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Darwin: una risposta di Fede
di Giuseppe Massari
All’indomani del Convegno dell’estate 2006, celebratosi a Castelgandolfo, su fede e darwinismo, finalmente sono venute alla luce le relazioni raccolte in un volume. L’occasione è stata propizia per rileggere quello che fu il messaggio di Benedetto XVI, rivolto a coloro, che a diverso titolo, parteciparono a quella assise. In detta occasione si parlò e si cercò di mettere in discussione la natura stessa dell’uomo, riabilitando l’evoluzionismo della specie pronunciata, conclamata e difesa da Darwin. Il Papa sembrò, allora, mettere in guardia scienziati, filosofi, studiosi, biologi e teologi, affermando che, in quel contesto di studio, “la teoria dell’evoluzione non poteva essere dimostrabile sperimentalmente, in maniera facile ed approssimativa”. Il Vicario di Cristo in Terra ribadì, e ritiene di poterlo fare anche a distanza di un anno di tempo, che attorno all’assunto di Darwin ci sono dei vuoti incolmabili e delle lacune rilevanti di verificabilità-falsificabilità sperimentale a causa dell’enorme spazio temporale che intercorre tra l’affermazione e la verifica a cui la teoria si riferisce. La razionalità di Dio, secondo Benedetto XVI, e secondo tutto il Magistero dognmatico della Chiesa, stride con il razionalismo scientista degli studiosi aperti a scrutare l’insondabile, l’indefinito, e delusi, confermano, primo, l’inesistenza o l’assenza di Dio da certi fenomeni; in secondo luogo, amaramente e ironicamente, ammettono la sconfitta di Dio, per nascondere la propria. La chiarezza sulla fenomenologia della razza, della specie e della sua progressiva evoluzione se sta alla dottrina umanistica chiarire, non sta, certamente, alla fede, assecondare e condividere. Il principio della fede e della ragione che parallelamente convergono o sembrano convergere, non è tale che ognuno debba comprendere o escludere l’altro. Sono in simbiosi, ma, a volte, possono essere, anzi, devono essere antitetici, in quella sorta di diagramma scalare in cui non deve prevalere il primato della persona, ma quello dell’Assoluto, dell’Altissimo, che ha regolato il mondo e che ha regalato al mondo le leggi naturali per capire la lettura vera di un pentagramma in cui sono inserite note di allegria, di armonia sincronica, in un crescendo di valori, di toni portati al massimo della coralità univoca, non dissonante e nè distante dal Creato.
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