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Se ‘Ciao Darwin’ finisce in mutande

di Sergio Rolando

Credo che molti siano d’accordo con me sul fatto che, nell’uso del mezzo televisivo, il messaggio lanciato con l’immagine sia più immediato, e per questo addirittura subliminale, rispetto a quello della parola e del contesto stesso. Inoltre, tutti sanno bene che la trasmissione televisiva spesso viene fruita, magari anche distrattamente, facendo altre cose, e questo soprattutto quando si tratta di programmi d’intrattenimento che aspirano ad essere godibili e ridanciani. Nessuno, pertanto, meno che mai un “addetto ai lavori”, può sottovalutare la valenza dell’immagine e l’impatto della stessa. Non per nulla la nostra è definita, appunto, la società dell’immagine, con tutte le implicazioni del caso, certamente non sempre positive. Non occorre, inoltre, che mi soffermi sugli indici di ascolto di “Canale 5”, percepita come televisione nazionale a tutti gli effetti. Detto questo, devo aggiungere, per chiarire meglio ciò che segue, che ho una natura molto incline a cogliere tutti i risvolti umoristici, comici o anche satirici che traggono spunto dalla realtà che ci circonda; in altre parole, apprezzo tutto ciò che fa ridere e diverte, proprio perché nei giorni che viviamo e nei messaggi che vengono proposti non c’è poi molto da ridere o da essere ottimisti, pertanto un pò di leggerezza non guasta. Richiamata, perciò, l’importanza dell’immagine in quanto tale e chiarita la mia natura piuttosto goliardica e solare, mi riesce ora forse più facile far comprendere, senza fraintesi, la perplessità, o meglio il disagio, che ho provato quando nel corso della recente trasmissione “Ciao Darwin”, trasmessa sul canale di MEDIASET, ho visto, tout court, l’immagine di Benedetto XVI accanto a quella di una mutanda. Seguendo il contesto della trasmissione, non si può non ammettere che l’immagine fosse in prima istanza finalizzata ad un gioco, ma non occorre essere smaliziati per cogliere la valenza sottile e la squallida ambiguità del messaggio visivo tendente a dissacrare e ridicolizzare. Dal video balenava, con palese carica provocatoria, un accostamento di figure assai discutibile quanto a verve e fors’anche un pò vigliacco, visto il pavido rispetto che si tributa ad altri simboli e personaggi religiosi tutto fuorchè concilianti; d’altra parte, si sa che oggi con la spada dell’Islam c’è poco da scherzare visto che, in quel caso, si rischia la pelle. Peccato! Quell’immagine non solo mi ha offeso ma mi ha anche tolto il sorriso ed ha guastato l’atmosfera distesa di una serata che voleva essere di puro divertimento. A chi poi pensasse che chi scrive è quello che si definisce un bacchettone bigotto, rendo una pubblica confessione: se non ci fosse stato quell’increscioso e triste accostamento visivo “Papa”-“mutanda”, confesso la mia comprensibile debolezza, forse mi avrebbero tentato le successive immagini propinate dalla trasmissione che elargivano generosamente nudità di ogni genere e per tutti i gusti, ma, almeno in questo, l’immagine del Papa quella sera ha vinto: mi ha fatto volare un pò più in alto. E’ proprio vero: “Le vie del Signore sono infinite!”.