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Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

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La Croce segno della regalità di Cristo

di Giuseppe Massari

Nella cornice della solennità di Cristo Re, il Santo Padre Benedetto XVI ha concluso il suo secondo Concistoro, consegnando ai neo porporati l’anello cardinalizio con una incisione non simbolica ma significativa nel contesto delle letture proposte durante la sacra liturgia. Infatti, sull’anello è raffigurata la Croce di Cristo, il legno su cui fu appeso il Figlio dell’Uomo. La Croce, il simbolo del nostro riscatto e della nostra redenzione, il segno visibile della regalità di Cristo, il segno della nostra fede, il deposito della nostra fede, di quella stessa del buon ladrone a cui il principe dei Re promette: “Oggi sarai con me nel Paradiso”. E’ la promessa rivolta a chi si è pentito delle proprie colpe, a chi non lo ha schernito così come ha fatto l’altro ladrone crocifisso con Lui e i soldati che sostavano ai piedi della Croce; è il premio alla fedeltà che Cristo Signore concede a chi si converte, a chi non nasconde di testimoniare la sua principale regalità, a chi non si vergogna di umiliarsi dinanzi al trono della Vittima. I Cardinali dovranno essere questo e di più per l’affermazione di un Regno che non avrà mai fine. L’anello, segno della fedeltà a Cristo e alla Chiesa, ricevuto dalle mani del successore di Pietro, ha l’alto significato di imprimere il vero volto del Cristo sofferente sul proprio, ma, soprattutto, di elogiarne la gloria futura conservata nella piena e fiduciosa misericordia di Dio. L’anello sponsale, con quel simbolo esteriore, deve indurre ogni componente il Sacro Collegio cardinalizio a vivere con perseveranza il messaggio della salvezza che è disceso dal Golgota, per diffonderlo e attualizzarlo, perchè sul capo di Cristo non venga più posata quella falsa corona regale fatta di spine; perchè il suo cuore non venga più squarciato dalle nostre lance e fitte quotidiane; perchè non inzuppiamo più la spugna dei nostri peccati nel fiele e nell’aceto delle nostre perversioni. La vera corona che è stata posta sull’alto della Croce è stata la scritta ritenuta ingiuriosa ed offensiva fatta apporre dal governatore. In quell’ INRI, Gesù Nazareno Re dei Giudei, invece è racchiusa la sacrosanta verità dell’amore che Cristo ha riversato sul genere umano, quando non scomponendosi, ma portando fino alle estreme conseguenze il suo sacrificio, lo ha reso libero e partecipe di un disegno e di un incomprensibile piano d’ amore. Intanto gli ormeggi sono stati tagliati, la nave di Pietro, condotta dal pescatore Benedetto XVI, ha salpato i confini del secondo Concistoro, con la creazione di 23 nuovi Cardinali. Ventitre nuovi eminentissimi signori insigniti della sacra e purificatrice porpora color sangue, come quello da versare, in segno di testimonianza, di martirio, di adesione totale e incondizionata, qualora il Signore lo chiederà. Tra i “chiamati”, gli “eletti”, i “sacrificati”, figurano sei italiani, che aggiunti ai loro coetanei confratelli elettori, in caso di un possibile e probabile Conclave, diventano ventuno. Questa geografia numerica ha fatto già avanzare ipotesi sulla possibilità che il prossimo Pontefice possa ritornare ad essere italiano. Il gossip mediatico sulla Chiesa non ci piace, perchè in essa e su di essa agisce sempre lo Spirito Santo, anche quando sembra che sia sorda al suo richiamo o addirittura orfana. Congetture futuriste le lasciamo agli alchimisti razionalisti, assetati di scoop mediatici. Godiamoci il momento della gioia e della grazia che il Signore ha donato alla sua Chiesa, investendo di responsabilità umili e indegni suoi figli, ma pronti a servire e ad obbedire la fede cattolica trasmessa dagli apostoli. Per un prossimo Conclave c’è ancora tempo, non per disegnare o designare stategie umane, ma per far fecondare l’opera dello Spirito divino. Per cui, salti in avanti, come certa stampa ha fatto, sono pericolosi, non considerano e non condensano la spiritualità di una famiglia che ha bisogno di un padre libero, scelto senza condizionamenti politici, economici, sociali o virtuali. E invece, in tanti, in Tv e sulla carta stampata, si sono già imbattuti in ardite discussione sulla nazionalità o – udite udite – sul nome del futuro Pontefice, come se quello regnante fosse in punto di morte. Uno scenario di pessimo gusto. La bellezza e la ricchezza della Chiesa è il suo messaggio. Non sempre capito. Piuttosto frainteso, confuso ed omologato a quella politica che, se non ha ucciso i popoli, non li ha mai resi liberi, così come fanno invece il Vangelo, il suo artefice e protagonista, Cristo Gesù, lo Spirito Santo, la Chiesa, la Pentecoste dei cuori, della fede, della speranza e della carità.