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Scienziati ed universitari come l’indemoniato di Cafarnao
di Don Antonello Iapicca
CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI, dopo una giornata a dir poco frenetica, ha deciso di annullare la visita in programma giovedì mattina presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma a causa delle incivili manifestazioni di protesta programmate per l’occasione e già messe in scena in queste ore da docenti e studenti atei. Gli scienziati e i loro alievi, quindi, non hanno voluto il Papa in uno dei più prestigiosi Atenei italiani. Lui con loro non c’entra, lo considerano un nemico della scienza. Forse, a rifletterci bene, in tutta questa squallida storia, vi è un fondo di verità. Provvidenzialmente, è proprio il Vangelo (Mc. 1,21-28) ad illuminarci per una lettura seria e profonda degli avvenimenti. La scena è singolarmente molto simile a quella offerta dalle cronache di questi giorni. Gesù scende nella sinagoga di Cafarnao e si mette ad insegnare. I presenti “erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio»”. In quell’uomo che si mette a gridare possiamo intravvedere i tanti che non sopportano la presenza del Papa, e, ancor più, il suo insegnamento. E’ il timore che ha assalito Erode, il potente di turno, davanti al Bimbo di Betlemme, e quello di tutti i persecutori della Chiesa in ogni angolo della terra e della storia. Non vi è nulla di nuovo in quello che sta accadendo attorno alla visita di Benedetto XVI all’Università La Sapienza. Le parole di questi giorni, gli appelli, le manifestazioni non sono altro che il grido di quanti, accecati e ingannati, non possono sopportare un insegnamento che abbia un’autorità diversa da quella degli scribi, dei maestri di una verità relativa che pretende d’essere assoluta e incontestabile. Immondo vuol dire impuro, ed esprime, etimologicamente, una vasta gamma di significati che possono riassumersi in un sostanziale impedimento al culto. Questo, nella Scrittura, è sempre il fine ultimo dell’uomo, il suo destino, che è la lode. Una vita riuscita, piena, è una vita che si dipana come una liturgia di lode, in sintonia con l’opera e la volontà di Dio. Una vita giusta, santa, pura, sgorgante da un cuore pacificato, capace di amare e discernere, nei singoli eventi, la mano provvidente di Dio. Impuro è, in definitiva, chi non vive una vita piena, vera, santa, la vita per la quale ogni uomo è stato creato. Impuro è chi vede la sua vita fallire, scivolar via, magari tra apparenti successi accademici, magari protesa tra studio e sogni di gloria, ma, inesorabilmente vuota, senza di Lui, la fonte della Vita stessa. Sappiamo poi dalle stesse parole di Gesù che non è l’esterno che rende impuro l’uomo, ma il suo cuore, dove alberga la menzogna, il veleno demoniaco che che lo rende schiavo. Per questo gli ebrei sono stati liberati dalla schiavitù dell’Egitto, per rendere culto a Dio nel deserto, per divenire il popolo libero e obbediente alla Parola, la Torah, il cammino della Vita. Per questo Gesù è entrato nella morte ed è risuscitato, per salvare e liberare ogni uomo dalla schiavitù del peccato e della morte ed introdurlo nel Cielo, nel Paradiso, nella Vita eterna, la vita di lode e di pienezza, della quale la vita terrena ne è un anticipo vissuto nella fede, nella speranza e nell’amore, che è il cuore e la sintesi di ogni Parola di Dio. Possiamo ora comprendere che cosa agiti il cuore dei cosiddetti scienziati e dei cosiddetti studenti della Sapienza: il malessere provocato dall’impurità, la corruzione d’una purezza originaria, l’inganno che marcisce la vita, una dottrina suadente che non può esaurire i più profondi bisogni del cuore dell’uomo e che spegne lo sguardo limpido sulla vita, sul bene, e sul male. La pretesa orgogliosa di toccare e gestire l’albero della Vita. Come per l’uomo del Vangelo di oggi, il grido svela il dolore e la sofferenza camuffati da sapere scientifico e certezze granitiche. E’ infatti l’empirismo friabile delle mezze verità assolutizzate e condite di relativismo che avvilisce l’esistenza, è la schiavitù della paura a riempire cuore e labbra di parole e grida inconsulte. “Si mise a gridare: Che c´entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il Santo di Dio”. Pur tormentato e malgrado l´intensità delle sofferenze che lo fanno gridare, non ha abbandonato la sua ipocrisia. È costretto a dire la verità, poiché la sofferenza lo spinge, ma la malizia gli impedisce di dire tutta la verità: “Che c´entri con noi, Gesù Nazareno?”. Perché non riconosci il Figlio di Dio? È forse il Nazareno a tormentarti, e non il Figlio di Dio?