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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Perchè non dirlo senza giri di parole?

di Baronio

CITTA’ DEL VATICANO – Che la nostra società soffra di una crisi profonda, lo si intuisce anche dalle piccole cose. Le nuove generazioni sono allevate nel culto dell’esteriorità più vuota, e ad una prospettiva di lavoro onesto preferiscono le fallaci seduzioni della effimera notorietà di ‘Amici’, barattando la propria dignità sull’altare della promiscuità, dell’immodestia e dell’effeminatezza. La via che conduce al successo chiede come tributo piccole apostasie: a questa di posare per un calendario osé, all’altra di menar vanto per una relazione saffica, a questo di accettare le attenzioni del produttore, all’altro di ostentare sopracciglia spinzettate e vita bassa come tronista. Il Principe di questo miserrimo mondo si accontenta di poco, tanta è la smania di prostrarglisi innanzi e volger le spalle a quel poco di educazione cristiana che sopravvive nelle famiglie paganizzate del terzo millennio. Ciò che è davvero sconcertante è che questa mentalità profana e profanizzante non sappia fermarsi davanti a nulla di sacro: dall’offesa di Dio allo scherno della Vergine e dei Santi, dal vilipendio del Papa alle minacce al Clero, vanno ripetendosi con sempre maggior violenza gli attacchi alla Chiesa. E dove la violenza non ottiene risultati, ecco la seduzione della sensualità, che miete non poche vittime anche tra i chierici, assediati dalla televisione, da internet, dalla cattiva stampa. Molti scandali creati ad arte hanno contribuito a danneggiare la Chiesa, e il nemico non pare appagato. L’ultima edizione del Calendario Romano si inscrive nel filone della dissacrazione più subdola e ipocrita, perché unisce la santità dell’abito ecclesiastico a modelli che sembrano scelti tra i ragazzi di vita di Pasolini. Che le velleità estetizzanti di Piero Pazzi possano spaziare dai gondolieri veneziani ai giovinetti in talare dovrebbe esser sufficiente per cestinare questo pietoso tentativo di sdoganare delle foto da omosessuali decadenti: i falsi seminaristi di questo calendario offrono uno spettacolo desolante. Certo, se l’autore avesse avuto la sfrontatezza di ritrarre questi ragazzi al pari dei tanti go go boys o delle procaci veline che fanno mostra di sé dalle edicole, questa iniziativa si sarebbe condannata da sé e forse avrebbe meritato l’attenzione della Magistratura; mentre in questo caso la finalità rimane palese anche senza alcuna immagine censurabile. Piero Pazzi non pare aver colto che la sua pubblicazione suona come una impietosa confessione di uno stile di vita quantomeno démodé, che ricorda gli squallidi scatti di Wilhelm von Gloeden in quel di Taormina, apprezzatissimi dai viziosi di mezza Europa. E se in questo caso non si giunge a veder chierici discinti, è solo perché la seduzione sottile dell’abito prevale – almeno apparentemente – sulla tentazione di sbottonarlo. Non dubitiamo che il Calendario possa aver avuto successo: ma siamo sicuri che l’età media dei suoi acquirenti conferma il sospetto che si tratti di una trovata commerciale di bassissimo profilo e tutt’altro che utile alla causa della Chiesa. Come non crediamo che possa giovare alla causa dei gondolieri leggere in uno dei siti internet di Piero Pazzi  anche estemporanei consigli di seduzione se chi abborda è maschio (www.gondolaonline.org/02zt.html). Fortunatamente ci sono risparmiati analoghi suggerimenti sui modi di irretire i leviti dell’Alma Urbe. É pur vero che molti cattolici vorrebbero vedere in talare i loro sacerdoti e quanti si consacrano al servizio di Dio: quella veste ha un fascino indiscutibile, perché è segno di rinuncia al mondo e pur nella povertà della foggia non ha nulla di sciatto e di cialtronesco, a differenza della tenuta di non pochi ecclesiastici che in spregio alle norme si ostinano a vestire – e male – l’abito secolare. Ma ci rassicura molto di più il volto sereno e pulito di un anziano Monsignore o lo sguardo timido di un tonsurato di Gricigliano, piuttosto dell’incolmabile vuoto dell’anima di ragazzetti travestiti alla bell’e meglio da ciò che non sono.