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Dio è con noi
di Giuseppe Massari
E’ nato! Finalmente, il Figlio che ci era stato promesso, ci è stato donato nella meravigliosa notte di speranza, di attesa, di trepidazione, (perché il parto è sempre un momento ansiosamente difficile), di gioia e di gloria. Dal Vangelo di Luca, durante la Messa della notte, abbiamo sentito proclamare che Maria lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia. E’ sintomatico come nella terminologia evangelica il verbo deporre abbia una preminenza e una predominanza nei particolari momenti della vita di Gesù. Partendo da Betlemme, passando per il Golgota, quando il corpo di Cristo fu deposto dalla Croce e passando, come ultima tappa, al sepolcro di Giuseppe d’Arimatea, dove le spoglie mortali del Dio umanato furono deposte, ci pare di poter cogliere non solo analogia con il verbo, ma un significato profetico. Dopo la nascita del Redentore, il vecchio Simeone, durante la cerimonia della presentazione al Tempio, fece una profezia a colei che aveva generato il figlio di Dio: “Una spada trafiggerà il tuo cuore”. Cioè preannunciò la morte di Gesù. Allora, possiamo comprendere il nesso che c’è tra la nascita e la morte; tra la morte e la vita. L’asse vita-morte è il mistero della incarnazione e della redenzione di Cristo che troverà compendio in quel termine, deporre, che è presagio di un futuro che già conosciamo e di cui non dobbiamo aver paura. Sicchè se dal nostro presepio, o dalla figurazione plastica di quella che è stata la natività, così come ce l’hanno raccontata gli evangelisti, intravediamo o cominciamo a scorgere la Croce, oltre che la stella che condurrà pastori, magi ed angeli, non sbagliamo a prefigurare già gli scenari della sofferenza, del Calvario, del dileggio, dello scherno, ma grazie a Dio, della resurrezione, del trionfo della luce sulle tenebre, della verità sulla meschinità del genere umano, macchiatosi di un deicidio cruento, assurdo, ignobile, infame ed inverosimile. Dio ha permesso tutto. Da questo giorno di gioia a quello della Passione, passando attraverso, purtroppo, il pedaggio della sofferenza. Questo è il vero senso del Natale, del gridare a tutte le genti che Cristo è nato. Di unirci al coro degli angeli e pregare perché regni sempre la pace, e non un solo giorno all’anno, fra gli uomini che Dio ama, fra gli uomini di buona volontà, fra coloro che non dovrebbero essere i convertiti delle emozioni incandescenti del Natale o della Pasqua, cioè delle circostanze canoniche e precettistiche. Natale è proposta di salvezza. E’ certezza di salvezza. E’ speranza di amore manifestato attraverso Colui che è il Dio con noi; attraverso Colui che il terzo giorno risusciterà dai morti. La nostra festa di credenti è ciò che sappiamo cogliere dai piccoli gesti, dalle umili povertà di coloro che accolsero per primi la buona novella e che saranno anche gli ultimi ai piedi della Croce a cogliere il testamento dell’amore. Prima fra tutte, la piccola ragazza di Nazareth, colei che disse Fiat, Amen silenziosamente, Magnificat gioiosamente, senza chiasso e senza clamore, senza pensare che sarebbe diventata la persona privilegiata solo perchè il mondo le avrebbe riservato sguardi di tenerezza, amore, gratitudine, affetto, ammirazione, stupore. Colei che sarebbe diventata Madre della Speranza, che è Cristo, Madre della Chiesa e degli uomini. Questo è stato il nostro sentire, la mia sensibilità nel rivolgere gli auguri a quanti, nel mistero della notte, come fedeli accorsi alla chiamata, si sono avviati ad ammirare la prima, unica e vera incarnazione di Dio. Natale non è Cristo che ritorna dopo un anno, ogni anno, dopo duemila anni. E’ il Cristo che viene come se fosse la prima, l’unica, l’ultima volta. Il Natale non è la fine dei tempi, quando Cristo verrà con il suono della tromba a svegliare i morti per posizionarli nella gloria della vita nuova, beata ed eterna. Natale è il conto alla rovescia per ristabilire e riaffermare il principio insostituibile della vita; per coronare il sogno di Dio, progenitore di amore, di misericordia. Dio che investe sull’uomo, sulla figura creata a sua immagine e somiglianza, per mostrare meglio il suo volto impresso su Colui che diventerà “segno di contraddizione nel mondo”, su Colui che “non porterà la pace, ma la guerra” e che trasformerà “le spade in vomeri e i vomeri in aratri”.
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