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L’outing e quella voce stonata dal coro
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – Le nostre parrocchie, come qualsiasi comunità che annoveri tra i propri membri i componenti della società attuale, accolgono con ogni probabilità un elevato numero di fedeli non necessariamente coerenti con il credo che professano: al di là del mero calcolo statistico, lo suggerisce il buon senso e lo conferma la funzione stessa della Chiesa. D’altra parte – sull’esempio del suo Fondatore, che è il Medico spirituale dei malati dell’anima – essa non respinge chi pecca, ma lo invita alla conversione ed al pentimento, indicandogli una meta soprannaturale da raggiungere tramite la preghiera e con l’aiuto della Grazia. Sarebbe peccaminoso e irrealistico presumere di sé e credersi impeccabili, e sarebbe parimenti segno di scarsa carità additare le miserie altrui per condannare sbrigativamente chi, nel paradosso evangelico, ci dovrebbe passare avanti in Paradiso. Ma se siamo tutti peccatori e figli dell’ira, non dobbiamo per questo credere che un comportamento oggettivamente disordinato meriti cittadinanza in seno alla Chiesa: se ci onoriamo di dirci Cristiani, lo dobbiamo al Sangue di Cristo nel quale siamo stati purificati, e non certo a noi stessi, ed ancor meno alle nostre colpe. Così la maggior parte dei nostri peccati rimane nel segreto della nostra coscienza, visibile a Dio ma invisibile agli uomini: ulteriore segno di misericordia da parte di Colui che nella Confessione ci riconcilia a Sé senza umiliarci davanti ai nostri fratelli. Se però la colpa è commessa pubblicamente, alla sua intrinseca gravità si aggiunge anche lo scandalo, ossia il cattivo esempio che essa dà agli altri: poiché con quell’azione peccaminosa non facciamo male sono a noi stessi – dando la morte all’anima – ma anche a chi, vedendoci peccare senza vergogna, è spinto ad imitarci, o quantomeno a considerare meno grave quel peccato. Inoltre, con il peccato pubblico si offrono ai nemici della Chiesa ottimi argomenti per attaccarla, perché anche i pagani sanno evitare lo scandalo. Così il pover’uomo che tradisce per debolezza la moglie e se ne pente è meno colpevole di chi quella moglie ripudia per convivere more uxorio con una concubina, che oggi si chiama più ipocritamente “compagna”; e chi cade nei peccati de sexto – ivi compresi quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio – pur macchiando la sua anima, è meno colpevole di colui che pubblicamente sbandiera le proprie inclinazioni, rivendicandone la legittimità morale. E questo vale ovviamente per qualsiasi genere di peccati. La ragione è evidente: nel primo caso l’uomo cade, sa di cadere e se ne pente, riconoscendo la Legge di Dio; nel secondo egli cade, induce altri a cadere, nega di essere caduto e infine si sostituisce a Dio decidendo cosa è giusto e cosa è sbagliato. Poco importa, per il danno sociale, che il pubblico peccatore nel segreto dell’alcova non pecchi: il comportamento che egli assume è pur sempre un esempio di vita peccaminosa. Ecco di nuovo il non serviam di Lucifero, che proprio perché gridato con superbia davanti agli Angeli trascinò nell’inferno moltissimi di loro. Satana è signore dello scandalo, mentre Dio è Signore della virtù silenziosa che non cerca ostentazione. Per questo ai suicidi vengono negate le esequie della Chiesa: se essi hanno deciso di darsi pubblicamente la morte, pubblicamente la Chiesa si astiene dall’accompagnarli alla dimora eterna, lasciando a Dio l’ultimo giudizio. La cronaca di questi giorni ci informa di un giovane di Este che per aver preso parte al programma televisivo ‘Ciao Darwin’ nello schieramento degli omosessuali opposto a quello degli eterosessuali, sarebbe stato allontanato dal coro parrocchiale. La notizia – preparata ad arte ed amplificata dai media – ha suscitato ovviamente le scontate proteste della comunità gay, dei soliti omosessuali notori e dei sedicenti intellettuali progressisti, nell’imbarazzo del parroco e di monsignor Vescovo. Lo “scandalo” – per questi paladini della tolleranza – consisterebbe nella intollerabile discriminazione subita dal giovane omosessuale, cacciato dal tempio proprio per il suo coraggioso outing. Viene da chiedersi se un giovane militante di estrema sinistra che nel corso