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La carità del Papa
di Giuseppe Massari
Qualcuno, divertito e compiaciuto del suo sarcasmo iconoclasta o del suo umorismo dissacrante, potrebbe, come al solito, dire che la Chiesa ricca ed opulenta trascura i poveri, gli emarginati e i bisognosi. E’ un ritornello stantio, monotono, noioso e scarso di fantasia. Magari poi aggiunge che la Chiesa non dovrebbe continuare ad ottenere benefici dal Governo italiano, non dovrebbe essere privilegiata a non pagare certe gabelle. Questo potrebbe essere vero, e noi i primi a sottoscriverlo, se la Chiesa non si adoperasse continuamente e giornalmente in opere di bene e di carità. I recenti dati forniti dall’Elemosineria Apostolica, per bocca del responsabile, Monsignor Felix del Blanco Prieto, ci dicono che nel corso di quest’anno sono stati elargiti quasi due mioni di euro per aiuti internazionali. Sicchè, a smentita dei saggi e dei dotti e dottori della legge, il Santo Padre ha provveduto a soddisfare le esigenze dei più bisognosi, di coloro che non possono pagarsi la pigione, di coloro che non possono sbarcare il lunario. Contributi a gente indifferentemente discriminata. Elemosine, gesti di carità e beneficenza a favore di intere popolazioni colpite da disastri naturali, da miserie sociali e culturali. Questa è la Chiesa che conserva e racchiude in sè privilegi? Questa è la Chiesa che non sa stare dalla parte dei poveri, così come sovente viene ripetuto da coloro che hanno solo i diavoli in corpo e nella testa? Se un’accusa noi muoviamo all’istituzione ecclesiastica è quella di far sapere alla sinistra ciò che fa la destra, perché la carità deve essere silenziosa, discreta. Però, se questi dati vengono resi ufficiali è un bene, perché vengono messe a tacere le voci del dissenso prevenuto e preconcetto. E’ facile e bello lanciare accuse da parte di chi, magari, di nascosto, gode di privilegi e di questi non riesce a dare neanche le briciole al povero che gli sta accanto, che ha fame, che alberga sotto il portone di casa, che costantemente bussa al portone di un cuore indurito e incallito. La carità che la Chiesa evolve nel corso dell’intero anno, attraverso i lasciti che le persone offrono liberamente e gratuitamente, vedasi anche la destinazione dell’otto per mille dalla dichiarazione dei redditi, è una costante che sta a dimostrare come non prevale il sentimentalismo della solidarietà, ma lo strutturalismo della carità. Il convincimento che un’opera benefica non può essere frutto di un momento o di una circostanza particolare. La carità, a differenza della solidarietà, è un valore da praticare sempre e verso chiunque ha bisogno. Anzi, la carità è scoprire il bisogno della gente che soffre, che non sa chiedere, che si vergogna o si umilia a domandare. La forza che Cristo ha dato alla sua Chiesa è quella di praticare il sacramento e non il sentimento dell’amore. Il sacramento della carità fa grande ogni uomo che crede nel Cristo fattosi povero, nudo, affamato, assetato, carcerato, indigente, forestiero. Non a caso molti di quei contributi elargiti dall’Elemosineria Apostolica sono andati ad extracomunitari che vivono le loro difficoltà esistenziali in Italia o in altre parti del mondo. Il Papa fa la carità e non si vergogna e addita altri a seguirlo. Questo è il senso della notizia diffusa dall’organismo vaticano che si occupa del bene da riservare alle persone sfortunate, che non hanno un tetto o non hanno mezzi per riscaldarsi o per assaporare un piatto caldo di minestra. Questa è la grandezza della fede. Credere nei miracoli che scaturiscono dal bene fatto, per sperare che altri non abbiano ad aver bisogno del necessario o di quello che per molti è addirittura superfluo.
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