|
Russell Crowe: da gladiatore a figliol prodigo
di Giuseppe Massari
Russell Crowe: da attore a figliol prodigo. Questa, un po’, la sintesi di una vita. Di un uomo vocato all’arte cinematografica, che, improvvisamente, all’età di 43 anni, decide di convertirsi e farsi battezzare nella cappella bizantina, all’interno della sua proprietà australiana, nello stesso luogo dove si unì in matrimonio con Danielle Spencer e dove i due figli hanno già ricevuto il sacramento della iniziazione cristiana. Sarebbe una notizia da gossip, dato il personaggio celebre, ormai da quasi vent’anni sulla cresta dell’onda nel mondo della celluloide. Invece, è una notizia che fa riflettere e induce a pensare. Come la santità, la conversione non è preclusa a nessuno. Sicchè il miracolo della conversione, senza limiti di età e di tempo, è sempre possibile. Ricominciare una vita nuova, imbevuta di fede, incentrata sulla fede, non è un privilegio riservato ad alcuni, ma è una chiamata che bisogna saper ascoltare. Russell Crowe (diventato celebre nei panni del Gladiatore in quello che è stato un vero e proprio kolossal cinematografico) ha dichiarato: “Se credo sia importante battezzare i miei figli, perché la stessa cosa non deve valere per me?”. Con questa domanda, la risposta, l’epilogo, la decisione di avvicinarsi al sacramento della rigenerazione. E’ un gesto clamoroso? E’ per fare notizia? Qualunque siano state le motivazioni, quello che conta è ciò che è scritto nel cuore di Dio, e che si manifesta in questo modo lampante e senza equivoci. D’altronde, dal mondo dello spettacolo non sempre escono fuori fatti edificanti. Una volta tanto ci piace mettere in evidenza una notizia proveniente da Hollywood perché si tratta di un meraviglia che Dio ha compiuto su un suo figlio, che riteneva perso e ha ritrovato. La parabola del figliol prodigo calza a pennello a commento di una notizia che è pagina del Vangelo. Facciamo festa per il peccatore che si converte, per la dracma ritrovata, per la pecorella smarrita che torna all’ovile.
|