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La Famiglia e la Pace
di Giuseppe Massari
Pace non è solo una parola. Non è uno slogan. Non è merce. Non è negozio di propaganda politica. E’ Parola di Dio che irrompe nella storia per preservarla da ogni male da cui non riesce a svincolarsi, disfarsi. E’ sdoganamento della libertà dalla schivitù ossessiva e asservita alla filosofia temporeggiante che lusinga il mondo, credendo di sedurlo, ingannarlo e affossarlo. In questo vortice perverso viene attratta e attirata, purtroppo, anche la cellula più delicata della società: la famiglia. Quella che è più facile minare, perchè si ritiene che sia la più debole e la più indifesa. Da qui, le parole del Santo Padre intese a rivalutare l’istituto naturale della coniugalità: “Maschi e femmine li creò”, perchè “diventessaro una cosa sola”. La famiglia costruttrice di pace in cui, però, regni la serenità, la certezza che, “ove due o più persone sono congregate nel mio nome, lì sono io”. L’io deve intendersi il Signore che ha detto: “Vi lascio la pace, vi do’ la mia pace, non come quella che vi da’ il mondo”. Una famiglia domestica, che vive all’insegna della propria pace interiore, quella che deve trasmettere quotidianamente ai figli, è la più genuina e la più deputata a correggere il mondo dai vizi, dalle corruzioni, dalle sue scelte abitudinarie e aberranti di morte, di suicidio, di inquinamento mentale e coscenziale in cui spesso si rifugia. Il messaggio papale si solca sulla scia di quello che Benedetto XVI ha detto e letto durante il suo saluto domenicale nel corso della recita dell’Angelus della seconda domenica d’Avvento. Ha parlato dei pericoli e dei tentacoli a cui vanno incontro i giovani e gli adolescenti, il consumismo frenetico a cui danno seguito e ragione, senza nessun rispetto per il proprio corpo e per la propria anima. Da quel discorso, discende, anche, la celebrazione della prossima giornata della pace, al centro della quale è stata posta la famiglia dei “due che diventeranno una carne sola”. Della famiglia che nasce sotto la benedizione del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, destinata ad essere prolifica “come le stelle del cielo e del firmamento”, cioè a brillare non di luce riflessa, ma di luce propria, quella stessa che promana e promanerà dalla grotta di Betlemme, in cui il piccolo e primo importante nucleo familiare smuoverà una intera schiera di angeli che canterà: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra a quelli che egli ama”. La piccola famiglia di Betlemme, portatirce di pace, ha ispirato il Pontefice a scrivere di Pace. Ispiri le famiglie ad essere presepe, grotta, capanna, mangiatoia di quella stessa pace che dovrà lievitare il mondo futuro che, speriamo, possa essere sempre migliore.
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