di un dibattito politico ammettesse pubblicamente le proprie simpatie per Pio IX e per il potere temporale verrebbe parimenti acclamato per la sua onestà o piuttosto espulso dal partito tra gli insulti. Peccato che questa banale obiezione trovi poco ascolto in chi difende esclusivamente coloro che in qualsiasi modo si pongono contro Dio e contro la Chiesa. Ma al di là della plateale ammissione del ragazzo, meriterebbe una riflessione quanto egli ha affermato per argomentare la propria difesa: che cioè i Cattolici sono una minoranza, e che qualsiasi cosa pensino e credano gli altri, meritano comunque rispetto. Parole che stonano sulla bocca di un ex catechista, se è vero che vi è una Verità oggettiva incarnata solo dalla Chiesa Cattolica e che vi è un solo Dio e Signore che si è rivelato, il cui Figlio Unigenito Gesù Cristo si è fatto uomo per la nostra salvezza e per portare a compimento la Rivelazione. In quest’epoca di liberalismo massonico occorre ribadire senza mezzi termini che l’uomo in se stesso non ha alcuna dignità: quella dignità egli l’ha persa con il peccato originale, e la può riacquisire solo seguendo Gesù Cristo e la Sua Santa Legge: «Voi sarete miei amici se farete ciò che Io vi comando», ha detto inequivocabilmente il Maestro. Non c’è nessuna libertà di espressione, nessuna dignità umana, nessun diritto umano, al di fuori della Legge di Dio, che poi trova la sua piena realizzazione nell’Amore di Dio, cioè nella virtù della Carità: «Dio è carità, e chi rimane nella carità rimane in Dio, e Dio in lui». Il ragazzo di Este non avrebbe dovuto mai fare il catechista proprio per questo qualunquismo buonista che avrà quasi certamente instillato nei fanciulli della parrocchia: qualunquismo che ahimé echeggia troppo spesso anche dall’alto di certi pulpiti, dai quali si spaccia la nostra Santa Religione come una semplice opzione tra le molte offerte nel supermercato della spiritualità spicciola di moda oggi. Solo in nome di questa presunta “accoglienza” per tutto e per tutti, il giovane parrocchiano gay si è ritenuto autorizzato a sbandierare al mondo le sue preferenze sessuali, ritorcendo contro il proprio parroco quei melensi discorsi che certamente avrà sentito sin dall’infanzia. Non ci interessa sapere se un omosessuale o un eterosessuale sia casto o si immerga nella lussuria più sfrenata: sono fatti suoi e del suo confessore, dei quali renderà conto davanti al trono di Dio, quando sarà finito il tempo della misericordia e inizierà il tempo della giustizia. Il fatto che uno senta il bisogno di approvazione basterebbe a squalificare la “purezza” delle sue dichiarazioni, anche perché nessuno oggi è così sprovveduto da non sapere che certi stili di vita – di qualsiasi orientamento – non hanno nulla di morale. Ma suona strano che un cattolico ritenga doveroso far mostra di un’inclinazione sessuale, anziché avere il coraggio – e la fierezza – di dirsi simpliciter cattolico. Troppo facile, in televisione, prendere il microfono e senza alcun contraddittorio accusare la Chiesa di intolleranza, dichiarandosi gay; meriterebbe molto più rispetto un giovane che osasse dire chiaramente al mondo: «Sono cattolico, vivo castamente, prego tutti i giorni, vado a Messa nei giorni di precetto e amo il Papa». Allora sì che si vedrebbe sconfessata pubblicamente l’ipocrita tolleranza dei media, e quel ragazzo verrebbe deriso, trattato da ‘minus habens’ e dimenticato dalle cronache in pochi giorni. La decisione del parroco di Este è saggia e doverosa: certamente l’appoggio del Vescovo non mancherà. Confidiamo tuttavia che analoghe decisioni si abbiano quando dovesse emergere che un membro del coro è divorziato, convivente o abortista: i Comandamenti sono dieci, e il Sesto non deve valere solo per i gay. Quanto al ragazzo ex catechista ed ora anche ex cantore, adesso potrà contare sulla facile notorietà derivantegli da un gesto avventato, che lo ha reso più o meno inconsapevole strumento di propaganda ideologica anticlericale, e che in nulla lo aiuterà a vivere cristianamente la propria condizione di omosessuale. Se cercava una scorciatoia per raggiungere la ribalta mediatica, l’ha trovata, e di certo non sentirà nostalgia per il coro parrocchiale, nel quale ora egli risulterebbe probabilmente stonato.
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