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del Cardinale Angelo Comastri

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di Maurizio Fois

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di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Il Papa delle Encicliche teologali

di Giuseppe Massari

Da un teologo di razza, quale Benedetto XVI è sempre stato, non ci si poteva che aspettare un nuova lettera enciclica che parlasse, che si soffermasse a riflettere e a far meditare sulla speranza. Dopo la carità, “vincolo dell’amore”, come la definisce San Paolo, il Papa ha scritto e pubblicherà il prossimo documento relativo all’altra virtù teologale: la speranza. Dopo la “Deus caritas est”, arriva la “Spe salvi”. C’è da augurarsi che dopo i due commenti alle citate virtù teologali, il Sommo Pontefice ci offra un terzo scritto sulla fede. Così, la triologia su cui si basa la nostra fede, sarà completa e perfetta. Del resto, gli stessi teologi correlano tra loro le tre virtù che sono alla base della nostra dottrina cattolica. Sarebbe un bel trittico d’amore che Papa Benedetto regalerebbe ai fedeli della Chiesa universale. Senza la fede non si va da nessuna parte. Se questa non viene alimentata dalla carità e dalla speranza, la stessa nostra fede, come ci indicano le Scritture, “sarebbe vana”. Il nostro è un auspicio, ma suona anche come la certezza di un percorso che il Santo Padre ha intrapreso e vorrà portare a compimento. In questo nostro mondo, dilaniato dal pressappochismo relativista, c’è bisogno di molta carità. C’è bisogno di molto amore per intercettare e captare i segni dei tempi. C’è bisogno di una speranza che ci faccia essere combattenti fiduciosi nel condividere la misericordia di Dio, dinanzi a tante miserie umane. C’è bisogno della lampada ardente della fede che ci faccia essere in sintonia con Dio e con il mondo; con i fratelli, con l’intera Madre Chiesa, con il suo divino Magistero; che ci faccia camminare sulle orme dei Santi. Che non ci faccia sentire soli e abbandonati al nostro insicuro destino. Fede, speranza e carità, la triologia teologale, radice ed essenza del nostro essere testimoni del Risorto, di Colui che ha detto che noi siamo “il sale della terra”, “luce per illuminare il mondo”, “lievito e fermento”. Riconoscimenti importanti per altre tappe della nostra vita se vogliamo conformarci a Colui che ha detto: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”.