del Professor
José Roberto Mendirichaga*
CITTA’ DEL MESSICO – Forse una delle caratteristiche che maggiormente distinguono i cristiani da quanti non conoscono Gesù o non credono nella sua natura Divina, è la speranza in quanto virtù teologale. Per chi ha la visione pagana della vita, tutto finisce con la morte del corpo. Per noi cistiani, invece, con la morte inizia la vita eterna. Per chi vive di soli criteri materialistici non è lecito sperare in niente. La Parola di Dio è promessa certa, è la grazia soprannaturale che eleva e salva. Abramo credette nella promessa e nell’alleanza. Giobbe ebbe piena fiducia nella giustizia di Dio, Maria aprì con speranza il suo cuore all’Altissimo. San Giuseppe egualmente ebbe fiducia nelle parole dell’Angelo: Maria avrebbe generato il Figlio di Dio, nato per opera dello Spirito Santo. Nei casi precedenti, fede e speranza camminano insieme, si crede e si spera, esiste adesione piena e leale nella promessa. Nell’Enciclica ‘Deus Caritas est’ del Santo Padre Benedetto XVI, è scritto che “Maria è la donna della speranza” e “specchio della santità”. Ella è nostro modello e al contempo mediatrice con Cristo. Noi speriamo incessantemente nella Madonna e nella Parola di Nostro Signore, e come San Paolo diciamo: è la fede la stabile certezza che concede speranza. Dunque, fede e speranza camminano insieme nel santo cammino verso la Luce.
*Docente di dottrina sociale della Chiesa presso l’Università cattolica Udem di Monterrey (Messico)