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In difesa di Monsignor Piero Marini
di Lino Marchisio
Leggo da più parti che si contrappongono cerimonieri “progressisti” con quelli “tradizionalisti”. In particolare ho letto che l’Arcivescovo Piero Marini (nella foto) avrebbe tuonato contro alcuni esponenti della curia romana e che inoltre le sue liturgie erano inspiegabilmente troppo variopinte. Prima di trarre le conclusioni sull’operato di quest’uomo di Chiesa, bisognerebbe fare un salto nella memoria e vedere quando e quanto ha lavorato per la Liturgia secondo lo spirito del Concilio Vaticano II. Monsignor Piero Marini è al servizio della Santa Sede dai tempi di Paolo VI. Era già cerimoniere con Monsignor Virgilio Noè (ora Cardinale e Arciprete Emerito della Basilica di San Pietro) e Monsignor Mc Ghee (ora Vescovo in Irlanda), che lo hanno preceduto nell’incarico di Maestro delle Cerimonie Pontificie. La sua formazione culturale è indiscutibile sia sul piano liturgico, in quanto è anche docente di Liturgia presso una nota Università Pontificia, sia sul piano umanistico, avendo conseguito la Laurea in Scienze Politiche. In questi anni, oltre che occuparsi costantemente delle cerimonie a cui partecipava il Papa, Monsignor Piero Marini si è impegnato con il Centro Azione Liturgica per formare una vera cultura della liturgia, comprensibile e praticabile a tutti, Presbiteri, Religiosi e Laici. Con il CAL partecipa sempre alla settimana liturgica, presieduta da Monsignor Luca Brandolini (insigne liturgista), senza mai prevaricare. Il tratto umano che lo contraddistingue è fatto di semplicità e cordialità. Tutto ciò premesso, mi pare strano che abbia “tuonato” venendo meno alla sua indole pacata. In ogni caso, potrebbe aver espresso un ragionamento a voce alta, o focalizzato il suo pensiero su qualche aspetto o atteggiamento che non lo convince. A tal proposito sarebbe opportuno conoscere il suo pensiero in materia di liturgia, e assicuro che si avrebbero delle sorprese positive sia sulla sua competenza che sulla personalità dell’uomo. Non bisogna dimenticare, poi, che in tutti questi anni Monsignor Piero Marini è stato accanto al Servo di Dio Giovanni Paolo II, il quale certamente non avrebbe gradito un Cerimoniere folcloristico e poco liturgico e soprattutto non gli avrebbe conferito la dignità Episcopale, con tutto quello che rappresenta in termini di fedeltà alla Chiesa. Attualmente ricopre un incarico di tutto rispetto in qualità di Presidente del Pontifico Consiglio per i Congressi Eucaristici. Il fatto che gli sia succeduto un giovane e bravo Maestro delle Cerimonie Pontificie non va visto come una lotta all’interno della gerarchia del Vaticano, ma a mio sommesso avviso, tutto va inquadrato nel rinnovamento che ci vuole e nella graduale rotazione degli incarichi che i tempi richiedono, e che servono alla Chiesa per mantenersi al passo con i periodi. Non sono certamente in grado di entrare negli animi dei due Monsignori Marini, ma propendo a credere che non ci sia nessuna contrapposizione personale tra loro e tantomeno lotte interne per il “potere”, considerato che la Liturgia non è potere ma sicuramente servizio perché si esalti Cristo, il vero centro delle funzioni liturgiche. Nella liturgia entrano certamente i canti e la foggia dei paramenti, ma in modo che a seconda dei tempi possono anche cambiare. Ciò che non cambia e dev’essere immutabile è il richiamo a Cristo vero Signore. E in tutto questo non vedo contrapposizioni sostanziali tra i due Cerimonieri Marini.
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