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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Cristo non è un rivoluzionario ma il vero Dio senza il quale c’è l’Inferno

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO – Gli scritti del Papa, degni del teologo di razza, necessitano, vista la levatura morale e dottrinale dell’autore, della dovuta attenzione. Tuttavia, è già possibile procedere ad alcune considerazioni sull’Enciclica ‘Spe Salvi’. Il Santo Padre ha ricordato con  chiarezza che Gesù non fu un rivoluzionario nè un politico. Ci sembra la risposta più chiara ed autorevole a quei rappresentanti del clero che per anni, cavalcando la tigre della teologia della liberazione, soprattutto in America Latina, hanno tirato Cristo per la tonaca  interpretando il Vangelo come un libretto rosso (e cioè, ideologicamente comunista). Il  messaggio del successore di Pietro è stato chiaro: il Vangelo non va strumentalizzato in chiave politica e meno ancora interpretato con tesi di fantasia che non hanno alcun fondamento nella storia. In un altro passaggio della ‘Spe Salvi’, Benedetto XVI ha rilevato che il marxismo ha fallito. Una sacrosanta verità! Il marxismo, per sua natura, ha sempre posto la struttura economica al di sopra della dignità della persona umana, finendo così, in nome di una falsa eguaglianza, col sacrificare la libertà religiosa e politica sull’altare della pancia piena. E siccome l’uomo non vive di solo pane, bene ha fatto il Papa a ricordare il fallimento del socialismo reale, un’autentica vergogna e una delle peggiori calamità dei nostri tempi. Ma il Santo Padre ha detto anche di più, dando, metaforicamente, un buffetto alle ‘grandi menti atee’ dei nostri tempi. Benedetto XVi ha infatti rammentato che la scienza non è onnipotente, che l’illuminismo giacobino che ha la pretesa di spiegare tutto rappresenta un colossale inganno. Come dire, con toni soft ma pungenti, il Pontefice ci ha messi in guardia dai pericoli di un assurdo modernismo. Una posizione, questa di Benedetto XVI, che richiama tanto quella di un suo illustre predecessore, San Pio X. Con la stessa energia, soprattutto, il Papa ha fatto presente che un giorno Dio ci giudicherà chiedendoci conto della nostra vita. Così, chi avrà vissuto con speranza, fede e carità in Cristo Gesù, sarà salvato; per chi avrà vissuto senza confidare in Dio, si apriranno invece le porte dell’Inferno. Perché, scrive il Papa nell’Enciclica, la seconda del Pontificato dopo la ‘Deus Caritas Est’, non possono sedere allo stesso tavolo, durante il banchetto celeste, i giusti e i malsani.