del Professor
José Roberto Mendirichaga*
CITTA’ DEL MESSICO – Quando parliamo di demonio, angelo decaduto, Lucifero, Satana o del tentatore, abbiamo sempre presente che si tratta di una presenza reale e concreta che rappresenta il male e il peccato e la cui colpa consiste nel ritenersi più importante di Dio; si badi bene che la più grande vittoria del Maligno è quella di non far credere nella sua esistenza, in modo da poter agire liberamente indisturbato. L’articolo 311 del Catechismo della Chiesa cattolica, tuttavia, non lascia alcun dubbio sulla sua effettiva e concreta esistenza. Questo testo fondamentale afferma: “Gli angeli e gli uomini devono camminare verso il loro destino ultimo per libera scelta e volontà. Per questo possono smarrirsi, per questo hanno peccato e così nacque il male morale che entrò nel mondo”. In sintesi, appunto: il demonio esiste realmente. Non è una mera astrazione intellettuale, neppure un’invenzione dei teologi. Il demonio, per usare un’espressione di San Paolo, è come un leone ruggente che cerca di sbranare chiunque gli si avvicini, e al quale occorre resistere con la fede. La Chiesa cattolica è estremamente cauta e prudente per quanto riguarda l’affermazione della possessione diabolica di un individuo. Ha, dal canto suo, un rituale chiamato esorcismo e delega direttamente al Vescovo diocesano la scelta di sacerdoti adatti nell’eseguire questo ministero. Per principio, bisogna essere cauti e non dare credito a qualsiasi segno di una potenziale possessione diabolica. Piuttosto, dopo accurate visite mediche che scartino cause organiche di natura psichiatrica, è assolutamente necessario pregare incessantemente per la persona che mostra questi segni, per tutta la sua famiglia, per il suo ritorno alla fede, ed anche, nel caso si renda necessario, per il ministro che esegua il rito dell’esorcismo.
*Docente di dottrina sociale della Chiesa presso l’Università cattolica Udem di Monterrey (Messico)