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Se la vita diventa una bestemmia
di Elia Villani
Parlare della bestemmia cercando di far capire che è qualcosa di realmente pericoloso per la propria vita terrena e che può seriamente compromettere la salvezza eterna della propria anima, è compito arduo. E’ difficile parlare della gravità della bestemmia oggi, un tempo in cui gli uomini hanno adottato atteggiamenti e filosofie di comportamento che sono esse stesse delle bestemmie verso Dio. Basti pensare ai Paesi europei che hanno permesso la costituzione di associazioni legalmente riconosciute impegnate a favore della pedofilia. Questa è soltanto una delle mostruosità che gridano al cielo consumandosi nella nostra società e che noi metabolizziamo senza alcuna reazione di protesta. Potremmo parlare degli aborti, delle manipolazioni genetiche, di quelle nonne che grazie alle nuove tecnologie danno alla luce di questo mondo i propri nipoti: l’ovulo della madre e il seme del padre vengono innestati nell’utero della nonna del nascituro. Cercando di tornare all’argomento centrale di questo scritto, possiamo dire che la bestemmia è una locuzione con contenuti dissacranti e svalutanti verso Dio, di cui si mettono alla berlina e si rovesciano le qualità oggetto del culto dei fedeli e praticanti. L’insegnamento morale della Chiesa Cattolica applica il secondo comandamento: “Non pronunciare il nome di Dio invano” alle bestemmie, anzi, vede nella bestemmia un gesto ancora più grave di quello stigmatizzato dal secondo comandamento. Alcuni uomini e padri della Chiesa, come Sant’Agostino, San Girolamo, San Tommaso d’Aquino – solo per citarne alcuni – hanno ritenuto la bestemmia come il peccato più grave tra tutti i peccati mortali. La stessa convinzione possiamo riscontrarla anche in quello che San Padre Pio da Pietrelcina spesso affermava: “La bestemmia attira la maledizione di Dio sulla tua casa ed è la via più sicura per andare all’inferno”. C’é stato un tempo in cui la bestemmia era percepita come un fatto estremamente grave, non solo dal singolo ma dalla collettività. Infatti, era considerato, il bestemmiare, non solo blasfemo e offensivo del sentimento religioso ma anche un reato dalle legislazioni penali di diversi Paesi sia teocratici che laici. Oggi che tutto, o quasi, è permesso, anche la bestemmia trova il suo spazio senza essere condannata. Peggio: il più delle volte costituisce un momento di svago per noi uomini ormai, consapevolmente o incosapevolmente, depravati. Pensiamo a tutte quelle volte che “attori comici” bestemmiando scherniscono il sacro per far ridere a vantaggio del profano; a quei “cantautori” che non si fanno alcuno scrupolo nell’inserire nei propri testi musicali delle bestemmie più o meno esplicite. A tale proposito cito il gruppo “Elio e le Storie Tese” che è noto per aver utilizzato il modo di dire eufemistico “Porco Diesel” nella canzone “Supergiovane”; tuttavia, all’interno della canzone, è possibile discernere in sottofondo una bestemmia più esplicita. Altro esempio, il gruppo “99 Posse”, nella canzone “Spara” contenuta nell’album “Cerco tiempo”, si esprime con questo verso: “…quando tu non sei razzista ma non sei nemmeno Dio, quando non è colpa loro, ma anche loro porco (bip) …” Chiedo perdono ai lettori se ho riportato quest’ultima frase, ma è, purtroppo, parte integrante della realtà in cui noi tutti siamo immersi. Termino scrivendo quello che affermava Sant’Antonio di Padova: “Dinanzi a genitori che piangono desolati il loro bambino morto, io prego il Signore di risuscitarlo; dinanzi alla povertà di un padre che mi domanda un pezzo di pane per sfamare i suoi figli, io mi commuovo e prego Dio che gli sia provveduto; ma dinanzi a sposi che desiderano un figlio e sono bestemmiatori, io prego il Signore che nasca loro un figlio sordo e muto: sordo per non sentire le bestemmie dei genitori e muto perché non le ripeta!”.
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