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E’ dall’amore che nasce l’uomo
di Giuseppe Massari
E’ dall’amore che nasce l’uomo. E’ da questa consapevolezza che scaturisce il senso della vita. Ogni bambino che esce dalle bocche dell’amore è destinato ad essere colonna vertebrale della società. Ogni bambino che cresce e si sviluppa, diventando, prima giovane e poi adulto, è chiamato ad essere ossigeno del contesto sociale in cui si trova ad agire e ad operare. Queste ci sembrano le parole dettate, nel corso dell’Angelus dell’Immacolata, dal Sommo Pontefice. Un discorso accorato, rivolto ai giovani perché non si perdano nelle notti inzuppate di alcol, sesso e droga. Un richiamo forte rivolto a quanti mercificano e mortificano l’uomo, anche quando sembra che vogliano aiutarlo. Una dichiarazione, quella papale, non di sfiducia, non di scoramento, ma di speranza, di sensibilità paterna che ha il dovere di richiamare i suoi figli. Ha il dovere di ricondurre i dispersi nell’alveo della normalità, della vivibilità, della crescita spirituale ed interiore. Partendo dal modello di Maria, il Papa, ha segnato la via da seguire, che è quella della famiglia. Molti genitori che vivono nel disprezzo della spiritualità, nell’allontanamento dai valori educativi, morali, sacrosanti e legittimi, che appartengono alla persona, è chiaro che non possono essere maestri e modelli. I giovani vanno aiutati dai loro genitori, prima di tutto. Chi non sente il senso del valore educativo ha fallito nella sua missione di padre o di madre. Se alla base di una vita domestica manca la paternità e la maternità responsabile, vuol dire che mancano i pilastri, le fondamenta sono deboli, l’edificio è destinato a crollare, così come il Papa ha richiamato. Sono scricchiolii, sono cedimenti particolari ed isolati, ma non bisogna aspettare che arrivi il terremoto per mettere a nudo le carenti resistenze statiche delle famiglie, per distruggere il futuro e la speranza del mondo. Una società piena di idoli e falsi modelli è destinata a soccombere se riusciamo a non deificarli, a non porli al centro dei nostri interessi quotidiani. Le società pagane del tempo sono state sconfitte perché è stato creato un argine contro il loro dilagare. La parole del Santo Padre devono fungere da diga, devono spingere, quanti tengono a cuore le sorti dei giovani, dei loro figli, a diventare i costruttori di questa diga, per contenere tutto il male possibile e non farlo straripare ed evitare che diventi concime fertilizzante sul terreno minato, debole, incerto e insicuro di tanti giovani vite. I costruttori di questa diga saranno i costruttori del bene sociale e comunitario, della speranza. Per fare tutto ciò è necessario che i fornitori del materiale edile siano i valori eterni, a cominciare dalla fede da riconquistare, da alimentare, da irrobustire. C’è bisogno che si entri nei negozi aperti al cuore di Cristo. “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”, ci ha ricordato Benedetto XVI, sulle orme del suo Santo e venerato predecessore che fece risuonare in tutto il mondo quel grido, quell’invito. Il mondo ha bisogno di giovani onesti, puliti e coraggiosi. Le famiglie non possono fare a meno di giovani educati al senso del sacro, del divino, del fascino e della bellezza della vita. La Chiesa continua a scommettere sui giovani che amano avventurarsi sul cammino certo della solidarietà, della condivisione, dell’amore fraterno, attirati da Cristo e non dalle molecole impazzite che il mondo vuole propinare. Rimettere le cose a posto, per ritornare da dove siamo partiti. L’uomo è frutto dell’amore, è dall’amore che nasce l’uomo, perciò capiamo quanto sia fondamentale rispettare ed amare l’uomo sempre, così come Cristo ci comanda e ci insegna.
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