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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Sicurezza e Integrazione

di Mauro Bontempi

CITTA’ DEL VATICANO – Parlando della realtà della Capitale, durante la recente udienza concessa agli amministratori locali del Lazio, Benedetto XVI ha elencato i maggiori mali che affliggono la Città Eterna: l’emergenza educativa, le minacce contro la famiglia, l’aumento delle sacche di povertà e di disagio economico, la situazione spesso drammatica della sanità pubblica laziale. Il tema che la stampa ha però ripreso e rilanciato negli emicicli di Montecitorio e Palazzo Madama, è stato indubbiamente il tema della sicurezza, in particolare “del gravissimo degrado di alcune aree di Roma: specialmente qui – ha detto il Papa – è necessaria … un’opera costante e concreta, che abbia la duplice e inseparabile finalità di garantire la sicurezza dei cittadini e assicurare a tutti, in particolare agli immigrati, almeno il minimo indispensabile per una vita onesta e dignitosa”. Come si è soliti fare negli ambienti politici nostrani, il dibattito politico s’è immediatamente accesso fra l’opposizione, che considera le parole del Pontefice una stroncatura anticipata del PD di Veltroni, e la maggioranza, che ha invece difeso l’operato del sindaco dalle strumentalizzazioni del pensiero del Pontefice. Nel frastuono delle polemiche, le parole del Santo Padre si odono come eco lontana soverchiata dai soliti schiamazzi molesti. Se non fosse una tendenza naturale del sistema politico e giornalistico italiano, questa pratica parrebbe quasi una astuta strategia per distogliere puntualmente l’attenzione dell’opinione pubblica dal pensiero del Pontefice ogni qual volta Egli tocchi temi considerati da taluni troppo “scomodi”. La Santa Sede, con gesto di gran sensibilità politica, ha reso noto che “non era certo intenzione del Papa sottovalutare l’azione sociale che i responsabili della Città di Roma e della Regione stanno compiendo con apprezzabile impegno”. Le parole di gratitudine di Veltroni verso le espressioni di apprezzamento di Benedetto XVI per l’attività positiva svolta dall’amministrazione capitolina, sembrano aver posto la parole fine ad una querelle artificialmente creata fuori dalle Sacre Stanze. Sovente si accusa la Chiesa di assumere atteggiamenti estremamente rigidi e intransigenti dinnanzi alle questioni morali ed ai fenomeni sociali più rilevanti. Solo su un tema, probabilmente, si accusa con altrettanta veemenza la Chiesa di essere, al contrario, eccessivamente permissiva: l’immigrazione. Quasi che la Chiesa sia acquiescente verso l’immigrazione irregolare e clandestina o sostenga l’immigrazione senza norme o regolamentazione in nome di un malinteso principio di accoglienza. Che baggianata! Il Vangelo dell’amore non è il Vangelo dell’autolesionismo e dell’autodistruzione. I principi, le leggi e i valori di una qualsivoglia Comunità devono essere rispettati da tutti coloro ne fanno parte in modo permanente o temporaneo. La Chiesa non giustifica mai l’illegalità quand’anche il reo provenga da una realtà di disagio o povertà. “Le relazioni tra popolazioni migranti e popolazioni locali – ha invocato il 4 novembre 2007 Benedetto XVI durante la preghiera dell’Angelus – avvengano nello spirito di quell’alta civiltà morale che è frutto dei valori spirituali e culturali di ogni popolo e Paese. Chi è preposto alla sicurezza e all’accoglienza sappia far uso dei mezzi atti a garantire i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli”. A corroborare questi concetti è intervenuta provvidenzialmente la “Giornata mondiale dei migranti e del rifugiati”, uno dei primi appuntamenti del nuovo anno civile, dedicata quest’anno alle giovani generazioni di immigrati. Nel suo messaggio e nell’Angelus del 16 gennaio, il Pontefice ha invitato i Cristiani dei paesi ospitanti ad accogliere “con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le vicissitudini e di favorirne l’inserimento” anche attraverso programmi educativi che riconoscano e armonizzino le peculiarità degli studenti con la generale programmazione scolastica. Da ciò si evince chiaramente come le posizioni del Pontefice non siano né reazionarie né progressiste. Ma fa buon gioco ad orecchi infastiditi dalla verità imbrigliare artificialmente le parole del Papa in schemi impropri e, come il buon Bobbio ricordava, forse inesistenti! La Chiesa ed il Papa in persona nel difendere tutti i soggetti, figli di un unico Dio, ritiengono che “la giustizia richieda che ognuno posso godere dei propri beni e dei propri diritti”. Ad ognuno è richiesto però lo sforzo “verso una più matura consapevolezza dell’ideale verso cui (la sopravvivenza) deve tendere, che è la civiltà dell’Amore“ (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 2005).