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Giovanni XXIII e Benedetto XVI, due voci e un solo grido: Pace!

di Sergio Rolando

Il messaggio di Benedetto XVI per la ‘Giornata Mondiale della Pace’, nella parte in cui si riferisce ai pericoli che incombono sull’umanità per le grandi divisioni ed i forti conflitti dovuti anche al proliferare delle armi nucleari, mi riporta con il pensiero all’opera svolta dall’indimenticato Papa Giovanni XIII e mi induce ad alcuni confronti tra l’epoca attuale ed i brevi, intensi anni di quel pontificato. Ero appena adolescente ma ricordo il clima di angoscia che traspariva in famiglia, a scuola, tra gli adulti, durante i giorni della tremenda crisi di Cuba, nell’ottobre del 1962. Giornali, radio e televisione tennero il mondo col fiato sospeso e grande fu il sollievo di tutti quando il pericolo imminente di un terzo conflitto mondiale fu scongiurato. “Sale al cielo da ogni parte un solo grido: Pace, Pace !…”. Queste le parole pronunciate da Papa Giovanni che trovarono ascolto nel cuore dei potenti e nella misericordia di Dio. Indubbiamente grande dovette essere la trepidazione di quel Papa ma certamente non minore oggi è la preoccupazione di Benedetto XVI per le sorti dell’umanità. La crisi attuale, apparentemente meno acuta ed incombente, è forse ancora più insidiosa e complessa di quella dei primi anni ‘60. Oggi, più numerosi sono gli interlocutori che posseggono potere distruttivo, più complesso è il rapporto tra le culture che la globalizzazione costringe a raffronti ravvicinati, anche a causa delle migrazioni, con risvolti talvolta seriamente problematici ed irrisolti. Drammatico, poi, è lo spettro del terrorismo internazionale che ha sottratto ai Capi di Stato il monopolio della gestione dei rapporti, creando un nuovo terribile nemico dell’umanità dal volto invisibile. Soprattutto, però, rispetto a quegli anni è mutata la società che attualmente, purtroppo, si trova invischiata in una globalizzata e contagiosa crisi di valori. Questo è uno degli aspetti più inquietanti perché in un mondo in cui prevalgono troppo spesso il cinismo, l’egoismo, l’assenza di ogni riferimento etico, la sopraffazione e una diffusa cultura di morte, si attenua anche la percezione del pericolo di distruzione e viene meno la disponibilità ad ogni appello al bene comune. La conflittualità che magari in passato era peculiarità degli interessi di Stato dei potenti, rischia di ramificarsi in maniera capillare in una società disgregata. Se pertanto sono stati grandissimi i meriti diplomatici di Papa Giovanni XXIII e preziosissime le sue intermediazioni, che peraltro avevano trovato ampia espressione in precedenti difficili compiti di apostolato in Turchia, Grecia, Bulgaria, Francia, gravissimi sono i compiti di Pacificatore del nostro Benedetto XVI che vede sullo scenario mondiale vecchie ruggini dimenticate riproporsi in sinergia con i crudeli conflitti già in corso. Aspetto distintivo, poi, dei tempi in cui viviamo rispetto a quegli anni ’60, è il risvegliarsi di certa aggressiva intransigenza islamica che non favorisce certo un clima di distensione ed in alcuni Paesi vuole imporsi come unica dispotica alternativa religiosa in realtà finalizzata non certo al trascendente. Né va sottaciuto l’attuale diffuso atteggiamento anticlericale che affligge anche i Paesi di tradizione cristiana e che rende più difficile l’operato di questo Papa. Grandi e gravosi sono i compiti che il nostro Benedetto XVI si trova ad affrontare in un momento critico come quello che viviamo, ma certamente il Suo conforto e la Sua determinazione nel perseguire il fine scaturiscono dalle parole del Vangelo: “Beati gli operatori di pace”.