere campioni dello sport e far inaridire la propria spiritualità. Non sarebbe male se, magari attraverso una più attenta opera di noi giornalisti, si potesse far diventare anche testimoni di fede questi particolari fedeli: chissà che, prima o poi, non ci si possa arrivare.