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del Cardinale Angelo Comastri

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di Maurizio Fois

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di Stefano Cropanese

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di Sergio Rolando

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di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



L’amore, inizio e fine di ogni vera vita

di Sergio Rolando

Questo, se lo accettate, è un approfondimento che scaturisce da un’esperienza di vita che credo sia ampiamente condivisibile. Si nasce, si muore, ovvio, ma non è su questi temi che mi soffermo ma su quello di una particolare conoscenza: la conoscenza dell’amore o, meglio, della percezione dell’amore. Tante, agli occhi del mondo, sono le differenze che si frappongono tra un uomo colto ed uno che non lo è, tra un intellettuale di spessore ed un analfabeta, tra l’esponente di una società evoluta e l’appartenente ad una aggregazione tribale e primitiva. Lo scienziato, il filosofo, il teologo, il grande saggio hanno orizzonti certamente diversi e più ampi rispetto a quelli di poveri spiriti incolti. Certo, queste considerazioni possono sembrare scontate, ma le ho suggerite soltanto per introdurre un’altra realtà che, invece, accomuna tutti gli uomini indistintamente: l’inizio e la fine, la nascita e la morte, e con esse la prima e l’ultima delle conoscenze: la conoscenza dell’amore. Veder nascere e veder morire è una pregnante e fondamentale esperienza formativa che mi ha fatto riflettere su quanto vado ad esporre. La conoscenza o percezione umana che arriva certamente prima di tutte le altre e che spesso è anche l’ultima ad essere percettibile, è quella dell’amore. Mi spiego meglio: un neonato non può certo comprendere discorsi o intendersi di scienza, filosofia, teologia e quant’altro, ma certamente, già dopo i primi vagiti, è in grado di conoscere l’amore, l’amore del corpo materno, il calore delle carezze, la prima consolazione dopo il travaglio dell’affacciarsi alla vita. Veniamo ora invece alla fine: non sempre, purtroppo, si giunge al termine della vita conservando integra la lucidità e tutto il patrimonio cognitivo che ad essa si accompagna, eppure spesso l’ultimo barlume di conoscenza e di percezione del moribondo può essere, ancora una volta la conoscenza dell’amore. Quando si affievolisce o addirittura si spegne la percezione del “Logos”, quando lo strumento della parola non sortisce più effetto, magari, invece, si riesce a percepire il tocco amorevole di una carezza. L’amore, quindi, quale prima conoscenza quando ci si affaccia alla vita, l’amore quale ultima percezione quando la si lascia. Questo il tema del mio approfondimento sulla più essenziale ed umana delle conoscenze, nella quale peraltro si ravvisa un riflesso divino, nella certezza che “Deus Caritas est”, senza  nulla voler togliere a tutto il resto dell’universo cognitivo.