…” (San Girolamo, Commento sul vangelo di Marco, 2 ; PLS 2, 125s). Noi riconosciamo negli schiamazzi appellanti di questi giorni il dolore di una generazione che non ascolta, non obbedisce e non riconosce il Figlio di Dio. Ma le grida e gli appelli sono anche l’ennesimo presagio d’una sconfitta. Non delle persone in questione, per carità. Ma dell’architettura intellettuale che le tiene imprigionate e arroccate in difesa dei propri schemi, delle proprie pseudo-certezze. La sconfitta della menzogna, come è apparsa evidente nella manifestazione a favore della famiglia celebrata a Madrid il 30 dicembre dello scorso anno. Grida che testimoniano il potere di Gesù, lo stesso consegnato alla Parola profetica annunciata dal Papa e dalla Sua Chiesa. Per questo il mondo, e non solo quello accademico, non accetta nessuna voce fuori dal coro, nessuna dottrina insegnata con autorità, l’autorità della verità, che è la carità. Prima Gesù, poi la Sua Chiesa, è stato profetizzato. Ogni regime che si rispetti ha sempre tentato di imbavagliare la voce della Chiesa e la Parola del Vangelo. Ma, come scriveva San Paolo, il Vangelo non è incatenato. Esattamente come appare nel passo del Vangelo, proprio queste grida scomposte segnano l’inizio della fine, manifestano la consapevolezza della rovina: “Si mise a gridare: Che c´entri con noi?”. “Grida così un individuo che si esprime in nome di altri; questo prova che ha coscienza di essere stato vinto, insieme ai suoi” (San Girolamo, Commento al Vangelo di Marco, 2 ; PLS 2, 125s). Accanto ad una grande pena, questi eventi ci rallegrano e ci confortano. Dio è qui con noi, con questa generazione, ha inviato ancora il suo profeta, e con lui, la sua Chiesa. Essa è viva, depositaria di una Parola eterna, di una Dottrina nuova insegnata con autorità, per la salvezza di ogni uomo. “Ubi ergo Petrus, ibi ecclesia; ubi ecclesia, ibi nulla mors, sed vita eterna”; “Dove c’e Pietro, lì c’è la Chiesa; dove c’è la Chiesa lì non c’è affatto morte ma vita eterna” (Sant’Ambrogio, Enarrationes in XII Psalmos davidicos; PL 14, 1082). E’ questa Vita eterna che sta raggiungendo, da duemila anni, ogni angolo del mondo. Ed ora anche l’Università La Sapienza di Roma. Sì, il Papa e la Chiesa hanno questo potere, questa autorità, che è quella dell’amore e della verità. Sì, questa Vita che si sprigiona da parole e vite concrete quali quelle della Chiesa hanno il potere di smascherare le menzogne del demonio, e di sottometterne la forza. La Chiesa libera, la Chiesa salva, purifica, santifica. La Chiesa dona la vita, e la gioia, e la pace. Anche per questo non ci stupiamo dell’ostilità, anzi ce ne rallegriamo. Sì, ce ne rallegriamo, perchè è il segno incontrovertibile dell’autorità e del potere della parola del Papa, capace di stanare gli inganni e i sofismi del demonio anche oggi, anche sui giornali, tra le aule delle università, come nelle nostre vite. La Chiesa ed il suo Pastore non sono omologati, non hanno piegato le ginocchia agli idoli e alle potenze di questo mondo, oggi come ieri. Non può esserci alleanza tra la luce e le tenebre, tra Cristo e Belial. Per questo, al di là della tristezza che ci prende nel vedere quanta ignoranza alberghi nei luoghi che dovrebbero trasmettere sapienza, al di là della più che legittima apologia e dell’urgente difesa del Papa, desideriamo sottolineare che, anche questi eventi, sono un segno dei tempi, un segno della Luce delle Genti, la Parola che è Cristo, incarnata nella Sua Chiesa, luce che brilla nelle tenebre, che, spesso, non possono e non desiderano accoglierla. Per questo l’ostilità dei sapienti di questo mondo ci incoraggia e ci spinge allo zelo, ad evengelizzare, ad annunciare Gesù Cristo. Ovunque, anche all’Università. Perchè si compia il Vangelo, perchè la Parola del Kerygma, l’annuncio della Verità, strappi questa generazione dal potere del demonio, del peccato, della morte. Perchè l’autorità della Parola guarisca ogni uomo, anche tra sofferenze, difficoltà e persecuzioni, come accade all’uomo del Vangelo salvato dalla Parola di Gesù, e attraverso un lungo cammino di conversione. “Taci! Esci da quell’uomo!”. Ecco la parola di Gesù, ecco la sintesi di ogni parola del Papa e della Chiesa. All’annuncio della verità tace la menzogna, e, spurgata come acido velenoso, mostra, tra sofferenze spesso indicibili, quanto male abbia fatto all’uomo. E’ questa la missione della Chiesa, irrinunciabile. “Dio ha voluto salvarci andando lui stesso fino in fondo all´abisso della morte, perché ogni uomo, anche chi è caduto tanto in basso da non vedere più il cielo, possa trovare la mano di Dio a cui aggrapparsi e risalire dalle tenebre a rivedere la luce per la quale egli è fatto. Tutti sentiamo, tutti percepiamo interiormente che la nostra esistenza è un desiderio di vita che invoca una pienezza, una salvezza” (Benedetto XVI, Omelia nella Festa del Battesimo di Gesù, 13 gennaio 2008). Con la predicazione e l’annuncio della Verità che è Cristo, il Papa e la Chiesa guidano l’umanità al compimento di questa pienezza, alle acque della Vita che non muore, perchè “questa pienezza di vita ci viene data nel Battesimo” (Benedetto XVI, ibid.). A noi quindi il dovere di pregare con il Papa e per il Papa: “Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. (Benedetto XVI, iniziando il suo Pontificato). E, con lui, non fugga la Chiesa, non fugga nessuno di noi, ma tutti, con valentia e coraggio, annunciamo la vittoria di Gesù Cristo.
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