del Professor
Francesco Ugliano*
CAVA DE’ TIRRENI (SALERNO) – La mia gioia è la speranza! Privo di essa, sarei un disperato. La disperazione rode l’interno, ti fa vaneggiare, ti crea il subbuglio, il disordine, ti sconvolge l’equilibrio in quell’ordine morale e fisico impresso in ogni creatura all’atto del concepimento. Sì, è un miracolo la speranza che incanta e invita a piegare le ginocchia dinanzi a Dio, creatore e Padre di tutto, di tutti e di ognuno. La speranza fissa la fede, le si avvicina, si fonde con essa e genera il fuoco dell’amore nel corso della vita. La speranza mette in fuga ogni forma di umana debolezza, ti rende forte e ti fa guardare a quel cielo che ognuno è invitato a guardare, a contemplare e a conquistare per sempre, senza limite di tempo, sì, per una eternità beata. E la stessa morte non farà paura a chi sa munirsi dei due bastoni: quello della speranza e quello della fede. Non si potrà traballare e precipitare in un abisso che distrugge davvero. Don Oreste Benzi, definito “un uomo innamorato di Dio e degli uomini”, anche sul letto dell’agonia, mai rinunciando al suo caratteristico sorriso, ai figli di spirito che lo assistevano ha detto: “La morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra, mi apro all’infinito di Dio. Ho cercato sempre di non dire no a Dio”. Sì, ha chiuso gli occhi in terra e li ha aperti all’infinito di Dio. Apriamo tutti, anche noi, gli occhi all’infinito di Dio!. Cosa ha detto Enzo Biagi, il giornalista famoso per il suo amore alla verità, che tanti fa piangere per la sua dipartita da questo mondo? Nel corso della sua vita, prima di addormentarsi, diceva: “Signore pietà!”, come gli aveva insegnato la mamma; diceva anche l’atto di dolore, perché così, secondo la mamma, “si va solo in Purgatorio”. Lo fece anche quando venne operato al cuore. Come non ricordare un’altra espressione, pronunciata anche sul letto dell’agonia, dal mio indimenticabile amico don Attilio Negrisolo, sacerdote padovano, figlio spirituale prediletto da San Pio da Pietrelcina? Alla sorella che l’assisteva, disse: “Sto pensando all’eternità!”. Il pensiero sempre rivolto a quel cielo che tutti siamo invitati a raggiungere per conquistarlo per una eternità beata. La speranza, la fede e la carità sviluppano, nel corso della vita, una gioia che non può assaporare chi non crede; non si può descrivere. Anche il corpo viene difeso da attacchi di depressioni che potrebbero facilmente logorare il povero sistema nervoso. Ed oggi si guarda di più al cielo o alla terra? ”Con la morte tutto finisce”, si vuol spesso ripetere, “ed allora me la godo questa mia vita!”. A spese di chi? Anche di tanti innocenti, e si riempiono così cimiteri e carceri… Padre Pio Santo? … Ma se tutto finisce, quale Santo?… E allora? Via anche la santità; via, va distrutto anche Lui! E alla statua, in piazza San Francesco di Salerno, sul viso e lungo il corpo del grande Santo, è stata proiettata tanta lordura da inorridire davvero. Non si riesce più a guardare il cielo trapuntato di stelle. “Signora maestra, mamma ogni mattina mi fa fare la croce e recitare la preghiera. Perché qui, all’asilo, stiamo senza croce e senza l’Ave Maria?”. Lo ha detto una bambina alla sua insegnante. Il richiamo di una piccola fa pensare! “Il mondo io l’ho creato bello, perché tu vuoi farlo brutto?”. Così ho sentito cantare da cari giovani in Chiesa, in un giorno di grande festa. E belli sì, sempre belli tutti i giovani; belli li vogliamo tutti i figli di mamma, e si inserisca fin dalla nascita nell’anima dei pargoletti il seme della vita, quello della speranza, quello della fede, e quello dell’amore. La speranza, ricordiamo, è gioia. E con la fede genera quell’amore che non può mai tramontare.
* Amico e Figlio Spirituale di San Padre Pio da Pietrelcina
Nella foto, l’autore mentre si comunica dalle mani del Santo