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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

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di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

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di Daniele Di Sorco

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di Don Curzio Nitoglia

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di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
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di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



L’anno della Speranza

di Giuseppe Massari

Il 2008 si è affacciato alla finestra del mondo e noi ci siamo lasciati alle spalle l’anno della speranza. La speranza, ci ha ricordato Benedetto XVI nella splendida lettera Enciclica ‘Spe Salvi’, è l’anima della fede per ogni credente. La speranza non è un nutrire o vivere per qualcosa, ma nutrirsi di Qualcuno che ci segue nel nostro arduo cammino quotidiano. Nutrirsi di una speranza che non muore. Nutrirsi di quella fiducia di andare avanti, sapendo di cadere e rialzarsi. Di non possedere il mondo e le sue tenebre, le sue tentazioni, le sue lusinghe. Una speranza vera che non sia compiacersi di se stessi, delle proprie qualità e capacità, magari delle proprie illusioni. Speranza per la pace e per l’unità delle famiglie. Speranza per una vita dignitosa e impregnata dell’unico Dio che salva, redime, conduce tutti all’ovile, anche i più riottosi, anche i più intolleranti, i più disobbedienti; coloro che sono scostanti e vivono isolatamente il senso di unità che è la Chiesa. Una speranza nuova e sempre rinnovabile, mai statica e appiattita. Con questi sentimenti, con queste riflessioni possiamo fare grande il mondo dei viventi e preparare il mondo nuovo della Gerusalemme celeste. Senza speranza non va a rotoli solo il mondo per le sue funeste argomentazioni, con i suoi inganni, con i suoi supposti razionalismi del ‘solo io basto’, o dell’io penso così, ‘così mi pare giusto’. Questi metri che hanno portato alla dissoluzione di molte cellule vitali, quali la famiglia, la scuola, la società, che hanno disgregato il supporto fondamentale di ogni civile e libera convivenza, sono i risultati di molte miserie, della disperazione, del fiorire o del rifiorire delle ingiustizie, delle ingratitudini verso il creato e la vita. Se tutto ciò è vero, abbiamo una possibilità. La conversione dei cuori alla speranza, per guarire questo mondo e popolare quello futuro, quello divino, cioè quello al cospetto del nostro Dio, quello eterno. La nostra condizione di peccato e di peccatori non potrà popolare la città celeste. Abbiamo bisogno, dopo aver ucciso le nostre città, i nostri figli, non facendoli nascere o non assicurandogli dovuta e dignitosa crescita spirituale e morale; i nostri anziani e malati, procurandogli la dolce morte per disfarci di certi ingombri, di non far nascere morta la Patria celeste. Abbiamo bisogno di popolarla e renderla ricca sin da questo mondo, da questa nostra terra, valle di lacrime.