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Il dialogo berlusconiano come cura della crisi italiana
Don Gianni Baget Bozzo
Ci troviamo di fronte alla crisi italiana più notevole tra quelle, pur gravi, del dopoguerra, come il terrorismo e l’autoscioglimento dei partiti democratici nel ’93. Più grave perché allora vi era un mondo certo attorno all’Italia: vi era l’America in Europa, vi era la Nato. L’ordine internazionale reggeva l’ordine interno. Oggi il Paese è solo: le divisioni interne divengono più gravi perché gestite da una maggioranza che si pensa alternativa al centrodestra nei termini di antifascismo contrapposto al fascismo. Assistiamo alla crisi dello Stato nel suo ordine proprio, quindi sia nella difesa della legalità a livello delle città sia nell’amministrazione della giustizia. L’Italia è un Paese che vive in una situazione difficile: è la sede del Papato (e ciò suscita reazioni ostili al grande significato che esso conferisce all’Italia) ed è il crocevia dell’Europa e del Mediterraneo, oggi di nuovo significativo, come in passato, per il ritorno in forza del mondo islamico. Credo che i cattolici debbano comprendere che l’antitesi civile vista come forma della democrazia consumi la democrazia e debbano apprezzare gli sforzi di Silvio Berlusconi per creare un clima di dialogo e non di guerra civile tra le parti politiche.
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