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La Cattedrale di New York e quell’appartenenza alla Chiesa di Roma

di Sergio Rolando

Vengo a sapere che il 19 aprile 2008 Benedetto XVI celebrerà Messa a New York nella famosa Cattedrale di San Patrick e mi torna alla mente il ricordo nitido di una liturgia del Sabato Santo celebrata dal Cardinale O’ Connor cui ho partecipato nel 2001. Rammento benissimo tutti i particolari: le grandi bandiere con lo stemma pontificio all’esterno della facciata della Cattedrale, l’addobbo sontuoso con i drappi bianchi e gialli e lo stemma, lo splendore dei paramenti liturgici ai quali faceva riscontro la composta eleganza dei presenti vestiti degli abiti delle grandi occasioni; c’erano inoltre alcuni dignitari che con i loro abiti da cerimonia mi ricordavano quelli visti nel Duomo di Napoli per le celebrazioni di San Gennaro. Dei compunti vigilanti curavano che l’accesso alla Cattedrale fosse riservato esclusivamente per partecipare alla Messa e non per visite turistiche. Il Cardinale, al suono dell’organo, percorse la navata benedicendo mentre i presenti restando in piedi nei banchi, in assoluta compostezza, si segnavano col segno della Croce concedendosi quell’unico gesto sincrono con devozione e grande rispetto. Una volta entrato il solenne corteo, le grandi porte furono chiuse isolando la Cattedrale dal mondo esterno; nessun vocìo, nessun andirivieni! Tutti reggevano in mano delle candele ed all’occorrenza rispondevano cantando in coro, compenetrandosi nella solennità della celebrazione. Confesso che io e mia moglie ci sentimmo un pò inadeguati nel nostro abbigliamento da viaggio non proprio consono alla circostanza: eravamo impreparati a tanta solennità. Inoltre eravamo non poco impacciati, quanto alla conoscenza della lingua, nel seguire gli altri nella celebrazione; tutti, infatti, scandivano all’unisono le parole, non c’erano bocche che tacevano. La funzione durò circa tre ore ma nessuno dei presenti mostrò segni di distrazione o stanchezza né si allentò il senso di  partecipazione devota alla celebrazione. Insomma, si respirava in quella Cattedrale non solo il profumo dell’incenso ma anche quello di un profondo, sentito, direi quasi orgoglioso, senso di appartenenza alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Non poteva non colpirmi tanta vicinanza alla Chiesa di Pietro in un mondo apparentemente lontano. Ho voluto rendere questa modesta testimonianza per sottolineare che la Chiesa degli Stati Uniti non è solo quella dei canti gospel assunti ormai a spettacolare attrazione turistica né tantomeno quella legata a clamorose tristi vicende. Devo sottolineare che, purtroppo, noi che siamo geograficamente tanto più vicini alla Sede di Pietro, non sempre tributiamo altrettanto rispetto anche nell’ambito di celebrazioni solenni. Soprattutto nella nostra Italia, certe occasioni e certe autorevoli presenze ecclesiastiche non vengono sempre percepite con altrettanta intensità. L’esperienza che ho raccontato mi porta a credere che per i cattolici statunitensi che potranno essere presenti alla Messa che sarà celebrata da Benedetto XVI, la presenza del Papa sarà oltretutto percepita come grande privilegio. Mi piacerebbe proprio esserci.